Domenica 30 Ottobre 2005 - Libertà
Si è concluso brillantemente il Valtidone Festival alla Rocchetta del castello di Sarmato
Mintz, purezze sonore per arco
Paganini e Kreitzer: delizie per duo con la brava Krausz
Sarmato - «Questa è una serata memorabile per il nostro paese. Ed è la prova che anche un piccolo comune può ospitare grandi eventi artistici e culturali, se ci sono buona volontà, idee e collaborazione fra istituzioni e privati». Queste frasi del sindaco di Sarmato Sabrina Gallinari riassumevano piuttosto bene il senso del concerto che la star del violino Shlomo Mintz, in duo con la pianista Adrienne Krausz, ha tenuto l'altra sera nella Rocchetta del Castello di Sarmato messa cortesemente a disposizione dalla sua proprietaria, la contessa Maria Luisa Zanardi Landi.
La perfomance di Mintz non è stata solo la bella esibizione di un grandissimo artista. E' stata anche la trionfale "coda" dell'edizione 2005 del Valtidone Festival, "braccio" concertistico del progetto "Valtidone, una valle in musica", un vero e proprio modello da studiare, che tiene insieme i Concorsi internazionali di musica della Valtidone, i corsi di perfezionamento per strumentisti e i campus dell'International master classes project e concerti di brillanti protagonisti della musica classica (ma anche jazz ed "etnica") consentendo ai comuni della Valtidone, anche ai più piccoli, di giocare - a turno - da protagonisti in una realtà musicale di prestigio e respiro internazionali.Tutto questo, da ormai quasi un decennio, è reso possibile da un oliatissimo "lavoro di squadra" fra enti locali, aziende, banche, volontariato, università e scuole di musica tra le migliori del mondo.
Il direttore artistico Livio Bollani, "mente" e motore di questa macchina organizzativa, ha avuto, alla Rocchetta di Sarmato, parole di giusto orgoglio nel ricordare questi risultati. E il concerto di Mintz, una delle due postille di lusso che hanno siglato l'ultima edizione del Valtidone Festival (la prima "postilla" è stata, il 27 settembre scorso, l'esibizione del Trio Rachmaninov di Mosca all'Auditorium della
Fondazione di Piacenza e Vigevano: forse il più bel concerto ascoltato a Piacenza quest'anno), è stato un suggello importantissimo per tutto il grande lavoro svolto finora. Lo sarebbe stato solamente per il prestigio mondiale di cui gode Mintz, uno dei più grandi violinisti del nostro tempo; lo è stato, nei fatti, anche per la bellezza di questa esperienza musicale.
Scaldati i motori con una trascrizione per canto pianoforte della splendida Ciaccona barocca di Tomaso Antonio Vitali (si è trattato forse, anche per alcuni problemi d'accordatura, del momento meno "alto" della serata), Mintz ha esaltato l'uditorio con una formidabile lettura della Sonata n.2 in Re maggiore op. 94 bis di Prokofiev, in cui questo ebreo cosmopolita («Ho una casa a New York, ma vivo prevalentemente in aereo», scherza nel suo ottimo italiano) ha confermato di essere il più grande erede contemporaneo della gloriosa, insuperabile "scuola ebraica" del violino (fra tanti nomi, basti citare Jascha Heifetz, Yehudi Menuhin, David Oistrakh, Itzhac Perlman, e quell'Isaac Stern che di Mintz fu mentore), non solo nel virtuosismo "impossibile" (lo Scherzo lasciava a bocca aperta) ma anche nel "recitar suonando", nella finezza teatrale dell'uso delle sfumature, nell'accento palpabilmente parodistico e umoristico cui è capace di piegare il proprio eloquio musicale.
Nella Sonata di Prokofiev, inoltre, Mintz ha mandato il pubblico in estasi col suono favoloso - pieno, possente, pastoso, denso di armonici - che cavava dal suo splendido strumento di scuola Stradivari. Il grande solista ha fatto scintillare le medesime qualità anche nella celebre Fantasia in Do maggiore D. 934 di Schubert, accompagnata con grande finezza e sensibilità da Adrienne Krausz. Ma Mintz non è un romantico (come prova anche, per esempio, il suo fantastico Paganini, tutto intelligenza e mercuriale agilità, ma depurato da ogni bagliore "demoniaco") e al suo Schubert non si può chiedere genuino abbandono sentimentale, quanto purissima pulizia esecutiva e strepitosa bellezza di suono. E i bis, una volta tanto, sono la parte più bella del concerto: Pulcinella, Syncopation e Marche viennoise, tre piccole delizie firmate da Fritz Kreisler, il più grande violinista del Novecento, in una lettura strepitosa, carica di humour e di brillantezza, che riesce a incarnare lo spirito della partitura come di rado è dato ascoltare.
Alfredo Tenni