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Martedì 16 Maggio 2006 - Libertà

Presentato il volume di Mezzadri e Vismara

L'itinerario della Chiesa tra le insidie della storia

La storia della Chiesa moderna come «un quadro sfumato e in movimento», «un prisma dalle molteplici sfaccettature ricomposto» e reso accessibile attraverso «un linguaggio chiaro e accattivante». Uno dei pregi del libro La Chiesa tra Rinascimento e Illuminismo di Luigi Mezzadri e Paola Vismara, presentato ieri alla Sala Ricchetti in un incontro molto affollato, è il suo rivolgersi al lettore, anche non specialista, con estrema affabilità, taglio al quale concorrono il glossario, carte e tavole tematiche.
«È un libro nato da una passione, la passione di comunicare la storia, facendone partecipi i giovani e guardando le cose dall'alto, senza fermarsi a orizzonti angusti, a diatribe insignificanti» ha spiegato padre Mezzadri, docente di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana. E se «un testo di storia non è mai definitivo» perché «ogni epoca pone interrogativi diversi», la stessa «riforma dell'uomo è sempre un farsi continuo», nel quale si riconoscono «vari apporti: di Lutero, di San Carlo, di San Filippo Neri, il santo della gioia che Goethe definiva "il mio santo"».
Sui contenuti del volume, edito da Città Nuova, si è soffermata Simona Negruzzo, dell'Università Cattolica di Milano, prendendo spunto dalle suggestioni della copertina: il disegno di Raffaello Sanzio di una galera veneziana, a ricordare la metafora della Chiesa come barca di Pietro, «una barca che spesso ha navigato in acque agitate, specie nel XV secolo, e della quale è stata offerta anche un'immagine negativa, di crisi, come nella Nave dei folli di Sebastian Brant, del 1494». Una metafora che però - ha aggiunto Negruzzo - è stata recuperata pure da coloro che, tra il XV e il XVI secolo, auspicavano una riforma della Chiesa, invocando un timoniere esperto, affinché la riportasse sulla giusta rotta. In quest'ansia di rinnovamento si inserisce pienamente - ha evidenziato Negruzzo - il brano della lettera di San Francesco Saverio, del 20 ottobre 1542, riportata sulla quarta di copertina, rivelatrice anche del forte slancio missionario di quegli anni, che ritornerà con fervore nei due secoli successivi, che vedranno la fondazione nel 1622 della Congregazione di Propaganda Fide.
Il periodo del sei-settecento è affrontato nel libro da Paola Vismara, docente dell'Università statale di Milano, che ieri ha parlato anche di alcune specificità piacentine, all'interno di «un panorama estremamente vario». La Chiesa non era infatti «un organismo monolitico» ed esisteva una rete di rapporti con le chiese locali. Piacenza era all'epoca una delle diocesi più estese tra quelle degli Stati italiani; rivendicava una sua autonomia rispetto alle vicine chiese metropolite, Milano e Bologna, tanto da mantenere una liturgia e riti propri. Non mancarono «aspetti di contestazione e rifiuto», tra i quali Vismara ha citato l' «assai discusso» Ferrante Pallavicino.

di ANNA ANSELMI

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