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Giovedì 1 Dicembre 2005 - Piacentini

Industriali delusi dalle opportunità del territorio

Elaborata la nuova mappa dell’industria piacentina dai ricercatori dell’Università Cattolica. Per Sergio Giglio è uno strumento utile per definire le strategie di crescita per le aziende e la collettività

La ricognizione che il Laboratorio di Economia Locale dell'Università Cattolica ha effettuato per Confindustria Piacenza ha posto qualche inquietudine a più di uno degli intervenuti alla presentazione effettuata nei giorni scorsi nei locali completamente rinnovati dell'associazione degli imprenditori piacentini. A 180 titolari delle aziende leader del settore manifatturiero era stato chiesto, tra l'altro, di esprimere una valutazione, cioè dare un voto, ai "fattori competitivi del sistema territoriale", ovvero i punti di forza e di debolezza che l'area in cui ci troviamo offre all'industria locale. Sorprendentemente dall'analisi scientifica è emerso che gli imprenditori locali considerano sufficienti a Piacenza solo tre cose: la qualità della vita (voto 7), l'accesso al credito ( voto 6,2 ) e il sistema informativo (voto 6). Tutto il resto è considerato insufficiente: in modo più leggero i servizi alle famiglie, l'accesso alle materie prime, la qualità delle risorse umano e la disponibilità di lavoratori, i servizi alle imprese, in modo più serio gli altri fattori. Maglia nera alle politiche pubbliche per il sistema produttivo che dalla ricerca emergono considerate gravemente insufficienti (4,2). Ha colpito gli stessi responsabili della ricerca, in primis il professor Enrico Cicciotti, preside della Facoltà di Economia e il professor Paolo Rizzi, docente di Politica Economia avanzata sempre presso l'ateneo di San Lazzaro, che il giudizio sulla qualità della vita possa essere risultato discreto quando la stragrande maggioranza degli altri indicatori sono percepiti come negativi. "Qualità della vita" non è forse un concetto omnicomprensivo che sottintende qualità dei servizi e delle infrastrutture, equilibrata fiscalità e capacità di governo dello sviluppo da parte delle istituzioni (la cosiddetta "governance") ? Come si spiega questa contraddizione logica ? Secondo i ricercatori è possibile che il gradimento espresso per l'indicatore globale derivi da un certo campanilismo degli intervistati o dalla scarsa capacità di marketing dell'amministrazione degli enti locali o, ancora, da un confronto con altre realtà confinanti che fa apprezzare (relativamente) la situazione in cui ci si trova senza soddisfare però le esigenze puntuali degli imprenditori. In conclusione emerge comunque un quadro di scarso apprezzamento delle imprese industriali piacentine del proprio territorio, giudicato poco attraente e debole. Un po'una terra di nessuno in cui l'imprenditore si sente solo di fronte ad un nemico incombente. Però qui si vive bene… L'altra sorpresa è stata il giudizio espresso dagli industriali sul sistema finanziario e sui rapporti con le banche. Chi si aspettava, sulla base di rilevazioni empiriche, critiche e valutazioni molto negative è stato spiazzato. Maria Luisa Di Battista, docente di economia degli intermediari finanziari che ha curato questa parte della ricerca, ha tratteggiato un ceto imprenditoriale piacentino che è possibile definire quasi contento del rapporto con gli istituti di credito, se si confrontano i dati noti a livello nazionale. Particolarmente positivo il feeling con le "banche locali" espressione che a Piacenza continua a fare riferimento ai due storici istituti della città. Il 90% delle imprese piacentine ricorre al credito bancario per il finanziamento delle attività, una quota molto elevata se confrontata con il dato nazionale e particolarmente elevata con riferimento alle imprese di maggiori dimensioni del campione. Di per sé non è un dato entusiasmante perché il credito bancario più che per il finanziamento delle imprese, dovrebbe servire a risolvere i problemi di liquidità. Notevolmente superiore al dato nazionale appare l'autofinanziamento da utili non distribuiti pari al 76,5% che deriva dalla liquidità tipica di alcuni settori di attività (come, per esempio, la produzione di prefabbricati) e anche dalle dimensioni relativamente piccole delle nostre realtà industriali. Le modalità più innovative di raccolta di capitali, attraverso operazioni di private equity o di ricorso al mercato, sono trascurabili e per lo più sconosciute. Attualmente solo una società (la metalmeccanica Bolzoni) sta quotandosi in Borsa. Le critiche che generalmente gli imprenditori rivolgono al sistema bancario sono di scarsa attenzione al soddisfacimento di bisogni di consulenza e assistenza finanziaria alle imprese; quando le imprese esprimono un bisogno di finanziamento di capitale fisso è accaduto che le banche hanno finanziato le imprese attraverso l'erogazione di credito a breve termine e in fase di affidamento esse abbiano dato eccessivo peso alla presenza di garanzie che da accessorie sono diventate un prerequisito per l'erogazione; in secondo luogo nella stessa logica cautelativa la singola banca ha ritenuto corretto ripartire con le altre banche del sistema il rischio di insolvenza del cliente, limitandosi a soddisfare soltanto una piccola parte del fabbisogno dell'impresa cliente, dando luogo in questo modo ad una intensa prassi dei fidi multipli: con questo termine si intende il fatto che il fabbisogno di finanziamento di un'impresa viene soddisfatto contemporaneamente da un elevato numero di banche. Tale prassi è criticabile perché se la banca finanzia solo una piccola parte del fabbisogno del cliente, finisce per non avere la convenienza economica per effettuare un'approfondita istruttoria che le permetta di valutare più approfonditamente il rischio di credito e allo stesso tempo di individuare gli altri bisogni di natura finanziaria del cliente. La prassi dei fidi multipli appare nel campione di banche piacentine piuttosto elevata e crescente all'aumentare delle dimensioni. Mediamente a Piacenza il numero di banche da cui l'impresa riceve prestiti è quattro. Nonostante questo le imprese piacentine danno un giudizio complessivamente di adeguatezza (62%) sulla quantità di credito di cui dispongono; rimane una percentuale del 12,7% del campione che tuttavia dichiara di ritenere insufficiente la quantità di credito ottenuta. In un confronto con il dato nazionale le imprese che danno un giudizio pienamente positivo sulla quantità di credito sono percentualmente molto più numerose a Piacenza che nel paese (56,7% contro 23,8%). Le percentuali di adeguatezza si riducono con riferimento al costo del credito: il 36 per cento degli imprenditori si lamenta apertamente.

“Facciamo squadra!”

L'invito a fare squadra che è stato rivolto dal Presidente Giglio in occasione della presentazione di questa ultima analisi dell'industria locale non stupisce gli economisti. "Ricordo, ci dice il professor Daniele Fornari (Cermes-Bocconi e Università di Parma) che già all'inizio degli anni '80 quando collaboravo con il professor Giancarlo Mazzocchi e con Mino Politi per il Progetto Piacenza ricorrevano già, e a ragione, queste espressioni. Il punto è come si innesca, da un punto di vista operativo, questo cambiamento che può permettere una collaborazione su vasta scala. A mio avviso occorre una conoscenza reciproca tra gli attori in campo economico molto più alta di quella che c'è attualmente. Sembra strano ma anche tra politici e manager o imprenditori non ci si conosce a sufficienza. Adam Smith diceva che quando due uomini di affari si incontrano a un ricevimento, dopo i convenevoli finiscono poi per fare business. Occorrono quindi iniziative per approfondire la conoscenza reciproca. In questo senso mi permetto di fare riferimento all'esperienza molto positiva che stiamo facendo al Cermes presso l'Università Bocconi. E' un laboratorio e un osservatorio a cui aderiscono direttamente le aziende: a furia di vedersi gli amministratori delegati, anche di aziende in concorrenza tra loro (per esempio Auchan e Carrefour o Ferrero e Barilla) riescono ora, dopo alcuni anni di rodaggio, a cogliere le occasioni per fare valore aggiunto perché ci sono tematiche trasversali come l'evoluzione del mercato, le aree critiche e il rapporto con i consumatori che li accomunano. Sarebbe utile calare questo metodo nella realtà locale". Paolo Rizzi, direttore del laboratorio di Economia Locale dell'Università Cattolica indica tre strumenti per innescare il processo di coesione socio-economica: "I consorzi, prima di tutto. Ce ne sono già, alcuni nati recentemente, altri da costituire. Poi i piani infrastrutturali da varare per opere pubbliche come i parcheggi e la metropolitana leggera Milano- Piacenza di cui si comincia a parlare. Infine servirebbe un po'più di convinzione quando si partecipa al Piano Strategico".
di Luigi Galeazzi

Assind: segni forti, linee curve

La Linea e il Vortice è il nome e il concetto dinamico del progetto dello studio Solenghi, Scognamiglio e Subitoni, il criterio, che gli architetti piacentini hanno seguito per il restyling della sede dell'Associazione degli Industriali di Piacenza in via VI Novembre. L'ingresso è di grande impatto, sobrio, elegante, concreto. Proprio lì, subito all'entrata troviamo il nucleo del vortice, un tappeto nero circolare che da vita, insieme alle pareti e alle contro soffittature, ad un movimento che si svolge e che avvolge. Legno chiaro per i pavimenti, bianco per i muri e ferro crudo per le pennellature ricurve che sostituiscono le pareti e circondano lo spazio. Il colore viene straordinariamente dato dai punti luce. Lampade al neon blu nascoste nei tagli delle pareti all'ingresso, pennellano le scabre superfici facendo risaltare le architetture degli spazi e gli arredi. Tre lunghe file di neon nel corridoio degli uffici, cambiano nuance giocando con la cromoterapia e con l'arte visiva contemporanea, con chiari rimandi alle esperienze che vanno da Richard Serra a Dan Flavin. Concetto opposto, per le due teche trasparenti scavate nei prismi d'ingresso che mostrano in composizione stratigrafica la materia del costruire. Trucioli di ferro all'interno di quella sinistra, simboleggiano le officine meccaniche e sabbia e ghiaia nello spaccato di destra per rappresentare l'edilizia. Quasi sospesa nel vuoto, sopra la rampa della scala che porta al piano inferiore, troviamo la scultura di Giorgio Milani: una bianca Babele postmoderna sorretta da fasce di plexiglass, sovrapposte in apparente disordine. Un materiale molto usato quest'ultimo, scelto anche per le poltroncine di Driade che appaiono un po' in tutta la struttura e che alleggeriscono ulteriormente gli ambienti con la loro trasparenza. Tecnologica la sala congressi, che ha una postazione con la consolle computer che gestisce le immagini e regola i giochi di luce che sono stati disegnati e progettati da Davide Groppi. Per questa sala Groppi ha creato punti luce a muro, regolabili nell'intensità e con un sistema di biemissione. Rosso è il colore di contrasto delle sedute che è stato accostato sempre al bianco e al legno chiaro dei pavimenti. Il tavolo dei relatori è in legno naturale, composto da più piani irregolari, affastellati, con punti luce negli sbalzi. La quinta del tavolo è una lastra a tutta parete sempre in ferro crudo. Unico elemento giustapposto l'aquila stilizzata in acciaio, simbolo dell'Associazione. Una fenditura nascosta, nel lato sinistro, permette la discesa del telo per le proiezioni video.
di Tiziana Carabia

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