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Venerdì 31 Marzo 2006 - Libertà

Il demonico in musica - In Fondazione ha preso il via il bel ciclo di conferenze-concerto

Il "Faust", da Schumann a Wagner
Conferenza di Venuti con musiche di Cottica e Venturini

PIACENZA - Se il Medioevo individuava nella musica strumentale, nell'artificio della dissonanza e dell'alterazione sonora, il manifestarsi di una forza e di una volontà pericolosamente diaboliche, l'Ottocento romantico inglese ed ancor più i compositori gravitanti in area germanica tratteggeranno visivamente, in pregnanti ed efficaci immagini musicali, la figura del maligno.
Al centro dell'esaustivo e da subito intrigante intervento di Massimo Venuti, con il quale si è inaugurato il ciclo di conferenze-concerto su Il demonico in musica organizzate in Fondazione dal Goethe-Zentrum di Piacenza e Lodi in collaborazione con il Conservatorio, un tema particolarmente caro alla musica ed in generale alle arti europee di tutte le epoche, forse in ragione della sua intrinseca carica provocatoria e destabilizzante l'ordine precostituito: il satanico, l'occulto, il demoniaco, ed in particolare quelle Harmonie diaboli che, non a caso, intitolavano la conferenza del musicologo, da anni docente di storia della musica al "Nicolini". Prendendo in esame alcune partiture del primo Romanticismo, e quindi focalizzando l'attenzione sulle Scene dal Faust di Goethe di Schumann, l'opera musicale più fedele alla pagina letteraria nel mare delle composizioni fiorite sull'onda del poema di Goethe, l'intervento di Venuti ha tracciato un puntuale excursus fra la produzione otto-novecentesca che da Berlioz giunge a Shostakovich, dimostrando parimenti come, nel celere susseguirsi di due secoli molto differenti fra loro, è cambiata la percezione e la concezione di demonico e la sua corrispettiva traduzione in musica.
Se, infatti, il Mefistofele invocato dagli epigoni della poetica romantica, da Mendelssohn a Listz, assume talvolta tratti istrionici e grotteschi, tragicomica figura al servizio dell'uomo, nel Novecento Lucifero, il "Prometeo ribelle" del Cristianesimo, finisce per coincidere con il concetto più ampio ed astratto di male inteso in senso etico-morale. Da un punto di vista tecnico-compositivo, i mezzi e gli artifici musicali più frequentemente impiegati dall'Ottocento musicale per evocare sulfuree atmosfere infernali vertono quasi sempre sull'utilizzo di una ritmica ossessiva e inversa rispetto ai modelli canonici (con l'accento in battere anziché in levare che imita il passo claudicante proprio di una natura non umana), tonalità cangianti facenti capo ad una cornice in sol minore, o quella che Venuti definisce una sorta di «pandemia armonica» ad evocare cromaticamente l'irrazionalità del caos.
La poetica novecentesca accorda al male un ruolo imperante e quasi sempre trionfante sul suo opposto, tematica stilisticamente suggerita attraverso un generale sovvertimento attuato non tanto nei riguardi della grammatica musicale, cioé la tessitura armonica dello spartito, ma nel dispiegarsi del discorso sonoro, arrivando ad un totale punto di rottura con gli schemi e le forme della tradizione.
A sostegno dell'avvincente dissertazione del relatore, il pianista Massimo Cottica ed il soprano Michela Venturini hanno quindi interpretato alcune arie e lieder ispirati a due momenti del Faust fra i più incisivi e drammatici: la seduzione di Margherita e la disperata preghiera della fanciulla, che ha appena commesso l'infanticidio, rivolta al simulacro della Mater dolorosa: di Wagner, dalle "Sette composizioni sul Faust di Goethe op. 5 la n. 6" Gretchen am spinnrade e la n. 7 Melodram gretchens; a seguire, dalle "Arie da camera" di Verdi, Perduta ho la pace e Deh, pietoso, o addolorata; infine, dalla sopraccitata opera di Schumann, "Gretchen von dem bild der Mater dolorosa".

Alessandra Gregori

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