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Domenica 9 Aprile 2006 - Libertà

Cosi: «Il mio Don Chisciotte vi conquisterà»

Martedì e mercoledì per la stagione di balletto al Municipale il classico di Minkus

Piacenza - Con un omaggio al repertorio classico unito alla vivacità dei colori, delle musiche e del folclore delle danze spagnole, si concluderà martedì e mercoledì la stagione di balletto del Teatro Municipale curata dalla Fondazione Toscanini. In scena un nuovo allestimento del Don Chisciotte, interpretato dalla Compagnia di balletto classico di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, su musiche di Minkus. Un classico del balletto di repertorio che verrà riproposto in una nuova versione nella quale il maestro Stefanescu, oltre a riprendere le coreografie originali di Petipa.

Egli ha infatti voluto introdurre anche alcuni suoi cambiamenti per cercare di valorizzare al massimo la ricca bellezza delle sfrenate danze spagnole e l'atmosfera appassionata.
Una compagnia prestigiosa guidata da due grandi esponenti della danza a livello internazionale, il maestro e coreografo rumeno Stefanescu e la "nostra" Liliana Cosi, ètoile internazionale, diplomata presso la scuola di ballo del Teatro alla Scala e poi invitata ad esibirsi in tutto il mondo, in particolare al teatro Bolshoi di Mosca e in America come interprete del repertorio classico.
Liliana Cosi descrive così questo nuovo allestimento del Don Chisciotte, coreografato da Stefanescu, che vedremo in scena al Municipale: «Questo spettacolo nelle grandi linee non stravolge la tradizione ma, anche per venire incontro ai consigli che talvolta il pubblico ci ha dato e per rimodernare l'impianto coreografico, abbiamo deciso di ridurlo da tre a due atti preceduti da un prologo. Il primo atto sarà tutto ambientato nella piazza di Barcellona e il secondo nella taverna, mentre è stato abolito l'atto del sogno, che era una parte di pura danza classica nella quale Don Chisciotte sogna di danzare con la sua Dulcinea in un mondo fantastico. Noi abbiamo voluto incentrare tutto lo spettacolo sulla verve spagnola eliminando quella parte di puro virtuosismo tecnico che ci sembrava esulasse dal contesto. Il risultato è uno spettacolo molto ricco, privo di tempi morti, che conquista il pubblico».
Dopo tante creazioni originali ritroviamo ora la compagnia impegnata in un vero e proprio classico: cosa ha influenzato la scelta di quest'opera di repertorio?
«Ultimamente c'è una maggiore richiesta delle opere di repertorio forse perché c'è un ritorno di questi spettacoli di impatto che offrano un momento di alta danza e, in questo caso, di folclore, e che permettano al pubblico di esulare dalla realtà e divertirsi».
L'attività della sua compagnia è sempre stata animata da alti valori umani, come quello della pace, testimoniato l'anno scorso con lo spettacolo La pace è bella andato in scena proprio al Municipale. Cosa la spinge a testimoniare, attraverso i vostri spettacoli, il connubio tra la danza e i valori umani?
«E' l'arte stessa ad essere un mezzo per trasmettere valori. Quando studiavo a Mosca la mia maestra diceva sempre che l'arte doveva elevare lo spirito. Nella storia dell'arte , come in quella della danza compare sempre il desiderio dell'artista di incidere con la sua opera nella società, è quasi un dovere dell'artista non fermarsi alla bellezza estetica ma andare più in profondità a toccare le corde dell'animo umano».
Mercoledì alle 17 si terrà anche un incontro sul tema "Il balletto dietro le quinte" rivolto agli allievi delle numerose scuole di danza della città: cosa crede sia importante trasmettere ai giovani che si avvicinano a questo mondo?
«Credo che i giovani che si dedicano alla danza debbano conoscere le radici della disciplina che hanno scelto, perché purtroppo spesso la danza sembra nata dal nulla, dal semplice desiderio di muoversi. Cercheremo quindi con questo incontro di fornire alcuni elementi della storia della danza, accompagnati da esemplificazioni pratiche e poi vorrei anche trasmettere quanto lo studio della danza classica è atto a rendere il corpo umano più espressivo possibile. Con la danza il ballerino impara a possedere il proprio corpo per poi usarlo per liberarsi nell'espressione artistica».
Così come la danza vista sul palco, fatta di leggerezza e armonia, è ben diversa da quella che si può vedere dietro le quinte, dove invece emergono la disciplina e i sacrifici, anche nella fulgida carriera di un'artista come lei c'è qualcosa che è rimasto nascosto dietro al sipario, magari qualche rimpianto?
«Rimpianti non ne ho, e non riesco a considerare i sacrifici che ho fatto come tali, perché sono stati fatti tutti con la finalità di andare incontro alla mia vocazione, e quindi hanno già una loro pienezza. Sarebbe come chiedere ad una madre se considera il proprio figlio un sacrificio, non si può!».

Arianna Belli

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