Lunedì 7 Novembre 2005 - Libertà
"Scrivere l'arte" alla Ricci Oddi - Se la Madonna fosse una commessa di un supermercato
Che cosa rappresenta il dipinto Occhi neri di Giacomo Grosso presente alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza? Apparentemente il volto di una ragazza d'incarnito mediterraneo con i grandi occhi neri spalancati, presa neppure a mezzo busto con un piccolo turbante di tela bianca in testa. La sua espressione esterrefatta, forse spaventata, si determina in base a qualcosa che Grosso non include nella scena.
La tela rappresenta in realtà una discussa apparizione, in cui al posto dell'arcangelo Gabriele è posto il punto di vista dello spettatore, che può quindi guardare la ragazza negli occhi. Lo sbigottimento di Maria è quello di chi ha ricevuto un annuncio inaspettato e grandioso. Da qui, proprio da questo essere in un annuncio che è punto di incontro tra umano e divino, è partito ieri lo scrittore milanese Matteo B. Bianchi nella lettura del suo racconto ispirato all'opera. Si è trattato del penultimo appuntamento del ciclo Scrivere l'arte promosso dal direttore Stefano Fugazza e realizzato grazie al contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano che riprenderà, dopo l'intervento conclusivo di Silvia Magi, la prossima primavera.
Bianchi ha immaginato che l'annunciazione sia spostata in avanti di duemila anni e a ricevere l'arcangelo sia un'umile dei nostri tempi, una Maria che fa i turni alla cassa di un supermercato. Innamorata dell'operaio Beppe, Maria comincia ad avere delle piccole visioni in cui tutto le appare illuminato, e pensando di essere malata si reca dal medico. Le sue condizioni sono tuttavia buone e il vecchio medico non può che prescriverle qualche giorno di riposo.
Maria pensa di essersi ripresa e che tutto vada bene, ma all'improvviso Gabriele si manifesta implacabile col suo annuncio. Su come vada a finire la storia, e perché, sarà possibile riflettere una volta che il testo sarà raccolto in un Quaderno della Ricci Oddi di imminente realizzazione e sarebbe un deludere i lettori raccontarlo.
Il dipinto di Grosso risale forse al 1895, anno di svolta della sua carriera. Fu invitato alla prima biennale di Venezia e fece molto scalpore con una grande opera che rappresentava nudi in una chiesa, e si giunse al punto che fu riunita una commissione per decidere sull'opportunità di toglierla. Ma non accadde, tanto che il dipinto fu regolarmente acquistato da un collezionista sudamericano. Purtroppo un incendio sulla nave che lo trasportava ce ne ha privati.
Di lì l'ascesa di Grosso presso la Torino bene. Ritrattista fra i più amati dalla società borghese, visse una ventina d'anni di assoluta popolarità interrotta poi dall'irrompere delle avanguardie storiche e dalla morte. Si tratta di un artista di buona qualità, oggi dimenticato e oggetto in qualche misura di un certo recupero.
Gabriele Dadati