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Domenica 20 Novembre 2005 - Libertà

Fitta giornata di dibattiti ed eventi organizzati dalla Consulta Cultura, che riunisce una ventina di sodalizi

Apre palazzo Gotico e la città accorre
Dal salone-simbolo le associazioni chiedono più spazi e più ascolto

Nessuno resiste al Gotico caldo, illuminato, libero da sovrastrutture, smagliante nei colori degli affreschi. E i piacentini sono accorsi curiosi, fieri.
Il salone municipale, aperto in via eccezionale, diventa il simbolo di una voglia di esprimere vivacità intellettuale, creatività, la storica ricerca di spazi dove comunicare passione per le arti.
Questo accadeva ieri nel tardo pomeriggio e in serata. Ma la giornata della cultura è iniziata ben prima: in mattinata il sindaco Roberto Reggi entra in Sant'Ilario con galosce blu di plastica sopra le scarpe, in sorprendente contrasto con la giacca di pelle nera, e le indossa impassibile anche l'ex assessore comunale alla Cultura Stefano Pareti, seduto tra il pubblico. Una nuova moda? Un temporale improvviso? Altri autorevoli personaggi, politici e non, scivolano al loro posto su coloratissime "pattine" di feltro sul pavimento dell'Auditorium dove si svolge una tavola rotonda, presente in ascolto l'assessore Alberto Squeri. I più spiritosi si infilano un simil-cornetto acustico all'orecchio distribuito ad hoc, come se la cultura chiamata in dibattito parlasse così piano o così da lontano da non essere quasi udibile.
Il giorno delle associazioni parte con una divertita provocazione di Alberto Esse/Luogomobile («il Sant'Ilario è l'unico spazio che abbiamo, bisogna tenerlo bene e non sporcarlo» spiega lo stesso Alberto Spagnoli). Il leitmotiv è cercare spazi fisici ed esistenziali dove esprimersi (a costi non proibitivi), ma anche spazi di ascolto, troppo scarsi, lamenta Carla Fontanelli, che coordina la Consulta Cultura e ne riferisce gli umori: «Finora si è tenuto conto relativo dei nostri pareri, le richieste non hanno trovato accoglienza presso gli organismi preposti».
E lo sforzo congiunto delle associazioni che compongono la Consulta, una ventina, è un'energica affermazione di vitalità dei gruppi piacentini. Performance, spettacoli e installazioni finiscono per gravitare tutti intorno a Palazzo Gotico, teatro di eventi, evento esso stesso. Tira aria di spirito critico tra le associazioni, che lamentano - con molto garbo - pochi fondi, anche per effetto dei tagli governativi e pochi luoghi dove esprimersi. Serpeggia un senso di stanchezza, anzi «di impotenza» confida la presidente, ma nessuno sembra volere la ventilata Fondazione per la Cultura, perché nessuno vuol perdere tradizione e identità.
Il chaier de doleance passa per una «insufficiente l'attenzione delle istituzioni», la rivendicazione di un «maggior peso» per tutte le consulte, ma passa anche attraverso cose terribilmente concrete, come gli affitti eccessivi per chi fa cultura al servizio della città. Tanti i desiderata: un auditorium a costi minimi per i sodalizi, la palazzina di tre piani (tutta o in parte) dell'ex Macello, su via Scalabrini, per dare un tetto alle associazioni. Il palazzo Fondazione di via Santa Franca? «Si decidano le finalità prima di iniziare le ristrutturazioni - recita una mozione comune - e si crei un centro per l'arte contemporanea».
Diversi gli interventi, parlano, tra gli altri, Dino Giorgi sui progetti Svep, Carlo Roda sull'Università per la terza età, il consigliere comunale Gianni d'Amo il quale saluta nelle consulte quella capacità di stimolo critico che vale di più di un inutile plauso e augura a tutte di «tener duro».
Parentesi di grande interesse in serata, quando l'architetto Marcello Spigaroli illustra un progetto condiviso dal Fai per il palazzo-emblema di Piacenza (molto sottoutilizzato): farne una sede permanente di documentazione sull'architettura dello stile gotico civile comune a tanti palazzi municipali nel nord Italia, antiche sedi di magistrature, di arti e mestieri, di capitani del popolo, luoghi dove nacque l'orgoglio municipale («un capitolo molto disatteso e poco praticato sul piano storico»). Ecco una funzione bella e utile da far convivere con mostre e convegni.

Patrizia Soffientini

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