Martedì 20 Dicembre 2005 - Libertà
«Tre grammi di trizio per salvare l'umanità»
Il professor Coppi: Caorso il luogo adatto per sperimentare la fusione nucleare. «Garanzie di sicurezza»
Il papà di Ignitor illustra il suo progetto:
«Tre grammi di trizio per salvare l'umanità»
Piacenza - Tre grammi di trizio in dieci anni per sperimentare la fusione nucleare e salvare il pianeta dall'inarrestabile cambiamento climatico che lo porterà alla rovina.
E' questa la proposta del professor Bruno Coppi, docente al Mit di Boston che ieri ha illustrato pubblicamente il progetto sperimentale Ignitor, da lui ideato per verificare la possibilità della fusione nucleare, durante la conferenza organizzata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano in collaborazione con la Camera di Commercio e con Confindustria di Piacenza.
«Esistono gravi preoccupazioni per il continuo impiego su vasta scala dei combustibili fossili, che hanno pesanti conseguenze, dall'effetto serra in poi, sui cambiamenti climatici della Terra. Questo andamento non è sostenibile e occorre cominciare a muoversi con azione decisive per arrestarlo», ha affermato Coppi facendo riferimento a numerosi studi pubblicati nel 2005 da vari esperti, e ribadendo la necessità di reperire fonti di energia alternative quale quella nucleare. Il professore, però, non pensa alla fissione, ma alla sperimentazione sulla fusione che vorrebbe attuare a Caorso, nella sede della centrale nucleare.
Per Ignitor occorrono, ha spiegato Coppi, tre grammi di trizio, un isotopo dell'idrogeno a bassa radioattività, materia prima per l'esperimento, e dieci anni di sperimentazione. «Caorso è un sito con strutture e dotazioni, quali un importante allacciamento alla rete idrica nazionale, che lo rendono ideale per ospitare, con costi minimi, esperimenti avanzati volti a provare la fattibilità scientifica dei reattori a fusione. Questi si basano su reazioni che fondono gli isotopi pesanti dell'idrogeno e hanno caratteristiche profondamente diverse dai reattori a fissione».
Il ricorso all'energia nucleare permetterebbe la produzione di energia elettrica, ma anche dell'idrogeno da utilizzare come combustibile senza aumentare l'emissione di anidride carbonica, secondo Coppi. Altro fattore che gioca a favore del reattore a fusione è che esso è per natura a sicurezza intrinseca: non richiede, cioè, l'assistenza di sistemi di sicurezza attivi. In caso di malfunzionamento o errore umano la reazione di fusione si spegne in tempi rapidissimi da sola. «E' difficile convincere la popolazione, il nucleare è una medicina che non piace a nessuno ma che bisognerà prendere, e presto, perché ora è il momento di agire se vogliamo cambiare le sorti del pianeta» ha aggiunto il professore, spiegando che «Ignitor è la prima macchina al mondo ad essere in grado con molta probabilità di superare la fase di accensione».
«Vari esperimenti effettuati - ha concluso Coppi - hanno dimostrato hanno bisogno di dimensioni piccole e grandi campi magnetici. Siamo andati a Caorso, e abbiamo visto che Ignitor, che misura sette metri per sette e pesa 700 tonnellate, ci starebbe benissimo».
Alessia Strinati