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Venerdì 10 Marzo 2006 - Il Nuovo Giornale

Fondazione, i progetti per il territorio

Intervista al Dott. Giacomo Marazzi

Un ruolo di primo piano a livello di realtà piacentina è svolto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. L’ente di origine bancaria, istituito il 24 dicembre 1991, sviluppa infatti, coerentemente con i suoi obiettivi statutari, azioni di supporto sinergico e di sostegno alle iniziative in ambito culturale e socio-assistenziale del territorio.
L’area di attività della Fondazione è costituita dalla provincia di Piacenza e dal comune di Vigevano. Come e con quali obiettivi si sta muovendo rispetto al nostro territorio l’ente di via Sant’Eufemia? Lo abbiamo chiesto al suo presidente dott. Giacomo Marazzi.

— Quali sono i settori di intervento sui quali è maggiormente impegnata oggi la Fondazione di Piacenza e Vigevano?
Statutariamente, la Fondazione indirizza la proprio attività verso settori ammessi, di cui cinque rilevanti (arte, attività e beni culturali; educazione, istruzione e formazione; assistenza agli anziani; ricerca scientifica e tecnologica; volontariato, filantropia e beneficenza). Gli altri settori ammessi sono “famiglia e valori connessi” e “altri settori”.
Il Consiglio generale, l’organo che deve dare l’indirizzo di ripartizione di ciò che il Consiglio di amministrazione ritiene di erogare ogni anno, ha deciso per il 2006 di destinare, per quanto riguarda i settori rilevanti, il 30 per cento ad arte, attività e beni culturali, il 25 per cento a educazione, istruzione e formazione, il 15 per cento all’assistenza agli anziani, il 13 per cento a ricerca scientifica e tecnologica e l’8 per cento a volontariato, filantropia e beneficenza. Nell’ambito di questa ripartizione, con le risorse non impegnate, che derivano da programmi pluriennali degli anni precedenti, abbiamo progettato un certa strategia in ogni settore.
Nell’ambito dei nostri programmi, tra i più importanti c’è quello della ristrutturazione del palazzo ex Enel di proprietà della Fondazione che, come ci auguriamo, diventerà insieme alla Ricci Oddi un unico centro per mostre di arte contemporanea e del Novecento.
Abbiamo poi molti altri programmi, che vanno dagli incontri musicali al discorso della Fondazione Arturo Toscanini, ecc.

— Sono previsti interventi a favore del patrimonio artistico e culturale della diocesi di Piacenza-Bobbio?
Per la diocesi è prevista una serie di restauri già concordati. In alcuni casi si tratta di code dell’anno passato, che proseguono anche quest’anno; in altri si tratta di nuovi interventi. La cifra prevista rappresenta un buon 20 per cento del budget del settore arte, attività e beni culturali.
Poi, strada facendo, si aggiungeranno anche altri interventi, perché le richieste sono moltissime.

— È coinvolta la Fondazione nel progetto dell’allestimento di una mostra con la collezione di arte contemporanea che la diocesi ha ricevuto dalla signora Rosa Mazzolini?
La Fondazione possiede il palazzo ex Enel (in via Santa Franca, ndr) e mette a disposizione questo spazio per l’arte contemporanea, del Novecento e dell’Ottocento. In questo discorso, rientra ampiamente la collezione che la diocesi di Piacenza-Bobbio ha ricevuto in donazione. Abbiamo raggiunto infatti un accordo con il Vescovo e con il Vicario generale, in base al quale in una parte del palazzo verranno allocati i quadri di maggiore interesse della collezione.

— I tempi di realizzazione del progetto?
I tempi dipendono dal fatto di raggiungere un accordo con la Ricci Oddi e dal sapere quanti quadri deciderà di esporre la diocesi (si parla di un centinaio di opere). Dopodiché, i tempi sono quelli burocratici. Certo, quest’anno fanno una mostra in autunno, ma in quel caso del palazzo ex Enel non se ne parla, perché va ristrutturato.

— Parlando del vostro recente acquisto del Palazzo Rota Pisaroni di via Sant’Eufemia, quale sarà l’utilizzo dell’edificio?
Questo palazzo è veramente molto bello ed è legato alla storia della Cassa di Risparmio di Piacenza. Non si poteva pensare che la sua proprietà andasse fuori dalla città, come stava già accadendo.
Al suo interno faremo la sede della Fondazione. E il palazzo potrà anche essere usato per altre iniziative che emergeranno.

— Come incide la Fondazione sullo sviluppo dell’economia locale?
La Fondazione non ha un ruolo prettamente economico, ma di natura sociale e culturale. Essa però entra indirettamente in un discorso di natura economica quando ad esempio, per il settore ricerca scientifica e tecnologica, finanzia i consorzi Musp (Laboratorio macchine utensili e sistemi di produzione) e Leap (Laboratorio energia e ambiente Piacenza), oppure quando finanzia in modo incisivo sia il Politecnico che l’Università Cattolica. In questi casi, la ricaduta va anche sull’economia.

— Verso quali obiettivi intende muoversi oggi la Fondazione sul territorio?
Stiamo studiando e curando una serie di progetti relativi agli anziani, ai bambini e - pur non intervenendo in questo settore - in appoggio alla sanità. Tendiamo a indirizzarci verso progetti importanti, che lascino un segno, piuttosto che su interventi a pioggia. D’altro canto, ci rendiamo conto che la cosiddetta erogazione a pioggia non può essere tolta, perché i bisogni sono tantissimi, e quindi cerchiamo di combinare queste due esigenze.

Laura Dotti

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