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Domenica 7 Maggio 2006 - Libertà

Al seminario di Santa Margherita Ligure l'insoddisfazione degli industriali e la ricerca di consenso degli enti locali

«Facciamo cadere i freni all'impresa»
Dagli amministratori l'invito a una corresponsabilità sociale

Dal nostro inviato
Santa Margherita Ligure
Negli anni in cui Clinton fu presidente degli Usa fece indossare ai dipendenti pubblici una spilla a forma di martello. Dovevano avere ben chiaro che la loro missione era demolire gli ostacoli burocratici, anche in deroga alle procedure amministrative. Agli imprenditori piacentini, riuniti per due giorni a Santa Margherita con gli amministratori locali, l'aneddoto di Stefano Parisi, già direttore di Confindustria e city manager di Milano, è piaciuto molto.

E su questi tasti di flessibilità liberista insiste il presidente di Confindustria Sergio Giglio nel tirare le fila del lungo confronto di Santa Margherita: «C'è la necessità delle aziende di avere risposte dagli amministratori in termini di iter procedurali e amministrativi, di efficienza, di capacità di levare quelle plusvalenze di dipendenti che possono appesantire i conti pubblici, per arrivare a razionalizzare il sistema».
Dal Golfo del Tigullio gli imprenditori, dice Giglio, portano a casa la convinzione che sia possibile appaltare i servizi degli enti con contratti a performance, rilanciare a Piacenza opportunità legate all'Authority alimentare, lavorare alle infrastrutture. «Qui stiamo già dialogando: il ponte sul Trebbia parte, quello sul Po è un grande problema che solo il progetto di finanza supererà, le Centro Padane si sono impegnate per il raddoppio di una parte di tangenziale. Qualcosa si muove, insisteremo».
Vero è che gli amministratori spostano l'accento più sulla complessità dei problemi sociali che esigono consenso allargato: «Ma se non produciamo ricchezza, non aiutiamo neppure chi sta indietro» ripete Giglio.
Se le imprese, sostiene Parisi, «sono la parte più sana del Paese», la pubblica amministrazione peraltro non inalbera nessun atteggiamento di chiusura preconcetta. Ma la sua angolatura di visione è inevitabilmente diversa.
«Cosa portiamo a casa? Il fatto di esserci reciprocamente riconosciuti - sottolinea però Anna Maria Fellegara, vicesindaco di Piacenza - questo è un tavolo a cui portare questioni concrete per la città, ma molti altri attori sociali rilevanti mancano e non possiamo dimenticarceli se vogliamo costruire quel consenso che poi ci permette di fare le cose. E non dimentichiamo che l'immobilismo di Piacenza negli ultimi trent'anni è frutto di un accordo trasversale tra persone che hanno tenuto importanti leve di governo». Oggi, poi, gli industriali piacentini, a cui Fellegara rinnova la stima, «hanno molte più leve di governo» di un tempo e il vicesindaco cita come motori fondamentali le presidenze di Camera di commercio e Fondazione di Piacenza e Vigevano: «L'importante è provare a guardare tutti nella stessa direzione». Ma proprio il presidente camerale, Giuseppe Parenti, obietta che, in generale, si coglie ancora «troppo poca cultura d'impresa».
A difendere la capacità piacentina di coltivare vocazioni produttive condivise è Ernesto Carini, assessore allo sviluppo del Comune capoluogo, che ricorda il polo militare, la meccatronica, il primo nucleare commerciale e oggi la logistica. Terreno, questo, da far crescere «evitando di beccarsi» gli uni con gli altri. Marco Elefanti, vicepresidente di Enìa, fa leva sulla forte rappresentatività degli amministratori eletti direttamente, ma anche sull'esigenza di un tessuto imprenditoriale aperto. A rendere atto che Confindustria oggi «sta cercando di portare avanti un rapporto con le istituzioni diverso rispetto al passato» è Mario Spezia, vicepresidente della Provincia. Del resto l'inefficienza non frena solo lo sviluppo economico, «crea ingiustizia sociale». Un grande contenitore progettuale su cui lavorare insieme è allora Vision 2020: «Il consenso va cercato, serve a tutti e va trovato nei progetti comuni».
E alla fine, è il giornalista Antonio Calabrò a centrare il bersaglio di un incontro che, se da un lato fa emergere l'insoddisfazione delle imprese, dall'altro evidenzia l'attenzione della pubblica amministrazione per la responsabilità sociale, ma che ha anche avuto il merito di far luce su attori diversi, ugualmente ansiosi di trovare un terreno comune su cui lavorare - e questo appare possibile - per lo sviluppo e la ricchezza collettiva.

Patrizia Soffientini

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