Sabato 29 Aprile 2006 - Libertà
Espressività e virtuosismi nel concerto del grande musicista al Municipale
Thiollier, il piano che incanta
Grande successo per l'antologia di "Polacche"
PIACENZA - "Polacca" (o "Polonaise") è una danza nazionale di carattere maestoso, in tempo moderato e ritmo di 3/4, fiorita alla fine del sedicesimo secolo. Diffusasi ben presto in tutta Europa agli inizi del diciottesimo, venne praticata fino a tutto l'Ottocento sia come ballo di cerimonia sia come forma musicale in sede di concerto e di opera teatrale. Difficile non associare immediatamente la "Polacca" a Chopin, colui che più di altri contribuì a rendere celebri queste danze per pianoforte.
Difficile ma non impossibile, come ha voluto dimostrare l'altra sera il pianista franco-americano François-Joël Thiollier, protagonista di un recital al Teatro Municipale, nell'ambito della stagione concertistica 2005/2006 curata dalla Fondazione Arturo Toscanini, proponendo un programma intitolato "Polonaises", che si è aperto con pagine di due "figli d'arte" meno noti degli illustri padri: Wilhelm Friedemann Bach, figlio di Johann Sebastian, e Franz Xaver Mozart, discendente diretto del grande Amadeus.
Il bel concerto, che ha richiamato un pubblico poco numeroso, ha in effetti mantenuto fede alle intenzioni espresse da Thiollier ossia la scoperta - o riscoperta - di un mondo sonoro meno "frequentato" ma altrettanto valido e suggestivo. In apertura sono scrosciate le belle melodie di Bach jr., con Polonaise n. 4 in re minore, Polonaise n. 9 in fa maggiore, Polonaise n. 6 in mi bemolle maggiore e Polonaise n. 3 in re maggiore. Una sorpresa continua, dal primo brano effettivamente frizzante al secondo passaggio più moderato ed espressivo, fino a un ritorno brillante che il pianista ha saputo interpretare con senso ritmico, personalità e partecipazione.
Gli spettatori hanno apprezzato anche l'esecuzione delle Deux Polonaises mélanconiques op. 17 di Franz Xaver Mozart e, soprattutto, una piacevolissima versione dell'Andante sostenuto e Tempo di Polacca (dall'op. 335) di Carl Czerny, che ha chiuso la prima parte della serata. Un bellissimo brano, a dispetto del suo stile didattico.
«Trascendentale, incredibile - così si è espresso un appassionato spettatore durante l'intervallo a proposito del talento di Thiollier -. Quella morbidezza nelle mani si esprime in modo eloquente e cattura con un fascino davvero unico».
Il pianista franco-americano, noto e apprezzato in tutto il mondo, si è presentato al pubblico con un "tocco" di stile parigino (una cangiante gala rossa al collo della camicia bianca, che inevitabilmente rimandava al look dei grandi pittori) e modi piuttosto suadenti, concentrandosi infine nel secondo momento dell'excursus musicale nelle "Polacche", che prevedeva l'omaggio a due compositori molto noti: Franz Liszt e Fryderyc Chopin.
Le note della Polonaise n. 1 in do minore di Liszt hanno strappato le prime ovazioni al pubblico, grazie alla voluttuosa capacità del pianista di alternare espressività e virtuosismi nella giusta misura. Calorosi applausi sono scrosciati subito dopo le famose Polonaises n. 1 e 2 in do diesis minore e in mi bemolle minore di Chopin, un altro "asso nella manica" di Thiollier, che anche nei brani seguenti (Polonaises n. 1 e 2 in la maggiore e in do minore, seguite da Andante spianato e Grande Polonaise brillante) si è destreggiato tra dolci limpidezze cristalline e colorate vivacità, che hanno strappato lunghe ovazioni. In finale, trilli e scale vorticose, continue rincorse lungo melodie trascinanti, rese espressive dalle abili dita del grande pianista.
Stefania Nix