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Giovedì 30 Marzo 2006 - Libertà

L'opinione sulla scelta della sede per i dipinti della Diocesi

La donazione Mazzolini a palazzo Ex-Enel?

L'arrivo a Piacenza degli oltre 800 quadri di arte contemporanea della donazione Mazzolini è destinato ad avere una positiva ricaduta non solo per il qualificante valore artistico di numerose opere della collezione, ma anche per il positivo impatto concreto che essa potrà avere sulla asfittica situazione delle arti visive nella nostra città.
A cominciare a smuovere le acque ci ha pensato, con la consueta vivacità, il cardinale Tonini che, nella sua recente intervista su "Libertà", ha ribadito due elementi fondamentali riguardo l'arte contemporanea, che è bene richiamare:
Primo, «Non dobbiamo avere per forza nostalgia della qualità comunicativa semplice, comprensibile dell'arte figurativa, delle immagini realistiche che sembrano vere. Questa semplicità, questa comprensione, a pensarci bene, sono le stesse della televisione di oggi e di certi programmi».
Secondo, «Per l'arte non esistono soggetti nobili o ignobili? anche quando mostra l'orrore, l'incubo ha un effetto benefico sull'uomo».
Si tratta di affermazioni condivisibili sull'arte contemporanea, ormai acquisite a livello nazionale ed internazionale dalla critica più seria, ma che suonano "rivoluzionarie" per Piacenza dove, tra opportunismi e complicità che vanno dal critico della domenica al critico iperavanzato, di fatto è ancora dominante la concezione espressa da un mostro sacro della critica locale come il professor Arisi che, nella monumentale "Storia di Piacenza dal dopoguerra ai giorni nostri", conclude la sezione sulla pittura da lui curata con queste parole: «Da ricordare anche i volantini?.in particolare quello di critica e commento al secondo volume del Gazzola, pubblicato nel 1966 in occasione di una importante mostra a Palazzo Gotico di forme d'arte (sperimentale e di ricerca - ndr) che saranno commentate da altri se lasceranno il segno. Alcune di esse, infatti, possono essere considerate "mattane", come le definì un mio "amico" che se ne intende e interesseranno la storia del costume se non quello della stupidità umana».
E' sperabile quindi che la presenza nella città di alcune opere e di alcuni autori fondamentali del Novecento possa sprovincializzare la visione e la concezione dominante sull'arte contemporanea, aprendo un dibattito al riguardo tanto più urgente, sia a livello di opinione pubblica sia a livello istituzionale, nel momento in cui in questo comparto ci aspettano alcuni passaggi importante quali ad es. la improcrastinabile definizione di ruolo, funzioni e spazi della Ricci Oddi, la riapertura ad un uso civico qualificato di Palazzo Gotico, l'utilizzo del palazzo ex Enel per l'arte contemporanea ecc.
E, soprattutto, nel momento in cui è posta la questione urgente di dove e come esporre il prezioso patrimonio artistico della donazione Mazzolini. Questione che coinvolge la città, perché, se è indubbio che la proprietà della collezione attraverso la donazioni è della diocesi, essa, attraverso la diocesi, è anche indirettamente un patrimonio della città, patrimonio la cui gestione coinvolge diversi attori e si basa su non sempre semplici rapporti tra soggetti pubblici e soggetti privati, tra soggetti confessionali e soggetti laici, tra "tradizionalisti" e "aperturisti", con ogni probabilità anche all'interno della diocesi stessa.
E già tra le righe, e questo è un classico per la nostra città in cui poche decisioni avvengono alla luce del sole, sembra prendere piede la proposta di utilizzare il Palazzo ex Enel come sede del Museo Diocesano in cui esporre le opere della donazione Mazzolini. Proposta che personalmente, in quanto soluzione che ancora una volta sottomette il pubblico al privato e mette le istituzioni pubbliche in una posizione di subalternità nei confronti delle istituzioni confessionali, mi trova contrario e dell'opinione che la questione debba essere oggetto di un ampio dibattito e confronto.
Le autorità ecclesiastiche in questo frangente si stanno muovendo, dal proprio punto di vista, con estrema intelligenza e capacità "politica" e culturale (mentre lo stesso non sembra avvenire da parte delle istituzioni pubbliche).
In primo luogo, con l'intervista del cardinale Tonini, ma anche con l'intervento del vescovo Monari, è stata data una copertura sia culturale che religiosa al fatto che opere non di devozione o di ispirazione religiosa siano parte integrante, ed anche fondante, del Museo Diocesano. sostenendo la tesi teorica secondo cui "L'artista, anche se non credente, con la sua opera ci porta un'eco della bellezza del creato uscito dalle mani di Dio" ed in questo senso tutta l'arte contemporanea, anche quella che si manifesta con soggetti "ignobili", diviene di fatto Arte sacra e in questo senso perfettamente recepibile e compatibile con un Museo diocesano.
Tesi, questa, opinabile innanzitutto dal punto di vista non so se dottrinale (non mi compete questo giudizio), ma certamente filosofico. L'identificazione di Dio con il tutto, con la natura, o con tutta l'arte (sbaglierò ma a me avevano insegnato che questo si definiva, in filosofia, panteismo) porta a negare che ci siano nel mondo, e quindi nell'arte, valori diversi da quelli religiosi, che ci siano nell'arte contemporanea artisti e correnti che esprimono valori altri e spesso contrapposti a quelli religiosi, che esista innegabilmente nella storia dell'arte una distinzione tra arte religiosa e no.
E affermare che tutti gli artisti, anche quelli atei (anche i blasfemi?), con la loro arte rendano omaggio a Dio, mi pare un tentativo, razionalmente pericoloso, di acquisire assieme al quadro anche l'anima/spirito dell'autore.
A parte ciò, identificare tutta l'arte con l'arte religiosa, se opinabile sul piano filosofico, è però molto pregnante e molto utile sul piano pragmatico per le gerarchie ecclesiastiche, perché in questo modo tutte le opere della donazione Mazzolini diventano opere di Arte Sacra e quindi possono entrare a pieno titolo nel Museo Diocesano. E possono essere messe generosamente a disposizione della città nella sede del Palazzo ex Enel trasformato in Museo Diocesano.
Tutto fila via liscio ed apparentemente in modo logico e convincente. Solo che in questo modo il Palazzo ex Enel, che nell'accordo tra Comune e Fondazione doveva essere messo a disposizione di un utilizzo pubblico a favore dell'arte moderna e contemporanea, passa invece a disposizione di un ente privato e religioso come il Museo diocesano, anzi diventa la sede del Museo diocesano o di una sua sezione.
A parte il fatto che la destinazione del palazzo ex Enel sta diventando un tormentone in cui ognuno tira dalla propria parte una coperta troppa corta, non sarebbe più giusto e corretto che il palazzo ex Enel conservasse il proprio carattere autonomo di Centro civico, pubblico e laico, dedicato all'arte contemporanea e moderna, al cui interno potrebbero trovare posto non il Museo diocesano in quanto tale, ma certo le più significative opere della donazione Mazzolini messe a disposizione direttamente dalla diocesi o indirettamente dal Museo diocesano?
Potrebbe sembrare una distinzione di poco conto, ma in realtà è fondamentale per un corretto rapporto tra istituzioni cittadine e istituzioni ecclesiali, per un corretto rapporto tra visione artistica "religiosa" e visione artistica laica che, pur avendo significativi punti in comune, non sono e non possono essere, lo ribadisco, dal punto di vista critico e sociale la stessa cosa indistinta ed indistinguibile.

di ALBERTO ESSE

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