Mercoledì 30 Novembre 2005 - Libertà
Dietrich, cattivi pensieri ed emozioni senza tempo
In serata in Fondazione il secondo omaggio a Marlene.
Con Beretta, Costanzo e Verrone
Piacenza - Con Un'emozione senza tempo: Marlene Dietrich si racconta si congeda questa sera (mercoledì), alle ore 21 all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano (in via S. Eufemia, 12), il breve ciclo di incontri organizzato dal Centro italo-tedesco di Piacenza-Lodi come omaggio a uno dei miti del '900.
La volta scorsa era stata la stessa Dietrich a rivelarsi (e a nascondersi dietro una maschera di irraggiungibilità) davanti alla cinepresa di Maximilian Schell, improvvisatosi intervistatore nel 1984 del film da lui diretto Marlene. Stasera sarà ancora la Dietrich stessa, in un certo senso, a prendere la parola, in un recital-concerto nel quale si potranno ascoltare le canzoni preferite dalla diva e brani tratti dai suoi libri, tra cui lo spiritoso Dizionario di buone maniere e cattivi pensieri. Voce narrante sarà Aldo Verrone. Ad interpretare il repertorio dell'affascinante attrice sarà il soprano Giovanna Beretta, accompagnata al violino da Paolo Costanzo e al pianoforte da Nicola Montenz (autore anche degli adattamenti musicali).
Una passione molto forte, quella nutrita per la musica dalla Dietrich, che aveva iniziato da piccola a studiare il pianoforte e il violino, costretta però a interrompere la sua formazione musicale da problemi di salute. La sua voce dal timbro inconfondibile resterà comunque uno dei suoi strumenti di espressione preferiti, per cantare la sua Germania, anche quando la scelta dei suoi compatrioti di appoggiare il nazismo decreterà per lei un lungo e sdegnoso esilio negli Stati Uniti.
Nelle pellicole interpretate da Marlene Dietrich spesso risultano indimenticabile le scene in cui, nelle vesti di una soubrette, canta motivi entrati nell'immaginario collettivo. Il suo apporto di cantante fu utilizzato, durante la seconda guerra mondiale, anche dall'esercito alleato, per rincuorare le truppe al fronte con spettacoli di cui protagonista era proprio la voce intensa della Dietrich.
Una donna colta, brillante, ironica e, probabilmente, disillusa e concreta. A Maximilian Schell che le chiedeva di ritornare con la mente alla Berlino della sua infanzia, rispondeva di essere affezionata alle persone, ma non ai luoghi. Sulla scelta di abbandonare la Germania hitleriana, precisava non fosse invero colpa sua se i tedeschi avevano deciso di appoggiare i crimini nazisti arrivando a dire, come ha citato Milena Tibaldi Montenz, presidente del Centro italo-tedesco: «Le lacrime che ho versato per la Germania si sono asciugate. Mi sono lavata la faccia».
Anna Anselmi