Domenica 15 Gennaio 2006 - Libertà
Municipale - Con il bravo direttore e solisti un viaggio tra autori come Dallapiccola, Mazza e Mahler
Webb, un Novecento da ricordare
Sul podio dell'Orchestra del Regio, un'energica direzione
Piacenza - La stagione sinfonica del Teatro Municipale, curata dalla Fondazione Arturo Toscanini di Parma, ha ospitato l'altra sera una performance originale e ben riuscita. Il maestro Jonathan Webb ha elegantemente diretto l'Orchestra del Teatro Regio di Parma in un coraggioso percorso di musica contemporanea, pieno di insidie esecutive, convogliato in finale nella struggente Sinfonia n. 4 in Sol maggiore di Gustav Mahler.
In apertura sono risuonate le note del Preludio magico di Vito Frazzi, compositore parmense che si formò nella Firenze colta del primo Novecento, diventando successivamente un "pioniere" della composizione. Il brano, eseguito con grazia dalla formazione del Regio, è del 1937 e incarna, nella sua brevità, alcuni nostalgici passaggi "alla Debussy" con ambiziose alternanze cromatiche sottolineate, in particolare, dal lavoro dei fiati, delle arpe e delle percussioni. Con Luigi Dallapiccola, di cui è stato proposto Tartiniana seconda per violino e orchestra (quest'ultima ridotta all'osso), a brillare è stato il giovane e capace solista Michelangelo Mazza. Dopo una Pastorale dal taglio decisamente moderno, Mazza è scivolato con duttilità al Tempo di bourrée, composta con implicita richiesta di un virtuosismo quasi sovrumano, sempre sul filo del rasoio (riconoscibili i temi, i motivi e gli stilemi di Tartini).
Mazza è stato bravissimo anche nel Presto: leggerissimo e nelle Variazioni. Il violinista è stato a lungo applaudito dal pubblico, al quale ha regalato un bis altrettanto degno di essere inserito nella parentesi contemporanea delle prima parte del concerto: Sol occubuit per violino solo del compositore ticinese Carlo Florindo Semini, scomparso nel 2004.
Più tardi il sipario si è riaperto con la Quarta di Mahler, il cui inizio è stato sottolineato dai toni gioiosi e celestiali, presto resi malinconici da armonie che rimandavano al concetto di morte. La direzione di Webb si è rivelata sicura e assai misurata, mai sopra le righe sia per quanto riguardava la tenuta del tempo sia per quanto concerneva le dinamiche.
La Sinfonia n. 4 segna una tappa tormentata nella vita di Mahler e rimarca il ruolo fondamentale avuto dall'antologia Il corno magico del fanciullo, fonte di ispirazione per le sue prime quattro sinfonie. Si tratta di un volume di fiabe e poetiche leggende raccolte da Achim von Arnim e Clemens Brentano, dedicata a Goethe (Des knaben wunnderhorn è il titolo originale).
Dopo la dolce nostalgia del Terzo movimento, avvolgente e davvero suggestivo, all'orchestra s'è aggiunta la voce del soprano Annick Massis, che ha cantato il "cuore" della Quarta: quel finale che Mahler ha steso in forma di Lied, cellula primordiale dell'intera composizione. L'originalità, espressiva e non solo musicale, sta nella "Vita celestiale" che il compositore insinua nell'interpretazione del soprano, suggerita dai toni bucolici, come da fanciullo. Un insegnamento preso alla lettera dalla Massis, che non ha mai ceduto a quelle gutturalità vocali nelle quali è piuttosto facile cadere quando si canta in lingua tedesca. Il soprano, ben sostenuto da un'orchestra quasi sottovoce, si è infatti espresso in maniera leggiadra e dolce come suggerisce il finale, tra morte terrena e pace celeste: «Nessuna musica c'è sulla terra / che possa paragonarsi alla nostra. / Undicimila vergini / hanno il coraggio di danzare! / Sant'Orsola stessa ride! / Cecilia e i suoi parenti / sono ottimi musicanti. / Le voci angeliche / esortano i sensi / a risvegliarsi di gioia».
Eleonora Bagarotti