Lunedì 27 Febbraio 2006 - Libertà
Un altro importante successo all'auditorium "Paganini" di Parma per la formazione nata a Piacenza poco più di un anno fa
"Cherubini", omaggio a Shostakovich
La trascrizione di Rudolf Barshai per l'orchestra giovanile
PARMA - Un altro importante appuntamento parmigiano - dopo quello dello scorso novembre, al Teatro Regio insieme al maestro Riccardo Muti - ha caratterizzato l'attività dell'orchestra giovanile "Luigi Cherubini" nata poco più di un anno fa a Piacenza, che diretta da Rudolf Barshai, si è esibita l'altra sera all'auditorium "Paganini" di Parma, nell'ambito della stagione concertistica promossa dalla città ducale.
Inserito nel Progetto Shostakovich,il percorso culturale e musicale voluto dalla Fondazione Teatro Regio, in occasione del primo centenario della nascita del compositore russo, il concerto - preceduto, nella giornata di venerdì alla Casa della Musica di Palazzo Cusani, da un convegno interamente dedicato a Shostakovich e al quale è intervenuto, con le sue testimonianze, anche il maestro Barshai, allievo e collaboratore del grande musicista - ha proposto, nella prima parte della serata, la Sinfonia da camera per archi op110, (composta da Shostakovich nell'estate del 1960 per il Quartetto Beethoven in attesa della sucessiva esecuzione del 2 ottobre), nella trascrizione dello stesso Barshai.
Evocativa, nei suoi cinque tempi -Largo, Allegro, Allegretto, Largo, Largo - di un silenzio annunciato e insieme contraddetto, la sinfonia sembra offrirsi all'impatto con un adagio estremo: una sorta di serenata allo sfinimento che pare ribellarsi nell'attacco quasi isterico dell'Allegretto successivo, prima di ricomporsi nella quiete del Largo finale, secondo un andamento che qualcuno ha voluto assimilare a lancinanti intermittenze del cuore.
Accenti completamente diversi, affrontati peraltro con grande duttilità dalla giovane formazione orchestrale, hanno caratterizzato la seconda parte del concerto, tutta improntata alla luminosità della Sinfonia in re maggiore op. 73 di Brahms: la composizione ultimata nel 1877, dopo appena un'estate di stesura,e presentata a Vienna a fine anno, con la quale il compositore tedesco sembra affrancarsi dalla ossequiosa influenza beethoveniana. Si diceva dello slancio che permea tutto l'Allegro iniziale: un'energia creativa che se appare stemperarsi nella malinconia dell'Adagio successivo ritrova nuova linfa nel fantasioso Allegretto che precede il movimento finale: quell'Allegro con spirito, delineato con tratto rapidissimo, nel conseguente fluire di una forma sinfonica che sembra sgorgare dall'estrema naturalezza.
Al termine, gli applausi di un pubblico particolarmente attento e la visibile soddisfazione del grande direttore d'orchestra hanno siglato l'esibizione.
Daniela Bigliardi