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Domenica 12 Febbraio 2006 - Libertà

Il maestro ha presentato ieri al "Nicolini" il concerto in programma domani al Teatro Municipale

Prêtre: dirigere? Questione di magia
«Che bello stare in Conservatorio, è come tornare indietro»

PIACENZA - Brillante, Prêtre. Ieri, all'incontro aperto al pubblico in Conservatorio, non solo si è visto un grande direttore d'orchestra ma anche un uomo simpatico, con l'animo e gli occhi giovanissimi, che ha fatto trapelare la sua viva passione per la musica (dietro le quinte, in attesa dell'incontro, strimpellava un clavicembalo e scherzava con il pianista Gabriel Tacchino, divertendosi un mondo).
L'occasione per i presenti è stata davvero unica e, come si è augurato il direttore del "Nicolini" Fabrizio Garilli e come ha annunciato l'assessora al Teatro Giovanna Calciati, è stata «la prima di una lunga serie di iniziative di collaborazione con il "Nicolini"». Alla presentazione erano presenti anche Maurizio Roi, presidente della Fondazione Arturo Toscanini, e il pianista Tacchino. Ma tutti gli occhi erano per lui, "asso del podio" che ha girato il mondo dirigendo i più grandi interpreti, dalla Callas alla Freni, e che domani sera alle 21 al Municipale dirigerà la Filarmonica Toscanini in An american in Paris e Rhapsody in blue di George Gershwin e Ma mère l'oye e Bolero di Maurice Ravel.
«Sono contento di essere qui in Conservatorio - ha esordito Prêtre -: per me è un souvenir straordinario perché io amo ritornare indietro e con la musica bisogna sempre tornare all'inizio». E ha ricordato come, a Parigi, oltre allo studio del pianoforte prese lezioni di tromba «perché costava meno del corno e dell'oboe». Sul programma di domani, Prêtre ha sottolineato come «Gershwin e Ravel siano un'ottima associazione, ben equilibrata, che ho diretto tante altre volte». Quando Garilli ha chiesto al maestro come si fa ad entrare in sintonia con l'orchestra, Prêtre ha dato una lezione di grande umiltà. «Per me dirigere una grande orchestra è già un lusso. E' come avere un cavallo di razza. Io sono il cavaliere e devo guidare, ma l'importante è avere comunione con l'orchestra. Certo, prima ci sono le prove e la conoscenza. Quando si riesce a spiegare un fraseggio, è magnifico. Però la verità è che avviene per magia e non so assolutamente come né perché».
A proposito di umiltà, Prêtre ha ricordato come tutti i grandi artisti con cui ha lavorato, inclusa la Callas, erano «artisti e non star, persone semplici e per questo il rapporto di collaborazione funzionava così bene». Alla domanda se c'è qualcuno tra i giovani direttori d'orchestra che sente suo potenziale erede, ha risposto: «Nessuno, non esiste nessun direttore uguale all'altro. Ai giovani si possono dare consigli e infondere loro fiducia. Io, ad esempio - confessa -, da giovane avevo un pessimo carattere perché non avevo fiducia in me stesso». Infine Prêtre ha rimarcato come il Bolero di Ravel, che viene proposto di frequente, sia un balletto e, come tale, «limitato» mentre invece la musica non ha limiti: «Io lo dirigo a modo mio, inserisco due carezze per ottenere una maggiore sensualità». E quando qualcuno del pubblico gli ha chiesto di inserire nel programma di domani, data la presenza di Tacchino, il Concerto di Varsavia in memoria dell'Olocausto, Prêtre ha risposto: «Domani non è il Giorno della Memoria. L'importante è il pensiero, non l'anniversario. Quando dirigerò il finale di Ma mère l'oye, che è angelico, io però penserò all'Olocausto». A fine incontro studenti hanno avvicinato il maestro, che ha risposto sorridente, confermando che chi nella vita è davvero grande non ha bisogno di essere superbo».

e. bag.

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