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Giovedì 5 Gennaio 2006 - Libertà

La prima de "La forza del destino"

Dopo la "prima" il bilancio di direttore, cantanti e regista, stasera replica
«Ripagati dal calore del pubblico»
Protagonisti felici.
«Una maratona, ma vale la pena»

PIACENZA - In scena l'altra sera al Municipale la "prima" della Forza del destino di Verdi nell'allestimento curato dalla Fondazione Toscanini (stasera alle 20.30 la recita per il turno B).
Cast soddisfatto dell'impatto col pubblico dopo la recita.
«Posposta la sinfonia a dopo il primo quadro - dice Mauro Corna nei panni del marchese di Calatrava - ti trovi davanti al pubblico a freddo, è un'emozione che può far male, ma subito la musica ti rincuora». Il regista Beppe De Tomasi applaude cantanti e collaboratori: «I ragazzi sono bravi, artisti e macchinisti con tanti cambi di scena. Sono soddisfatto e mi pare anche il pubblico».
Stessa soddisfazione si coglie nelle parole del maestro direttore. «E' sempre un piacere - dice Julian Kovatchev - dirigere un complesso con cui si ha un rapporto di collaborazione professionalmente alto, così da formare un'unità d'intenti straordinaria, ma anche umanamente importante, di stima e fiducia reciproche. Il pubblico ha passione, si sente, è per noi un'energia che sollecita e la musica di Verdi fa il resto».
A congratularsi con gli artisti in palcoscenico sale anche Maurizio Roi, il nuovo presidente della Fondazione Toscanini, già presidente Ater. «La forza della nostra regione - dice Roi - è nel convincimento che la cultura sia un servizio dovuto ai cittadini, di crescita complessiva e di leva allo sviluppo anche economico.
La vita culturale dei nostri Teatri rappresenta una punta di eccellenza che è impegno mantenere anche nei momenti di maggiore difficoltà».
Il maestro del Coro Corrado Casati è visibilmente soddisfatto della resa del complesso. «Il Coro canta spesso diviso, si deve adattare a diverse situazioni sceniche. Sono difficoltà in più, ma nel susseguirsi delle recite si è acquistata sicurezza e il miglioramento complessivo è evidente». Michèle Capalbo (donna Leonora), in scena dall'inizio alla fine, sorride felice della bella accoglienza del pubblico: «Questi sono i miei personaggi - dice il giovane soprano - Amo tantissimo Verdi, tutte le sue eroine, ma ho un desiderio nel cassetto, fare finalmente Liù. Non tradisco Verdi, ma Puccini..».
Il tenore Rubens Pelizzari e il baritono Ivan Inverardisono nemici acerrimi in scena, però amicissimi. Entrambi sono bresciani. «Questa è veramente una maratona - dice Inverardi - opera lunghissima che impegna vocalmente. E' necessario dosare bene le forze, stare ad aspettare in camerino, tanta è la tensione emotiva, è peggio che stare in palcoscenico. Con Rubens ci intediamo e ci facciamo forza l'un l'altro». Conferma il giovane tenore, che dopo il primo quadro deve attendere il terzo atto per entrare di nuovo in scena. «Sento la grande responsabilità - dice - ma la parte è di grande soddisfazione, eroica, eccitante e il calore del pubblico è di grande aiuto».
Paolo Bordogna (frate Melitone) scherza con Kostantin Gorny, entrambi molto compresi nel costume monacale. «Adesso mi sento a mio agio come padre Guardiano - dice il basso russo -, mi sento sicuro nel gesto, per dare nobiltà al personaggio, come piace al pubblico, che io benedico augurando pace e bene».
Rossana Rinaldi (Preziosilla) è sorpresa della critica non proprio favorevole. «Il personaggio l'ho affrontato più volte a Zurigo, a Parma, senza problemi. La parte non è facile, un canto acuto. Al Municipale torno con piacere dopo Rigoletto con il regista Marco Bellocchio».
La piacentina Giovanna Beretta (cameriera di Leonora), dopo il primo quadro può seguire l'opera da spettatrice. «E' una collaborazione a cui tengo molto - dice - sono piccole parti che mi consentono un continuo approfondimento dei ruoli e un arricchimento personale». La Beretta è reduce da una breve trasferta a Roma dove ha preso parte alle riprese del nuovo film di Bellocchio. «Non passo al cinema, resto fedele alla lirica - sorride Giovanna -, Sono stata chiamata per un breve intervento, canto durante un matrimonio, non posso dire altro».

Giancarlo Andreoli

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