Lunedì 14 Novembre 2005 - Libertà
Municipale - Il concerto dell'altra sera ha dimostrato gli evidenti passi avanti dell'Orchestra
Con Muti la Cherubini cresce
Alla fine anche un bis dalla Giovanna d'Arco
Piacenza - Per i piacentini Riccardo Muti è ormai un cittadino onorario, quasi fosse un personaggio illustre che onora i suoi concittadini. Questo emerge, in particolare, tra le lodi e le ovazioni scrosciate al Municipale nel primo dei due appuntamenti del maestro con la Concertistica curata dalla Fondazione Toscanini (il secondo sarà il 16 febbraio).
Un sabato sera fuori dal comune, in cui le note della più nota sinfonia mozartiana hanno allietato la prima parte della serata, grazie a due "perle" di strumentisti come Francesco Manara e Simonide Braconi. Il violinista e il violista erano già stati calorosamente applauditi dal pubblico piacentino lo scorso marzo agli Amici della Lirica, dove si erano esibiti come componenti del Quartetto d'archi della Scala in due Quartetti di Beethoven e Schubert (e lo saranno di nuovo, è immaginabile, al Verdi di Castelsangiovanni il 12 dicembre quando apriranno la stagione del Palestrina).
Al Municipale, nella Sinfonia concertante in Mi bemolle maggiore K 364, non sono stati da meno.
Introdotti dal tema principale del primo Tempo, eseguito dall'Orchestra Giovanile Cherubini, puntuale e brillante, gli strumenti ad arco hanno sprizzato sonorità pulite, espressive come fossero voci. Ed è stato tutto un canto. La cadenza era di grande effetto.
Trascinante il secondo "movimento", più drammatico, in cui le armonie penetrano nel cuore. Tra Manara e Braconi è stato tutto un rincorrersi malinconico dai colori tenui, mai bui, con la "Cherubini" che ha spianato il cammino, senza "ingombrare". Una leggiadra gaiezza è tornata nel terzo "tempo", intessuta con svolazzante ed elegante virtuosismo, e ha chiuso inevitabilmente tra gli applausi la prima parte del concerto.
Poi Shostakovich ha fatto irruzione, immediato, con le note della Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47 per orchestra, diretta da Muti con molta energia, fisica e mentale, sfociando in una lettura il cui intenso coinvolgimento emotivo esaltava la raffinata esegesi strutturale. Shostakovich riprende a piene mani le musiche che gli sono care, in volo tra rimandi mahleriani e ciaikovskiani.
La sontuosità iniziale ospita tuttavia barlumi di pianissimo e scivola in una piena, ritrovata armonia tra passaggi umbratili come di nuvole in cielo. Il secondo "tempo" è vigoroso e dal carattere danzante. Bello il tema suonato dal solo primo violino e ripreso poi dai fiati. Le sonorità si fanno ironiche, la pagina è densa di citazioni. Inizia sfumato il poetico terzo "movimento", dopo un canto d'archi, d'arpe e fiati, più intimo e solitario. Davvero suggestiva la parte centrale, sussurrata. Ma c'è stato spazio anche per la passione dei violoncelli ed anche l'ultimo "tempo" stupisce, dal pianissimo iniziale al raggiungimento del massimo delle dinamiche.
Ottimi i fiati, gran lavoro per gli ottoni. Precisi i legni e le percussioni. In alcuni passaggi, sonorità tombali in cui gli strumenti parlavano invece di suonare. Fino al trionfo finale a gran voce.
Quando in un affollatissimo Municipale si sono susseguiti applausi e ovazioni, Muti, alle richieste di bis, ha ammesso una certa difficoltà nel trovarne uno dopo la Quinta di Shostakovich, che culmina in un inno alla libertà dello spirito. Ma, a questo proposito, ha parlato di un compositore molto caro ai piacentini, Giuseppe Verdi («ma non entro nel merito della polemica tra Parma e Piacenza», ha scherzato il maestro. Che ha optato per la Sinfonia dalla Giovanna d'Arco e, con la "Cherubini", è passato da un clima di tempesta quasi shakespeariano all'atmosfera pastorale del fraseggio centrale, culminando nelle sonorità battagliere che sono «tipiche di Verdi e della vostra terra», ha aggiunto. E anche stavolta, gli spettatori sono stati tutti con lui.
Eleonora Bagarotti