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Martedì 11 Aprile 2006 - Libertà

Convincente concerto-performance del gruppo di Sambin

Musica, forme e colori: con il Tam tra i segni e i suoni del tempo

PIACENZA - La parola che si fa silenzio, lascia la scena alla musica, alle forme e ai colori, che si reinventano di continuo per comunicare emozioni, trasmettere idee e sensazioni. Segni e suoni, il riuscito concerto-peformance di Tam Teatromusica e di East Rodeo, l'altra sera al Teatro dei Filodrammatici, ha intessuto legami tra le arti, le culture e le tradizioni.
Una serata non solo di spettacolo, ma anche per presentare la propria attività a coloro che intendevano iscriversi al laboratorio Segni nel tempo, nell'ambito del progetto InFormazione teatrale, organizzato da Teatro Gioco Vita, con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Un laboratorio a partecipazione gratuita e a numero chiuso (per informazioni, tel. 0523-332613), sulla poetica dell'incontro tra diversi linguaggi espressivi: la musica, il video, il movimento del corpo, la parola.
È stata questa a dare avvio alla performance, introdotta dai versi di Luigi Monteleone, dell'austriaco Gert Jonke, di Luca Canali e di Francesco Petrarca («Pace non trovo») sul valore della parola e del silenzio, nella riscrittura compiuta da Pierangela Allegro, insieme a Michele Sambin tra i fondatori dell'ormai storica compagnia di teatro di ricerca.
Tam Teatromusica, con casa a Padova, è infatti nata nel solco delle sperimentazioni degli anni '70 sull'abbattimento degli steccati artificiali tra le arti, nel ritorno a una contaminazione sempre nuova e feconda.
Sul palco immerso nel buio, gli strumenti musicali in riposo ascoltavano la voce, da sola, che ricordava come le parole non muoiono quando giunge il silenzio: «Esse sono ancora parole».
Come la musica per esistere ha bisogno delle pause, così il discorso necessita della quiete, cui presto però si aggiungono prima il violoncello nervoso di Sambin, poi il suo saxofono, mentre Pierangela Allegro si interroga su quali sforzi si fanno per diventare diversi da quello che si è (il cavallo per essere cane, il cane per essere rondine, ecc.). L'inquietudine si disegna con gomitoli di luce impressi sul volto e sul corpo dell'attrice, tramite la tavoletta grafica di Sambin, proiettata ingrandita sul fondale. È un crescendo verso il tutto e il nulla («e ardo e sono un ghiaccio; e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio»). Senza quasi che ce ne accorgiamo, a poco a poco la parola scompare. Al suo posto subentra il suono gridato, psichedelico, lacerante, dissonante e intriso di ritmi balcanici e di improvvisazioni degli East Rodeo, il gruppo italo-croato che da qualche anno collabora con i Tam, fornendo la base musicale per le interpretazioni grafiche di Sambin, seduto al margine del palcoscenico a illustrare con disegni colorati i brani proposti dalla band.
Le campiture e i grovigli di linee coinvolgono e si stendono veloci sugli stessi musicisti: il cantante e chitarrista Nenad Sinkauz, il bassista Alen Sinkauz, il tastierista Kole Laca e il batterista Marco Quarantotto. Tra i pezzi portati al Filo: "Mede?ija", "Mr 15", "Allah, Buddha, J.C.", "Istrodeo", "Rumbalkan", "Partigiana" o "Ne znam plesat" (parodia molto ironica di una canzone d'amore), suggellati dall'intensa reinterpretazione, affidata a Sambin e Nedad Sinkauz, di un poema epico croato.

Anna Anselmi

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