Domenica 30 Ottobre 2005 - Libertà
Sordomuti, la lingua dei segni: un diritto umano fondamentale
Piacenza - La lingua dei segni: un diritto umano fondamentale. Questo il messaggio conclusivo lanciato al termine del seminario di studio sulla Storia dei Sordi e la Lingua dei Segni svoltosi sabato 22 ottobre presso l'Auditorium "Santa Margherita" della
Fondazione di Piacenza e Vigevano e organizzato dalla Sezione Prov.le di Piacenza dell'Ente Nazionale Sordomuti. Illustri i relatori: l'avvocato Franca Contini di Bologna, la dottoressa Sara Trovato e il professor Alessandro Zucchi della Statale di Milano. Un seminario privo di barriere della comunicazione grazie ad un efficiente servizio di interpretazione simultanea di lingua dei segni (Marinella Salami e Alessandra Battagin) che ha permesso a tutti, sordi e udenti, di interagire gli uni con gli altri sotto la sapiente guida di Emiliano Mereghetti, moderatore dei lavori. Oggetto di discussione la lingua dei segni e il concetto di "Comunità sorda" analizzati da un punto di vista sia giuridico che linguistico. Da anni la comunità Sorda segnante (ovvero i sordi che utilizzano la lingua dei segni come prima lingua) rivendica per sé lo status di comunità linguistica e culturale di minoranza. Gli ostacoli per un simile riconoscimento sono soprattutto di natura giuridica, come l'avvocato Contini ha sapientemente rilevato durante il suo intervento. L'ordinamento italiano, infatti, non consente di attribuire rilievo giuridico alla "Comunità sorda" in quanto, per il diritto, tale concetto richiede la sussistenza di determinati requisiti (cittadinanza, territorio, autonomia). Allo stato attuale, la lingua dei segni non può essere riconosciuta come lingua di minoranza, perché nel nostro ordinamento ciò assume una valenza giuridica solo quando si fa riferimento ad un popolo che vive in un determinato territorio e appartiene a un gruppo linguistico derivante da tradizione storica (un esempio sono le comunità della Valle D'Aosta, Trento e Bolzano). Essendo queste le premesse, la lingua dei segni viene considerata come "linguaggio scelto" proveniente da uno stato di "disabilità sensoriale" che coinvolge tutti i cittadini sordi che vivono nel territorio dello Stato italiano. In altre parole, per il nostro ordinamento, i sordi sono disabili sensoriali che non possono formare una comunità bensì - come si è detto - solo una categoria di disabilità che necessita di servizi e di ausili idonei al superamento delle barriere comunicative.
Invece, dal punto di vista sociologico e linguistico la condizione della comunità Sorda è simile a molte altre realtà linguistiche in tutto il mondo ed è quanto è stato messo in luce dalla Trovato e dal professor. Zucchi. Esistono popoli che non possono usare pubblicamente la loro lingua, in alcuni casi si rischia addirittura la prigione. E' ciò che è accaduto al popolo curdo e la sofferta storia di Leyla Zana, premio Sacharov 1995, impegnata in prima persona nella lotta per il riconoscimento dei diritti culturali e linguistici dei curdi in Turchia e per l'emancipazione del ruolo della donna nella società curda, ne è un eclatante esempio.
L'Italia vanta una forte tradizione democratica e simili abusi, per fortuna, non si verificano nel nostro paese. Tuttavia, il diritto all'uso lingua dei segni italiana è ancora un diritto negato nonostante una Risoluzione del Parlamento Europeo (del 1988!) abbia chiesto agli Stati membri di provvedere al riconoscimento istituzionale delle diverse lingue dei segni. Fino ad oggi, sono 9 i paesi che hanno inserito nelle loro Costituzioni il diritto ad usare la lingua dei segni: Brasile, Finlandia, Svizzera, Colombia, Portogallo, Uganda, Ecuador, Sud Africa, Venezuela.
Un simile riconoscimento, anche in Italia, assumerebbe un significato molto importante, produrrebbe molteplici benefici (come l'uso della lingua dei segni nelle scuole, l'utilizzo quotidiano della lingua dei segni nei mass media e il pieno accesso ai servizi pubblici, solo per citarne alcuni) e contribuirebbe a migliorare la qualità della vita dei Sordi italiani. I diritti delle minoranze sono dunque diritti umani. Con questo seminario, il quarto di un ciclo di incontri di studio e approfondimento, la locale sezione prov.le dell'Ente Nazionale Sordomuti ha riaffermato la propria preziosa presenza nella città di Piacenza offrendo il proprio contributo affinché l'accoglienza e il rispetto della diversità possano davvero diventare i capisaldi del nostro vivere quotidiano.