Lunedì 7 Novembre 2005 - Libertà
Venerdì all'Università Cattolica si inaugura il Centro per la protezione dei beni culturali
«Lotta ai nemici invisibili dell'arte»
Specialisti contro gli organismi che distruggono le opere
Con una mostra scientifico-divulgativa e un convegno che vedrà dialogare insieme storici dell'arte, microbiologi ed entomologi si inaugura venerdì all'Università Cattolica del Sacro Cuore il Centro per la protezione dei beni culturali dagli organismi dannosi (Cpbc).
Al Centro Congressi dell'ateneo di San Lazzaro, in via Emilia Parmense, 84, alle ore 10, dopo i saluti delle autorità, ad illustrare gli obiettivi e l'attività del Cpbc, interverrà Piero Cravedi, direttore dell'Istituto di entomologia e patologia vegetale della facoltà di agraria di Piacenza. Il convegno, presieduto dall'etologo ed entomologo Giorgio Celli (noto anche per le trasmissioni televisive sul mondo degli animali), vedrà poi alternarsi le relazioni di: Claudia Sorlini, microbiologa e preside della facoltà di agraria dell'Università di Milano ("Microrganismi e opere d'arte tra deterioramento e conservazione"); Luisa Arrigoni, della Pinacoteca di Brera ("Patrimonio artistico e insetti dannosi: l'esperienza della Pinacoteca di Brera di Milano negli ultimi dieci anni") e le entomologhe Elisabetta Chiappini, dell'Università Cattolica di Piacenza, e Lara Maestrello, dell'Università di Reggio Emilia ("Problemi e soluzioni adattative negli insetti del legno").
Alle 12 verrà aperta la mostra Chi si mangia l'arte?, visitabile fino al 1° dicembre su prenotazione (tel. 0523-599435), un itinerario per capire quanto siano concreti i pericoli che può correre il patrimonio artistico. «Purtroppo si tratta di problemi spesso ignorati fino a quando non diventano drammatici», evidenzia Piero Cravedi, da decenni impegnato in ricerche sulla protezione delle colture e delle derrate nella fase di conservazione e da qualche anno anche per la conservazione delle opere d'arte.
Tavole dipinte, statue lignee, ma anche libri, stampe, beni antropologici e animali impagliati possono infatti albergare tarli, termiti, funghi, muffe e microrganismi, capaci di polverizzare o danneggiare irreversibilmente testimonianze storiche, artistiche o scientifiche uniche. «Abbiamo constatato come le esperienze in campo agricolo e nel settore dei beni culturali - spiega l'entomologo piacentino - spesso convergono». E i mezzi di lotta possono così essere adattati per l'uno e l'altro ambito.
Nel 2003 l'Università Cattolica aveva già ospitato il convegno "Insetti e patrimonio artistico", a cura di Elisabetta Chiappini e Pietro Cravedi, durante il quale era emerso quando potesse essere "discreta" l'attività, ad esempio, delle termiti, che, in quanto lucifughe, possono divorare interi libri o scaffalature, lasciando però intatta la parte esposta alla luce. Il Cpbc, istituito ufficialmente nel dicembre 2004, prosegue nella sperimentazione di metodi alternativi contro gli organismi dannosi: «Si cerca ormai di limitare l'uso di sostanze chimiche, che in genere non risolvono il problema e possono provocare ulteriori danni».
Il Cpbc sta provando l'efficacia dei gas inerti e di trattamenti con microonde o in ambiente controllato, modificando temperatura e composizione dell'atmosfera. Con il finanziamento della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha inoltre in corso un vasto monitoraggio dei beni dell'Opera Pia Alberoni: paramenti e tessuti della sacrestia, le cinquecentine e l'intera sala della biblioteca monumentale, la Sala degli Arazzi e la collezione zoologica. Con sistemi di cattura (varie tipologie di trappole, tra cui quelle a feromoni) si cercano di identificare le eventuali presenze di ospiti indesiderati e la causa, per poi passare alla loro eliminazione.
«Questo Centro - precisa la ricercatrice Chiappini - nasce da competenze molto specifiche di entomologia e patologia, per porsi come punto di contatto tra realtà diverse, senza sovrapposizioni o contrasti di competenze. Il fine è quello, collaborando anche con gli storici dell'arte, di incrociare i dati a disposizione, per avere un quadro completo. Spesso si cerca solo una soluzione tecnica alle infestazioni, senza affrontarle in modo scientifico. E' invece importante diffondere le conoscenze entomologiche, al fine di una maggiore consapevolezza dei possibili rischi per il nostro patrimonio culturale».
Anna Anselmi