Lunedì 14 Novembre 2005 - Libertà
Magi, parole d'angoscia femminile
Alla Ricci Oddi chiuso con successo il ciclo "Scrivere l'arte"
Si è concluso ieri con la presenza di Silvia Magi il ciclo Scrivere l'arte promosso dalla Galleria Ricci Oddi in collaborazione con la Si è concluso ieri con la presenza di Silvia Magi il ciclo Scrivere l'arte promosso dalla Galleria Ricci Oddi in collaborazione con la Fondazione di Piacenza e Vigevano.
L'idea del direttore della Galleria Stefano Fugazza, che ha chiesto a cinque scrittori italiani di farsi ispirare da altrettante opere per scrivere un racconto, è stata nuovamente ripagata da una prova di alta qualità. La narrazione della Magi, ispirata a Preghiera del mattino (1931) del napoletano Vincenzo Irolli, ha infatti colto la reale angoscia e la reale fragilità che pervadono la figura femminile al centro della tela. La voce di Anna Mascino, l'attrice milanese che ha letto il testo, ha reso alla perfezione quella che è un'invocazione al Dio che forse non vede la miseria di chi lo chiama o forse, al contrario, la conosce alla perfezione.
Bello e suggestivo l'attacco: «Dio, io ti ringrazio, so di essere una persona non comune: non sono cieca, vedo e sento più di altri. Io ti ringrazio perché so che tutto quello che provo è un dono che proviene da te. Ma già mentre penso queste parole e dentro di me le pronuncio, mi sembra di mentire, perché proprio un attimo prima di afferrarti scompari. Dio, per me sei poco più che un'impressione».
Ma la voce che prega non si fa scoraggiare, la sua disperazione è così grande, la prostra così tanto che se anche Dio dovesse non esserci, vale la pena lo stesso dirgli che cosa le sta succedendo.
Qual è il contenuto di questa preghiera? In cosa si mette a nudo colei che prega? Di fatto si tratta di una persona che s'è buttata via, che ha lasciato che la droga (la cocaina) le rovinasse la vita, facendola rinunciare alla bellezza degli anni centrali della giovinezza. Con altri ragazzi e altre ragazze, nelle discoteche, ha ripetuto molte volte lo stesso gesto, e ogni volta era peggio. Perché la droga fa una promessa di felicità che poi non sa mantenere. Ti crea una solitudine rispetto agli altri, ti fa rifugiare in un silenzio che ti tiene da parte rispetto al normale scorrere della vita. Del resto, si tratta di qualcosa presente ora come non mai in Italia. E alla fine non si riesce a nascondersi. Così Silvia Magi fa terminare il suo testo: «Ma Dio, io lo so, tu sapevi anche questo». Ecco allora che al Deus absconditus si può ancora credere.
C'è poi da sottolineare l'altro aspetto, l'interesse per quel Vincenzo Irolli che sembra non venire meno nei nostri anni, come ci dimostrano i prezzi che sempre raggiunge nelle aste. Artista molto apprezzato già in vita, che partecipò a più Biennali a partire dal 1922, vende in momenti diversi tre opere a Giuseppe Ricci Oddi e una quarta, un autoritratto, gliela dona, segno evidente del buon rapporto che s'era instaurato tra i due. Cosa più unica che rara, perché si sa bene come il collezionista, così schivo, faticasse in certi rapporti umani.
Concluso il ciclo, a inizio 2006 i testi verranno raccolti in un nuovo numero dei Quaderni della Ricci Oddi. Gli incontri di Scrivere l'arte, con una serie di altri cinque scrittori, riprenderanno invece nella primavera..
L'idea del direttore della Galleria Stefano Fugazza, che ha chiesto a cinque scrittori italiani di farsi ispirare da altrettante opere per scrivere un racconto, è stata nuovamente ripagata da una prova di alta qualità. La narrazione della Magi, ispirata a Preghiera del mattino (1931) del napoletano Vincenzo Irolli, ha infatti colto la reale angoscia e la reale fragilità che pervadono la figura femminile al centro della tela. La voce di Anna Mascino, l'attrice milanese che ha letto il testo, ha reso alla perfezione quella che è un'invocazione al Dio che forse non vede la miseria di chi lo chiama o forse, al contrario, la conosce alla perfezione.
Bello e suggestivo l'attacco: «Dio, io ti ringrazio, so di essere una persona non comune: non sono cieca, vedo e sento più di altri. Io ti ringrazio perché so che tutto quello che provo è un dono che proviene da te. Ma già mentre penso queste parole e dentro di me le pronuncio, mi sembra di mentire, perché proprio un attimo prima di afferrarti scompari. Dio, per me sei poco più che un'impressione».
Ma la voce che prega non si fa scoraggiare, la sua disperazione è così grande, la prostra così tanto che se anche Dio dovesse non esserci, vale la pena lo stesso dirgli che cosa le sta succedendo.
Qual è il contenuto di questa preghiera? In cosa si mette a nudo colei che prega? Di fatto si tratta di una persona che s'è buttata via, che ha lasciato che la droga (la cocaina) le rovinasse la vita, facendola rinunciare alla bellezza degli anni centrali della giovinezza. Con altri ragazzi e altre ragazze, nelle discoteche, ha ripetuto molte volte lo stesso gesto, e ogni volta era peggio. Perché la droga fa una promessa di felicità che poi non sa mantenere. Ti crea una solitudine rispetto agli altri, ti fa rifugiare in un silenzio che ti tiene da parte rispetto al normale scorrere della vita. Del resto, si tratta di qualcosa presente ora come non mai in Italia. E alla fine non si riesce a nascondersi. Così Silvia Magi fa terminare il suo testo: «Ma Dio, io lo so, tu sapevi anche questo». Ecco allora che al Deus absconditus si può ancora credere.
C'è poi da sottolineare l'altro aspetto, l'interesse per quel Vincenzo Irolli che sembra non venire meno nei nostri anni, come ci dimostrano i prezzi che sempre raggiunge nelle aste. Artista molto apprezzato già in vita, che partecipò a più Biennali a partire dal 1922, vende in momenti diversi tre opere a Giuseppe Ricci Oddi e una quarta, un autoritratto, gliela dona, segno evidente del buon rapporto che s'era instaurato tra i due. Cosa più unica che rara, perché si sa bene come il collezionista, così schivo, faticasse in certi rapporti umani.
Concluso il ciclo, a inizio 2006 i testi verranno raccolti in un nuovo numero dei Quaderni della Ricci Oddi. Gli incontri di Scrivere l'arte, con una serie di altri cinque scrittori, riprenderanno invece nella primavera.
Gabriele Dadati