Martedì 4 Aprile 2006 - Libertà
Sindacato critico sugli aumenti: revocare il listino. «Più concretezza sul piano strategico»
Camera di commercio, Busca attacca il caro-tazzina
(p.s.) Consiglio camerale accesso, ieri mattina, e in gran parte focalizzato sugli aumenti di alcuni generi di consumo scattati con aprile. A farsi portavoce di una forte critica per i ritocchi dei listini dei bar è stato il sindacato, rappresentato dal consigliere Sandro Busca (segretario provinciale della Cisl).
Busca ha chiesto che la giunta camerale si pronunci su questi rincari che riguardano il caffè ma anche molti altri generi di consumo somministrati nei pubblici esercizi. L'ente camerale, riassume Busca, non può sottrarsi dal prendere posizione visto che rappresenta anche i consumatori. Lo scatto verso l'alto della tazzina, ma anche degli aperitivi, del cappuccino, della cioccolata e della brioche, per citare alcuni prodotti, finiscono per incidere su «giovani e sulle famiglie di reddito medio-basso». «Contesto che i listini siano fermi, i prezzi non sono mai stati bloccati e le statistiche ci dicono che alberghi e pubblici esercizi hanno praticato valori doppi o tripli rispetto ai tassi inflazione, con aumenti del 5-6 per cento». Il sindacato vorrebbe una authority che vigilasse, e riscontra che le ultime scelte praticate sono in palese «contrasto» con le leggi di mercato: calano i consumi e la domanda ma invece di diminuire i prezzi, li si aumenta («importante è far cassa e profitto»).
Secondo il sindacato i commercianti tendono a mantenere invariato il margine dei profitti e scaricano sui clienti i costi aggiuntivi. «Se un esercizio applica gli aumenti sulla tazzina di caffè, in media può introiettare 100 euro di più al giorno, 28 mila euro all'anno. Un introito. molto forte. Mentre un cittadino che beve due caffè al giorno, dovrà sborsare 70 euro in più all'anno».
In conclusione, Busca ha chiesto la revoca o la sospensione del nuovo listino. Ma la requisitoria contro i commercianti ha toccato anche al Comune, il sindacato contesta che questa categoria sia sempre e stabilmente l'interlocutore «privilegiato» dell'amministrazione su Ztl, viabilità urbana etc.: «Nel centro storico abitano 20 mila dipendenti, anche questi hanno diritto di parola». Tra la iniziative in agenda, l'invito ai cittadini a «consumare di meno» questi prodotti irncarati, auto-disciplinandosi.
Un altro tema forte ha riguardato il piano strategico di Vision 2020. Ancora Busca ha proposto misure perché il documento diventi una direttrice di marcia per tutti i soggetti coinvolti nella concertazione territoriale. «Occorrono vincoli - è stato detto - anche per le amministrazioni che si susseguiranno, ci vuole una struttura permanente che dia garanzie di continuità sulla realizzazione dei piani, e il documento dovrà essere assunto nei programmi pluriennali camerali, dei comuni e degli enti». Ribadita la necessità di un coinvolgimento nel "Piano" di Enìa, Tempi, Ausl, istituti di credito e Fondazione.