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Lunedì 28 Novembre 2005 - Libertà

Molti interventi domani in programma alla cappella ducale di Palazzo Farnese

Al Convegno sul Bollettino storico piacentino riflettori puntati sugli studi di Stefano Fermi

Una giornata di studi, domani, per i 100 anni del "Bollettino storico piacentino". Alla Cappella Ducale di Palazzo Farnese i lavori verranno aperti alle ore 9.30. La mattina si alterneranno le relazioni di: Giovanna Rabitti (La nascita della rivista nel panorama culturale nazionale tra la fine dell'800 e il primo decennio del '900), William Spaggiari (Stefano Fermi e gli studi sul primo '800), Massimo Baucia (L'eredità Fermi: le carte di studio presso la Biblioteca Passerini Landi), Anna Riva (Corrispondenza, carte private e materiali di collezione di Stefano Fermi presso l'Archivio di Stato) e Angelo Cerizza (Stefano Fermi e il fascismo).
Nel pomeriggio l'attenzione si sposterà sugli anni della direzione di Stefano Fermi, che fu alla guida del periodico dal 1906 al 1952. Interverranno: Daniela Morsia (La rivista negli anni della direzione di Stefano Fermi), Piero Castignoli (La rivista e la ricerca storica sul Medioevo e l'età moderna), Maria Luigia Pagliani (Il "Bollettino storico piacentino" per una politica di tutela dei monumenti e delle istituzioni culturali), Antonella Gigli (Elementi di storia dell'arte nelle pagine della rivista) e Carlo Emanuele Manfredi (Emilio Nasalli Rocca collaboratore di Stefano Fermi). Un primo bilancio del secolo di vita della rivista è tracciato dall'attuale direttore Vittorio Anelli, nell'editoriale del fascicolo I dell'anno C, appena pubblicato, nel quale annuncia anche le prospettive future: «Continuare a svolgere in modo più efficace e sistematico la raccolta e la diffusione di informazioni archivistiche e bibliografiche, arricchire di nuove competenze la redazione e allargare la rete di relazioni con gli istituti di ricerca; nella convinzione di riproporre così, nelle forme adeguate ai tempi, il progetto di Stefano Fermi». Il Bollettino era nato nel dicembre 1905 a Palazzo Mandelli per volontà di un'associazione di «studiosi per così dire di professione o cultori dilettanti di storia, letteratura e arte locale». Il vero ideatore fu comunque Stefano Fermi che cercava così di coinvolgere anche Piacenza in «quell'intenso movimento che - grazie soprattutto a un nuovo più severo e rigoroso metodo di critica - si è manifestato da parecchi decenni in tutta Italia nel vasto campo degli studi storici». Nelle intenzioni, il Bollettino non doveva essere «mero foglio provinciale o locale», ma funzionare da «raccordo fra la storia di Piacenza (e del suo territorio e/o ducato) e la storia tout-court», come spiega Piero Treves alla voce Stefano Fermi del Dizionario biografico degli italiani. Il convegno di domani è organizzato in collaborazione con Provincia, Comuni di Piacenza e Caorso, Fondazione di Piacenza, Archivio di Stato e Amici del Bollettino storico piacentino.

a. ans.

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