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Martedì 25 Aprile 2006 - Libertà

Vent'anni dopo - Ospiti anche a Piacenza
bambini vittime di Chernobyl

Venti anni dopo Chernobyl: "non dovremmo mai dimenticare che i radionuclidi e le loro azioni hanno un tempo più lungo della nostra memoria, dei nostri ricordi e del nostro stesso umano agire"
All'una e ventitrè del 26 Aprile 1986 la vita di ognuno di noi è cambiata, direttamente o indirettamente tutta l'umanità ha subito le conseguenze di quello che è successo in quella sala di controllo del reattore n°4 del complesso nucleare di Chernobyl in Ucraina.
Nel corso di 10 giorni, una fiamma radiottiva che si sollevava nel cielo fino a un chilometro di altezza fece trasportare dal vento sul territorio bielorusso la contaminazione pari a 70 milioni di Curie equivalenti a 70 tonnellate di Radio, che vale a dire la quantità delle radiazioni risultanti da 90 bombe atomiche delle dimensioni di quelle sganciate sopra Hiroshima!
Quasi per 5 giorni il Governo non informò la popolazione dell'incidente accaduto perciò fu perso irrimediabilmente il tempo per poter svolgere dei provvedimenti efficaci preventivi e quelli terapeutici.Ciò causò che nei primi 10 giorni gli abitanti bielorussi ed innanzitutto coloro che abitavano nelle Regioni di Gomel, Moghilev, Brest, ricevettero la dose massima di radio-attività della tiroide e di altri organi, per cui la funzione degli stessi fu danneggiata e si crearono i presupposti per lo sviluppo di tumori maligni.
Inoltre la situazione veniva aggravata dalla povertà della sanità pubblica, dalla mancanza del numero sufficiente degli specialisti preparati in medicina nucleare, dall'incombenza dei responsabili della protezione civile.
Risultavano superficiali anche le conclusioni tratte rispetto alle previsioni di sviluppo delle malattie nel periodo postcernobyl: si consideravano che le conseguenze delle radiazioni di Chernobyl non avrebbero avuto un effetto serio sulla salute dell'uomo, e l'aumento dei tumori dovuto all'incidente nucleare si sarebbe limitato a pochi casi. Ma la realtà fu diversa: il livello dei casi di tumore della tiroide nei bambini provenienti dalla Regione di Gomel superò più di 100 volte il livello spontaneo.
Fu solo con la "perestroika" di Gorbaciov che iniziava in quella epoca che si è potuto informare la popolazione bielorussa e di altri Paesi sullo stato delle cose reale in Bielorussia-postcernobyl.
Proprio allora è cominciata la stretta collaborazione tra l'Italia e la Bielorussia, con la nascita di diverse associazioni internazionali per portare aiuti umanitari alla sfortunata popolazione colpita dalla nube tossica.
Tra queste la Fondazione "Aiutiamoli a vivere" con sede a Terni che dal 1992 ha realizzato moltissimi progetti in campo "medico-sanitari", in campo umanitario con i "Tir della Speranza", sino ai progetti "scuola-fabbrica" mirato a dare ai ragazzi-orfani, allievi degli istituti, la possibilità di imparare un mestiere.
Nello stesso periodo la Fondazione ha portato più di 50.000 bambini bielorussi in Italia tramite gli oltre 300 comitati provinciali, e che anche a Piacenza è presente da oltre 10 anni con "Piacenza per l'Accoglienza". Anche questo anno il Comitato "Piacenza per l'Accoglienza" grazie a tante famiglie che hanno aderito al programma di ospitalità, porterà a Piacenza, oltre 60 bambini bielorussi distribuiti nei mesi di Maggio, Luglio e Agosto.
Purtroppo, non tutti i bambini bielorussi potranno uscire dagli istituti per una vacanza-terapeutica, per mancanza di famiglie ospitanti, pertanto invitiamo le famiglie piacentine a contattarci per dare la loro disponibilità ad ospitare per un mese un bambino bielorusso.

di ERNESTO GRILLO Presidente Comitato "Piacenza per l'Accoglienza" Piacenza

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