Venerdì 14 Aprile 2006 - Libertà
Il saxofonista, "anima" del festival, riassume i risultati della kermesse che proietta Piacenza all'attenzione nazionale
Azzali: un Jazz Fest da 11mila spettatori
«Grandi nomi, riconoscimenti e pubblico da tutto il Nord»
PIACENZA - Si è da poco conclusa in gloria, con il gran galà alle Rotative di Libertà e un ospite speciale come il chitarrista Garrison Fewell, la terza edizione del Piacenza Jazz Fest, rassegna che, per prestigio e qualità del cartellone, non teme confronti con alcun'altra manifestazione del Nord Italia, tolti, forse, gli Apertivi Jazz del Teatro Manzoni di Milano.
Gianni Azzali, brillante saxofonista e presidente del Piacenza Jazz Club che organizza la rassegna, traccia un bilancio della sua "creatura".
Azzali, com'è andata quest'anno?
«E' stato un successo che ha emozionato noi per primi. In questo senso, parlano i numeri: il Jazz Fest 2006 ha richiamato circa 11.000 spettatori, e in molte di queste serate abbiamo registrato il "tutto esaurito". Ma la cosa più importante sta nel fatto che è con questa edizione che il Jazz Fest è definitivamente "diventato grande". Le più importanti riviste specializzate, come Musica Jazz e Jazz.it, hanno riconosciuto nel Jazz Fest una delle più importanti rassegne di jazz del Nord Italia. Un neonato mensile ci ha dedicato la copertina del suo primo numero, con il titolo: "Un festival da non perdere". E quasi un terzo degli spettatori del Fest è venuto da province diverse del Piacentino. Quest'ultimo dato ci fa capire che possiamo nutrire nuove ambizioni, puntando al grande bacino di appassionati di questa musica che si trova nelle città del Nord Ovest e soprattutto a Milano».
Al festival vero e proprio, voi unite due concorsi nazionali, uno per interpreti e uno per arrangiatori. Hanno raggiunto anch'essi una buona visibilità, secondo lei?
«La visibilità "vera" deve ancora arrivare. Ma il concorso "Chicco Bettinardi" per nuovi talenti del jazz italiano, decisamente porta fortuna a chi lo vince: il saxofonista Gianni Virone ha da poco registrato un bellissimo album, il vibrafonista Marco Pacassoni sta suonando ovunque e l'ultimo premiato, il pianista Enzo Danise, è un giovane di grande talento e sensibilità, che farà senz'altro parlare di sé. Insomma, abbiamo la soddisfazione di premiare la gente giusta. E il nuovo concorso per arrangiatori, con decine di adesioni per un autore "difficile" da arrangiare per big band come Clifford Brown, ci ha davvero sorpreso».
Quest'anno c'è stata un'altra importante novità: la stagione di "teatro e jazz" intitolata "Il jazz va in scena". Un'idea insolita e raffinata, e anche un bell'azzardo. Il pubblico l'ha premiata?
«Decisamente sì. Merito della bravura di un attore come Mastandrea alle prese con un omaggio a Pasolini con l'accompagnamento dal vivo di Roberto Gatto e Danilo Rea. Ma il vero spettacolo-rivelazione è stato forse Una Martin's Deluxe, toccante omaggio al grande Chet Baker».
I grandi nomi nel cartellone sono stati tanti: da Don Byron all'Art Ensemble of Chicago, da Kuhn con Gomez a Stern, senza contare il doppio concerto di Shepp e del trio Romano-Sclavis-Texier per l'anteprima al Municipale. Ma i concerti che le hanno fatto provare le emozioni più forti?
«Difficile citarne solo alcuni. Amo ricordare soprattutto la creatività straripante e splendidamente "italiana" dell'ottetto di Trovesi e Bollani al President e l'umiltà e la disponibilità eccezionali di un grande saxofonista come Liebman, che ha suonato con il pianista Bassini al Verdi di Castelsangiovanni».
In pochi anni, voi del Jazz Club siete riusciti a creare una grande realtà quasi dal nulla. Come ci siete riusciti? E chi sente di dover ringraziare?
«Alla base di tutto c'è stata la nostra passione, e anche l'entusiasmo di una bella fetta della città. Devo ringraziare il prezioso appoggio della Fondazione di Piacenza e Vigevano, degli assessorati alla cultura di Provincia e Comune, e della signora Ronconi, presidente di Editoriale Libertà. Ma soprattutto devo ringraziare la generosità e l'abnegazione dei soci del club. A proposito: siamo sempre aperti a nuovi soci!».
Alfredo Tenni