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Martedì 1 Novembre 2005 - Libertà

Una mostra sull'800 riporta la Galleria al centro del dibattito

«Ricci Oddi, siamo ad una svolta»
Il presidente: si cerca sostegno anche dai privati

Punta di diamante tra le istituzioni culturali piacentine, la Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi è da anni stretta in una morsa: da un lato l'aspirazione a crescere con mostre ed eventi di respiro nazionale - già tanto sta facendo sul piano della promozione locale con mille iniziative - dall'altro la povertà delle risorse a disposizione che bastano giusto a far quadrare i conti. Una morsa tra il condiviso desiderio di essere meglio conosciuta da ampie platee e le ristrettezze della spesa corrente, tra una natura che non si capisce bene se pubblica o privata. A sei mesi dall'insediamento e alla vigilia di una mostra importante che vuol segnare un punto di svolta per la Galleria, il presidente Carlo Brunetti, sembra lanciare un segnale alla città perché cresca il coinvolgimento sull'istituzione.A pochi mesi dalla sua elezione, quale idea si è fatto dei problemi in campo?
«Il punto fondamentale da affrontare, e da cui molto discende a cascata, è chiarire se la Ricci Oddi ha una natura privatistica con connotati pubblicistici oppure il contrario. Non a caso la prima decisione del consiglio di amministrazione è stata di incaricare un docente di diritto amministrativo dell'Università Cattolica di Milano, il professor Aldo Travi, affinché faccia chiarezza su questo status. Per sapere dove andiamo dobbiamo capire chi siamo».
Da anni si punta ad un pieno rilancio della Galleria che, pur avendo molto intensificato le proprie attività culturali, stenta a trovare una dimensione di richiamo fuori da Piacenza, perché queste vie esigono politiche costose e il bilancio è tutto comunale.
«In parte la questione finanziamenti troverà sbocco in relazione alla natura giuridica della Galleria, se siamo privati potremmo diventare onlus e essere appetibili per i privati, in quanto i contributi alle onlus consentono sgravi fiscali. Se risultasse la natura pubblica, potremmo accedere a finanziamenti regionali o nazionali che ci consentano di vivere bene».
Nel frattempo, progetti a breve?
«Entro l'anno avremo un'iniziativa espositiva di rilievo sulla pittura italiana dell'Ottocento, verrà presentata a giorni. Gli enti locali, Provincia e Comune, hanno manifestato grande attenzione. Contiamo su questo evento per riallacciare un legame con la città. La galleria è nota ed apprezzata in Italia per la sua organicità e completezza, ma è anche un bene che i cittadini devono meritarsi. Ultimamente si sente parlare di tante iniziative nuove, credo che sarebbe utile concentrarsi su quello che già c'è, specie se di grande prestigio. Gestire una galleria è un costo enorme. Brescia attira con le mostre anche 150mila visitatori prenotati però si muove su budget di decine milioni di euro e peraltro gode di ricadute fenomenali».
Ma la vicina Cremona insegna che si possono fare cose interessanti senza cifre folli.
«Il costo di una manifestazione è comunque elevato. Il trasporto di opere, le assicurazioni, il catalogo. Occorrono perlomeno 500mila euro per una mostra dignitosa e che abbia richiamo turistico. Sarebbe il caso che la città, non solo gli enti pubblici, ma anche gli operatori privati, valutassero questi aspetti e i vantaggi. Non possiamo basarci solo sulla mano pubblica se non vogliamo chiuderci in una riserva indiana. Oggi il nostro direttore Stefano Fugazza realizza quanto di meglio è possibile in ambito piacentino e con minime risorse, penso agli incontri con gli autori, al coinvolgimento delle scuole, alle esposizioni portate in provincia che hanno raccolto 2.500 visitatori in un mese. La Ricci Oddi fa tutto quello che può per i piacentini, ora si tratta di capire cosa possono e vogliono fare i piacentini per la Ricci Oddi».

Pat. Sof.

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