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Domenica 2 Aprile 2006 - Libertà

Concertistica - Ovazioni nella chiesa gremita di San Francesco per il tributo a Gandolfi

Stabat Mater, drammatico e intenso
La "Toscanini" diretta da Morandi, spicca il coro di Casati

PIACENZA - Una basilica di San Francesco gremita ha ospitato, l'altra sera, una doppia riccorrenza che ha unito il valore artisico alla commemorazione: lo Stabat Mater di Gioachino Rossini (appuntamento della Stagione concertistica 2005/2006 del Teatro Municipale), eseguito in ricordo del famoso direttore d'orchestra e coro Romano Gandolfi, scomparso recentemente.
L'evento è stato ospitato nella parrocchia grazie a Don Giuseppe Frazzari, che nel dare il benvenuto agli interpreti e agli spettatori ha ribadito come lo Stabat Mater rossiniano rappresenti «un'alta espressione di musicalità e religiosità, adatta a questo periodo in cui la chiesa ci porta ai piedi della croce». Lo Stabat Mater, eseguito per la prima volta a Parigi nel 1842, sotto la direzione di Donizetti, è infatti una melodia gregoriana strutturata in sequenza su testo di Jacopone da Todi, abrogata dal Concilio di Trento e reintrodotta nella liturgia da Papa Benedetto XIII nel 1727. Una pagina sacra composta da una successione di dieci brani che ritraggono il dramma della Madre Dolorosa ai piedi del Cristo morto. Tra le numerose registrazioni di quest'opera, ricordiamo proprio quella di Romano Gandolfi per la Decca nel 1997 con un cast di solisti dal forte richiamo: Pavarotti, Freni, Minton e Lorengar; orchestra e coro della London Symphony.
Prima di cominciare, c'è stato spazio per un ricordo poetico del maestro, a cura del giornalista Roberto Mori con i versi di Eugenio Montale (di cui Gandolfi fu amico): «Il vento che nasce e muore / nell'ora che lenta s'annera / suonasse te pure stasera / scordato strumento, / cuore».
Il concerto è stato diretto da Pier Giorgio Morandi, sul podio per dirigere l'Orchestra della Fondazione Arturo Toscanini, e interpretato dal soprano Michela Sburlati, dal mezzosoprano Rossana Rinaldi, dal tenore Colin Lee e dal basso Enrico Iori. Non di meno, l'applauditissimo coro del Teatro Municipale magistralmente diretto da Corrado Casati.
Scrittura profonda e tormentata, lo Stabat Mater traboccava drammaticità fin dall'introduzione dell'orchestra e dalle prime note del coro, trascinanti e sentite. Occorre sottolineare che l'acustica della basilica di San Francesco, che non è all'altezza di quella di un teatro, tuttavia è stata compensata dall'atmosfera sacra e suggestiva del luogo, da questo punto di vista particolarmente adatto.
Dapprima i quattro solisti hanno innalzato le loro «preghiere» vocali, talvolta alternandosi in duo: ineccepibilmente in parte il tenore Lee ed il basso Iori, più «lirico» il soprano Sburlati e più oscuro il mezzosoprano Rinaldi. I fiati della "Toscanini" talvolta emergevano sulla compagine, vista anche l'acustica della chiesa, ma gli archi e i momenti d'insieme funzionavano con una certa armonia. Il coro di Casati, «stella» della serata, è emerso ancora una volta come grande motivo di orgoglio cittadino, non solo nelle interpretazioni liriche ma anche sacre.
Il sofferto finale ha unito dapprima i solisti e poi i complessi nella ridondante polifonia della partitura, fino al commovente congedo da Dio nell'Amen finale, che è stato seguito dalle ovazioni del pubblico.
Dopo la prima piacentina, lo stesso cast replicherà Stabat Mater l'8 aprile nel Duomo di Orvieto, dove sarà ripreso dalle telecamere di Raiuno, che lo trasmetterà in differita il giorno di Pasqua prima della Santa Messa.

Eleonora Bagarotti

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