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Giovedì 18 Maggio 2006 - Libertà

Confronto nel centrosinistra sull'aggregazione di ospizi e centri socio-assistenziali del distretto urbano

Welfare, i nodi dell'azienda unica
Il Comune: meglio due poli. Rifondazione spinge per uno

La strada verso l'accorpamento delle strutture di assistenza sociale - anziani e disabili in particolare - è imboccata, ma sul tracciato da imprimerle restano ancora dei nodi che la maggioranza di centrosinistra che governa sia il Comune che la Provincia in questi giorni sta affrontando. Stiamo parlando delle Ipab, ossia di enti di assistenza come il pensionato Vittorio Emanuele, gli Ospizi civili, il collegio Morigi, la fondazione De Cesaris-Nicelli. La normativa regionale impone di trasformarne la natura giuridica: o in aziende, per la precisione Aziende di servizi alla persona (Asp), oppure in fondazioni. L'obiettivo è favorire un processo di aggregazione in un settore di cui si lamenta l'eccessiva parcellizzazione a discapito di un migliore utilizzo delle risorse disponiblii e anche, in certi casi, della qualità dei servizi.

Una tendenza unificante che per ambito territoriale di riferimento ha i distretti, i comprensori cioè in cui è suddivisa la provincia quanto ai temi sociali, che per la città di Piacenza significa il distretto urbano comprendente capoluogo e Comuni circostanti.
Ma se per l'unificazione di due strutture come il Vittorio Emanuele e gli Ospizi Civili in un'unica azienda di servizi alla persona ci sarebbe l'accordo, da chiarire è invece il destino del Morigi e della Fondazione Nicelli-De Cesaris. Da quanto si è appreso, il Comune li vedrebbe meglio separati dall'azienda unica tra Vittorio Emanuele e Ospizi Civili, per invece inquadrarli entrambi in una fondazione, vale a dire la veste giuridica alternativa prevista dalla legge. Questo in considerazione della specifica natura dell'attività del collegio di via Taverna, che soprattutto è di ospitalità a studenti.
Una soluzione che non pare però trovare unanimi convergenze. Tra le forze politiche dell'Unione c'è chi sponsorizza l'aggregazione larga, l'inserimento cioè nella futura azienda unica anche del Morigi e della Fondazione Nicelli-De Cesaris. Specialmente Rifondazione comunista (Prc) sarebbe di questa idea, ispirata alla logica giudicata conveniente di creare un polo il più allargato possibile del welfare, ossia dei servizi alla persona - dai disabili agli anziani, dai minori disadattati agli adulti in stato di disagio -, una struttura in grado cioè di assolvere al meglio le problematiche sociali del distretto urbano proponendosi come braccio gestionale armato delle politiche degli enti locali nel settore dell'assistenza.
L'amministrazione comunale si confronterà sul punto a un vertice di maggioranza in programma domani (in agenda ci saranno anche il futuro di Enìa e il progetto del nuovo palazzo degli uffici comunali), ma già ieri il quadro descritto sarebbe emerso a un incontro tra Comune e Provincia.
Al di là della chiarezza che in parte ancora manca sulla strada da battere, i tempi per la trasformazione giuridica delle Ipab e la partenza operativa dell'azienda unica hanno comunque un orizzonte lunghetto, di 12-18 mesi. Potrebbe essere più breve la pratica della fondazione (farebbe capo a Comune e Provincia, ma con coinvolgimento anche di altri soggetti) se per il Morigi (e il Nicelli-De Cesaris) la scelta cadrà su tale soluzione; il che significherebbe che il rinnovo del cda del collegio di via Taverna, a cui proprio in questi giorni gli enti locali si stanno predisponendo (per la presidenza si parla della diessina Delia Fusco) avrebbe vita breve, decadendo l'organo in caso di mutamento della natura giuridica.

Gustavo Roccella

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