Lunedì 20 Febbraio 2006 - Libertà
Da De Chirico a Fontana, agli Amici dell'Arte prime immagini del lascito "Mazzolini"
Tra i "misteri" del Museo Diocesano
Ha più volte ripetuto la parola "mistero" don Giuseppe Lusignani, delegato per la costituenda fondazione che gestirà il Museo Diocesano, intervenuto ieri mattina all'associazione Amici dell'Arte per tenere una conferenza sul lascito di Domenica Rosa Mazzolini alla Diocesi di Piacenza-Bobbio.
Il giovane sacerdote ha però precisato: «Il mistero è dettato dal fatto che occorre fare i passi giusti» riferendosi alla destinazione finale delle opere che allo stato attuale non sono ancora state mostrate. Qualcosa di nuovo dalla sua relazione, di carattere filosofico più che artistico, è comunque emerso. Soprattutto si sono viste le prime immagini della collezione. Naturalmente non è la stessa cosa rispetto a una visione diretta delle opere, ma intanto una decina di dipinti (sui 900 circa della donazione, un'ottantina di sculture comprese) hanno svelato il loro volto, lasciando trapelare notizie, o meglio indizi, anche sulla personalità del collezionista.
Su questo aspetto don Lusignani ha spiegato che le opere sono il frutto della passione di più persone. Soffermandosi sulla tela di Giorgio De Chirico, Ippocrate rifiuta i doni, nella quale il pittore ha rappresentato «gli strumenti medici di uno specialista del XX° secolo», è parso ai più che il principale collezionista dovesse essere un dottore, forse medico curante dello stesso artista. Tra il materiale del lascito, don Lusignani ha spiegato che vi è anche una missiva di De Chirico «che arricchisce di un elegante ricciolo la propria firma alla lettera che annuncia il suo imminente arrivo», oltre a bigliettini di Lucio Fontana e di Massimo Campigli. Di quest'ultimo ha mostrato i quadri Le bagnanti e Figura femminile; il fondatore dello Spazialismo è invece stato presentato attraverso Concetto spaziale del 1956. Sono stati inoltre citati: Virgilio Guidi (Ritratto di donna), Enrico Baj (Semaforo animato), Emilio Gola, Giuseppe Capogrossi, Gianfilippo Usellini, Fiorenzo Tomea (Candele e Natura morta), Carlo Carrà (Marina con case, 1952), Ottone Rosai, Achille Funi e il dissacratore Piero Manzoni (celebre per la Merda d'artista con la quale scandalizzò alla Biennale del 1961, ma che nella collezione della Diocesi dovrebbe essere rappresentato da uno dei suoi achromes). I limiti cronologici dei dipinti della donazione sono racchiusi - ha precisato il sacerdote - tra la fine degli anni '20 e gli anni '90. Ai primi apparterrebbe I gladiatori di Giorgio De Chirico, quadro di un ciclo su cui il padre della metafisica era tornato periodicamente e al quale si era dedicato a Parigi dal 1925 al 1930. Un soggetto a lungo ritenuto imbarazzante, in quanto - osservava Paolo Baldacci, curatore della mostra a Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo nel 2003 - «creava disagio per le scene ispirate alla violenza e per quei grovigli di nudi maschili non esenti da un sospetto di latente omosessualità». Nel lascito anche opere di Filippo De Pisis. «La collezionista è stata una delle pochissime persone a salutare a Ferrara il maestro-pittore nel 1956, al suo funerale», ha detto don Lusignani, commentando la natura morta, Hommage a Morandi, e Brugherio, dipinto dall'artista nell'ultimo anno della sua vita, quando era ricoverato a Villa Favorita. Ad introdurre l'incontro, il presidente degli Amici dell'Arte, Luigi Galli, accanto al vicepresidente Giorgio Federici.
Anna Anselmi