Venerdì 17 Marzo 2006 - Libertà
Il dibattito sulla galleria d'arte Ricci Oddi
Chi donerebbe quadri per vederli chiudere in cantina?
Ho letto su Libertà del 28 febbraio scorso l'articolo di chi si definisce un "tecnico" ed un amministratore della Galleria Ricci Oddi, in evidente contrapposizione a me che mi considero solo un cittadino senza cariche, ma studioso e amante dell'arte; ciò non di meno credo che i miei titoli culturali, facilmente riscontrabili dall'elenco delle mie pubblicazioni di carattere artistico, assai note ed apprezzate da tutti i competenti in materia, cittadini ed esteri, rendano le mie opinioni non meno pertinenti delle sue, quanto a validità, competenza ed interesse.
L'Autore dell'intervento propone in sostanza di lasciare le cose come stanno per quanto riguarda le opere da esporre, salvo la riesumazione dai depositi non visitabili, di qualche altra opera per mostre saltuarie, rare e assai provvisorie; propone invece un incremento delle conferenze a tema tenute da studiosi - non a caso stranieri e non piacentini, almeno in prevalenza, che graverebbero però sullo striminzito bilancio della Galleria, che potrebbe solo essere in piccola parte rimpolpato dall'esazione di un adeguato affitto dei locali ora occupati graziosamente, ma senza alcun diritto legale, da parte degli Amici dell'Arte. Infatti l'autore dell'intervento non prevede alcun utilizzo da parte della Galleria di tali locali - pur auspicando di andare ad utilizzare quelli dell'ex palazzo Enel, ora della Fondazione - anche se potrebbero essere sede di un più vasto e parallelo programma espositivo stabile, a cui però si dice contrario. Devo osservare però che nessun potenziale donatore (la Galleria non ha i mezzi per acquisti onerosi) sarà più disposto a donare opere con la sola prospettiva di vederle seppellire nei depositi (salvo appunto assai sporadiche riesumazioni) o in qualche ufficio pubblico, con rischio di dispersione e di furto.
Tale problema, si pone ora in maniera assai pressante perchè è in arrivo l'importante e fondamentale "Donazione Mazzolini", con circa 800 opere, di proprietà della Curia vescovile, che non può certo gradire (a parte la donatrice, tuttora vivente) che solo due o tre di esse restino esposte in forma duratura nella Galleria-Sacrario, mentre tutte le altre, dopo una temporanea mostra, finiranno nella... tomba di famiglia. Non mi soffermo ulteriormente su tali concetti, già da me espressi più ampiamente in Libertà del 3 e 4 febbraio scorso, se non per ribadirli, in attesa che prima o poi le Autorità culturali di Piacenza si decidano ad affrontare seriamente il problema senza lasciarlo solo ai "tecnici" o a "studiosi" di varia specie, che hanno ovviamente in merito opinioni personali assai distanti, ma che potrebbero essere anche ragionevolmente conciliate. Mi ha invece assai sorpreso la pretesa di affiancare al direttore un comitato di studiosi e di insegnanti universitari (che suppongo tutti amici dell'autore). Noto con divertita sorpresa (ma non troppo) che tra questi Soloni - o pretesi tali - non figura nessun piacentino, neppure Ferdinando Arisi, che ha scritto la storia di tutti i quadri della Galleria "Ricci Oddi". Forse I'autore dell'intervento non lo ritiene sufficientemente competente o soprattutto non adeguatamente "amico". Gli altri membri del Consiglio hanno accettato tale proposta, o meglio, tale esclusione, senza fiatare? È vero che qualche volta dorme anche il buon Omero (e loro non pretendono certo di essere Omeri), ma direi che questa volta la ronfata ha superato della decenza, ma forse hanno solo cose più serie a cui pensare. Il direttore davvero non è all'altezza dell'incarico ed ha bisogno di consiglieri? Gli incarichi costano, la Galleria non ha soldi e la città non è tenuta a favorire gli "amici degli amici" in vena di scambievoli favori. Ho chiesto un pubblico dibattito sull'argomento Ricci Oddi. Ci si deciderà a organizzarlo o si aspetta che Giorgio Fiori, noto rompiscatole, finisca in cenere in un altro... deposito di famiglia non piacentino, ma bobbiese?
di Giorgio Fiori