Giovedì 6 Aprile 2006 - Libertà
Il libro sulle tradizioni piacentine
"Nonnu te me cunti": una lunga serie di premi nazionali
Lo scorso anno veniva presentato all'auditorium della Fondazione il volumetto di Enrico Rettagliata e Anna Confalonieri Nonnu te me cunti... (edizioni Berti). Gli autori sono due insegnanti attenti alle "cose locali" con una specializzazione: Rettagliata è attento al mondo della montagna, la Confalonieri a quello della città. Entrambi, ancora giovani, propongono nella loro opera i ricordi d'infanzia senza cadere nella trappola della nostalgia, ma intenzionati a valorizzare il mondo di ieri con gli strumenti della letteratura. Un'operazione non facile, ma che ai due "prof" è riuscita molto bene e il loro sforzo è stato sottolineato da diversi premi nazionali giunti negli ultimi mesi.
Li ricordiamo in breve: menzione d'onore per la sezione narrativa edita al premio letterario "Firenze capitale d'Europa", VIII edizione, 10 dicembre 2005, Palazzo Vecchio di Firenze; premio nazionale di poesia e prosa "Emozioni e magie del natale", VIII edizione, premio speciale Rotary Club Piacenza Farnese per la sezione narrativa edita, 10 dicembre 2005, Palazzo Farnese di Piacenza; premio nazionale di poesia e narrativa "Insieme nel mondo", III edizione, 3° premio della giuria per la sezione narrativa edita, 9 luglio 2005, Albissola Marina, Savona; premio internazionale "Poesia, prosa e arti figurative", "Il Convivio 2005", V edizione,16 ottobre 2005, Giardini Naxos a Messina.
Inoltre l'opera è stata inserita nella selezione per la pubblicazione con curriculum degli autori sull'antologia "Il Convivio 2005", Castiglione di Sicilia, Catania; infine gli autori (nominativo, curriculum e pagine scelte) sono stati accolti in "Solchi di scritture", iniziativa mirata a osservare le odierne tendenze letterarie italiane nell'ambito della narrativa e della poesia tra la fine del '900 e i primi anni del terzo millennio (edizioni Helicon - Arezzo). Si tratta di un'opera di saggistica curata da Giorgio Luti (professore emerito nella facoltà di lettere dell'Università di Firenze) e da Rodolfo Tommasi (docente, scrittore, critico letterario). I due autori piacentini hanno superato due selezioni e sono stati chiamati a far parte della nuova proposta editoriale dopo aver ottenuto il parere favorevole della commissione di esperti.
Il tutto in pochi mesi e non è azzardato prevedere altri successi. A questo punto ci sembra giusto chiedersi che cosa vi sia alla base di un tale susseguirsi di riconoscimenti. Prima di tutto vi sono motivi intrinseci: il libro coglie con proprietà e con garbo un mondo piacentino, in parte della montagna e in parte della città, che ormai è scomparso nonostante siano passati pochi decenni. Ma questo vale per i piacentini e chi ha avuto modo di leggerlo, compreso chi scrive che ha firmato la premessa, lo ha subito apprezzato. Gradevole anche la veste grafica che si deve alla prof. Confalonieri che unisce la passione per la letteratura, nonostante la formazione scientifica, a quella per la grafica. Ma il libro è stato apprezzato in luoghi in cui via Cittadella e le località della nostra montagna non possono evocare particolari sensazioni.
Allora vi devono essere altri motivi. A nostro parere il tutto si spiega anche con la voglia che c'é oggi di riappropriarsi delle proprie radici, con buona pace di chi davanti a questo termine resta scettico. Dovrebbero tenerne conto i nostri politici. Ad esempio il Premio Faustini, che raccoglie annualmente poesie dialettali da tutta Italia, dopo quasi tre decenni di successi, sembrava avviato al tramonto, invece negli ultimi anni ha conosciuto un forte rilancio; e ancora: nei giorni scorsi è stato presentato alla Famiglia Piasinteina il volume di Agostino Guardamagna, Gente di Bertoldo, che valorizza il dialetto e le tradizioni dell'Oltrepo Pavese. Un'opera interessante, ma perché presentarla a Piacenza? Evidentemente perché stiamo imparando a valorizzare la nostra cultura, ma nello stesso tempo anche quella degli altri, senza chiedere a nessuno di snaturarla per facilitarne l'interpretazione. In Toscana, così come in Sicilia, sono piaciuti e sono stati premiati racconti piacentini non certo perché sentiti vicini, ma perché veri e genuini. Almeno ci piace sperare questo. Sappiamo, per esperienza diretta, che così fa la giuria del Premio Faustini: non va alla ricerca della piacentinità nelle poesie di altre regioni, ma rispetta e apprezza il mondo degli altri quando li sente veri. Ci piace immaginare che anche Nonnu te me cunti... (Nonno mi racconti...) sia stato premiato perché ambasciatore di Piacenza in Italia nel nome del rispetto degli altri. Se così fosse - e crediamo che sia così - si può essere ottimisti.
di Fausto Fiorentini