Sabato 4 Febbraio 2006 - Libertà
Conferenza di Anna Coccioli
Ville di campagna: semplici all'esterno splendide all'interno
Il sistema palazzo-villa letto attraverso alcuni degli esempi più significativi del Piacentino. Ieri pomeriggio all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Anna Coccioli Mastroviti ha concluso nelle campagne l'itinerario avviato la volta scorsa tra le residenze nobiliari di città. Un'iniziativa, introdotta dal capo delegazione Fai (Fondo ambiente italiano) di Piacenza, Domenico Ferrari, per diventare più consapevoli dei valori del patrimonio artistico-architettonico locale.
La conferenza di Anna Coccioli ha considerato le residenze patrizie urbane e suburbane come due diverse espressioni di un connubio molto stretto, rintracciabile anche nel codice estremamente simile adottato: massima semplicità all'esterno, splendore decorativo e ariosità all'interno, per lo meno fino al periodo barocco che disegnava gli spazi sulla base delle esigenze del cerimoniale sociale. Nel '700 gli ambienti verranno calibrati in base soprattutto alla loro funzionalità, ferma restando una sorta di "reticenza" a far intravedere esteriormente la ricchezza di doppi volumi e scaloni.
Abitazioni di città e villeggiature estive si sviluppano sempre come attestazioni visibili dell'importanza del casato e questo anche nel secolo XVIII. Tra i casi citati nell'ampio excursus guidato da Anna Coccioli Mastroviti, Palazzo Cavazzi della Somaglia in via Taverna, che ha la sua "propaggine" in campagna nella villa di famiglia a San Pietro in Cerro. «L'uso del cotto a vista denota un pauperismo decorativo molto esibito». Gli annessi rurali ricordano come le ville fossero anche unità produttive.
Nel paese della bassa Valdarda una situazione più articolata è quella messa in campo dalla famiglia Barattieri. Alla dimora cinquecentesca in Strada Levata (oggi via Taverna) corrispondono il castello e la villa, «sdoppiamento della residenza suburbana». Esempi analoghi si riscontrano con gli Scotti di Vigoleno, i Ferrari, i Nicelli di Viustino e gli Arcelli di Corticelli.
La relatrice si è soffermata su villa Marazzani Visconti a Montanaro (omologa del palazzo in piazza S. Antonino), della quale non è ancora stato individuato il progettista. Tra i rebus attribuitivi, anche quello relativo alla decorazione di Palazzo Torti a Fiorenzuola, ascrivibile - ha ipotizzato Anna Coccioli - ad Antonio Alessandri o a Francesco Natali. Molta attenzione è stata riservata anche all'analisi del Casino Niccoli Scribani (noto alle cronache come Villa Serena), il cui scalone leggerissimo è un capitolo importante nell'evoluzione del sistema di salita negli edifici, tema ancora tutto da esplorare in modo sistematico nel Piacentino. Anche qui, il blocco stereometrico esterno poco lascia intuire del gioco straordinario degli interni, mentre un unico asse dallo stradello antistante taglia prospetticamente il corpo di fabbrica fino al giardino all'italiana retrostante.
a.a.