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Venerdì 27 Gennaio 2006 - Libertà

Cultura & colori - Al teatro di Rottofreno nuova tappa del festival domani sera, parla il protagonista

«La mia musica per ricordare»
Il pianista Levi Minzi in memoria di tutti gli olocausti

ROTTOFRENO - Sono molte le commemorazioni per la Giornata della Memoria. Tra queste, alcune assumono un significato particolare, sia perché hanno un substrato culturale molto "alto" sia perché il messaggio contenuto, lungi dal rasentare demagogia, è profondo e personale.
È questo il caso del concerto che il famoso pianista Carlo Levi Minzi terrà domani alle 21.15 al Teatro di Rottofreno nell'ambito della rassegna Cultur&Colori, organizzata dall'associazione culturale Tetracordo diretta da Livio Bollani col patrocinio della Provincia e dei Comuni di Rottofreno e Sarmato, il sostegno economico di Banca regionale europea e Fondazione di Piacenza e Vigevano, partnership con Editoriale Libertà, cinema Jolly e centro commerciale "Il gigante".
Carlo Levi Minzi ha tenuto concerti in tutta Europa e in America ed effettuato numerose registrazioni radiotelevisive e discografiche. Il suo repertorio vanta più di 50 concerti per pianoforte e orchestra. Insegna al conservatorio di Milano ed è stato visiting professor in college e università americane e sudamericane.
Il concerto che il pianista terrà domani parte da una forte motivazione: quella di non dimenticare la tragedia della Shoah, ascoltando la musica composta da artisti che - come ci spiega lo stesso maestro - hanno subìto il dramma della deportazione o comunque brani contestualizzati in quel terribile periodo. Ma il maestro Levi Minzi ci concede anche una delicata confidenza personale: la sua famiglia subì la crudeltà e la disumanità delle leggi antiebraiche.
Maestro, per il "concerto della memoria" lei ha scelto brani molto particolari. Quali?
«Quattro sono i pezzi in programma: l'Opera 19 di Arnold Schoenberg, la Prima Sonata di Viktor Ullmann, la Prima Sonata op. 6 di Alexander Scrjabin e la Sonata in Si bemolle op. 35 di Fryderyk Chopin. Tra l'altro, queste ultime due si concludono con una marcia funebre. E infine, il Notturno in Do diesis di Chopin, che fu l'ultimo pezzo suonato da Radio Varsavia quando arrivarono le cannonate. Il brano viene infatti suonato anche in una scena del film Il pianista».
Anche la sua famiglia è stata perseguitata: le andrebbe di parlarne?
«Questa tragedia ha toccato la vita di molti ebrei italiani e il mio nome tradisce chiaramente le mie origini. Quindi, la mia famiglia non ha fatto eccezione. Mio nonno è stato deportato e non è mai più tornato, l'altro nonno, che insegnava all'università, ha perso il lavoro a causa delle leggi razziali e altri familiari furono deportati. Io, che sono nato dopo, ho però ascoltato costantemente i racconti di questa tragedia familiare. Ricordo che mia nonna continuava a vivere nella paura che potesse accadere di nuovo qualcosa di simile e, in un certo senso, riviveva il suo dolore insieme ai nipoti».
I brani che lei ha scelto e che interpreterà sono più legati alla sensibilità artistica o all'esperienza personale?
«Diciamo che un artista, più che avere una maggior sensibilità ne possiede una "diversa" rispetto a chi non lo è. Ma io spero di non metterci esperienza personale perché penso che il mio dovere sia suonare. L'impegno civile e sociale sono cose diverse dalla professionalità. Inoltre, vorrei ricordare che la tragedia dell'Olocausto è stata immane per gli ebrei, ma anche per gli zingari, i polacchi, i russi... Per cui il concerto vuole commemorare gli uni e gli altri, è dedicato a tutti, inclusi i popoli dell'area slava: per questo suonerò anche Chopin, l'esule, e Scrjabin, per non scordare l'invasione russa. Ricordare è importante e bisogna continuare a farlo. Ma la memoria deve essere rivolta a tutti e non solo agli ebrei».

Eleonora Bagarotti

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