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Lunedì 14 Novembre 2005 - Libertà

Giornata del Fai - Allo Spazio Le Rotative l'iniziativa
"Dietro le quinte della tua città"

Dibattito e azione teatrale
Castello di Buffalora, storia e leggende
Morti misteriose, casi giudiziari e magia: un '700 affascinante

Morti misteriose, magia, casi giudiziari controversi: dalle millenarie mura del castello di Buffalora è emerso un vero concentrato di storia e di leggenda, nella terza edizione di Dietro le quinte della tua città, organizzata dalla delegazione Fai di Piacenza allo Spazio Le Rotative di Libertà. Un evento, promosso a livello nazionale come giornata di raccolta fondi, che ha registrato il tutto esaurito e che si è svolto in due momenti: l'azione teatrale Buffalora Disease (a mistery action), con la drammaturgia e l'allestimento di Stefano Tomassini, cui è seguita una conversazione tra lo stesso regista, il capo delegazione Fai di Piacenza, Domenico Ferrari, e lo storico Carlo Emanuele Manfredi.
Sotto la lente è finito l'inizio del '700, nel quale lo scrittore piacentino Luigi Marzolini collocò la triste vicenda della giovane Silvia, protagonista della novella Il castello di Buffalora (1875), alla quale Tomassini si è ispirato, su richiesta del Fai, per la performance scenica. Il fortilizio, che nel suo impianto originario dovrebbe risalire a prima del Mille, subì in quel periodo un passaggio di proprietà. La famiglia Bonvini si estinse nel 1699 e i suoi beni vennero avocati dalla camera ducale. Nel 1700 i Casati ne chiesero l'infeudazione e la vendita. Signore di Buffalora, Cantone, Montecanino, Verdeto, Castano e Fassano divenne così il marchese Bartolomeo Casati, tesoriere e maggiordomo maggiore alla corte ducale, che pur non nominato, per ragioni cronologiche, dovrebbe corrispondere al famigerato castellano del racconto di Marzolini.
Secondo lo scrittore, il feudatario avrebbe addirittura impiantato una zecca clandestina nei sotterranei del suo maniero. Questo fatto ha suggerito a Ferrari un sia pur tenue legame con le vicissitudini giudiziarie del Casati, che fu accusato di aver coniato una moneta di lega inferiore a quella stabilita. Condannato all'ingente pena pecuniaria di 12mila doppie con pagamento dilazionato in 12 anni, il nobile piacentino avrebbe preferito saldare subito il debito con la giustizia, trasferendosi però, sdegnato per il trattamento subito, a Milano. In seguito sarebbe stato riabilitato dal duca Antonio. Se l'innocenza e la colpevolezza del marchese restano tuttora da chiarire, da Carlo Emanuele Manfredi sono comunque giunti ulteriori spunti di riflessione. I soldi coniati dal Casati nel 1703 erano lire piacentine. «Le prime del '700, dopo che - ha spiegato Manfredi - nel '600 erano state emesse solo lire di Parma. Dopo lo scandalo, la lira piacentina scomparve definitivamente». Che qualche invidia dei "cugini" parmigiani abbia cooperato alla caduta del tesoriere? Nelle raccolte numismatiche di Palazzo Farnese sono comunque conservati anche esemplari delle lire piacentine del 1703 e chissà che qualche esperto non riesca a chiarire se effettivamente qualcuno abbia speculato sulla quantità di argento. Il castello di Buffalora è apparso dunque densissimo di storia, testimoniata anche nei suoi molteplici legami con le famiglie piacentine. Appartenne infatti agli Arcelli (1412-1477), ai Rustici (dalla fine del '400 al 1633), ai Barattieri (1633-1671), ai Bonvini (1672-1699), ai Casati (1700-1716), ai Dal Verme (1716-1726), ai Baldini (1726-1788), alla Camera Ducale (1788-1802), ai Tredicini (1802-1812), agli Scarani (1812-1821), ai Radini-Tedeschi (1821-1950) e agli Anguissola Scotti fino al 1995, quando fu ereditato dall'attuale proprietario, Alessandro Brichetto Orsi. Il castello è situato sulle colline tra Valtidone e Valluretta. Ieri nel pubblico c'erano anche abitanti di Agazzano e di Cantone, intervenuti insieme al sindaco Lucia Bongiorni, per riscoprire uno dei luoghi più familiari e caratteristici delle zona. Al termine, i ringraziamenti a chi ha collaborato all'iniziativa: i giovani del Fai di Piacenza, la Provincia, il Comune di Agazzano, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Fondazione Libertà, le Autostrade Centropadane, Tempi e Gioco Vita.

Anna Anselmi

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