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Sabato 29 Ottobre 2005 - Libertà

Otto sfide per rilanciare Piacenza

Il seminario all'università Cattolica consegna alla città le tesi di fondo sulle quali avviare il piano strategico
Inizia il percorso verso un nuovo "patto" sociale

In dissolvenza, sullo schermo virtuale del convegno Vision 2020 compare da ultima la parola "continua" e non la parola "fine", come qualcuno potrebbe aspettarsi. Con una citazione da cinefilo, e precisamente da Jean-Luc Godard, il papà del piano strategico, Enrico Ciciotti, preside della facoltà di Economia della Cattolica, saluta così i convegnisti e la comunità piacentina. Con un nuovo appuntamento.
Dopo il lungo confronto durato due giorni (cinquecento i partecipanti di cui un centinaio da fuori Piacenza, una sessantina i relatori, includendo gli amministratori locali), c'è l'input necessario a stabilire una linea di partenza. Il percorso del nuovo piano di sviluppo è pronto a decollare. «Avremo momenti di forte partecipazione di tutta la cittadinanza - promette Ciciotti - saranno convocati gli stati generali, verrà rinnovato il comitato strategico, consultate le giunte degli enti, coinvolte le scuole».
Se questo è il programma a venire, in Cattolica si sono messi a frutto intanto molti suggerimenti, molte idee, anche se spesso espresse in modo un po' troppo tecnicistico e con pochi spazi per i voli del cuore. Alla fine il lavoro del convegno è sintetizzato in otto sfide che da Piacenza, da un impegno corale di esperti e amministratori, diventano raccomandazioni di valore ben più generale sulle quali riflettere. Riguardano la qualità urbana e la sostenibilità, il sistema produttivo e le infrastrutture, l'innovazione, le dinamiche demografiche, la creatività, l'efficienza della pubblica amministrazione, la certificazione e la partecipazione come forma di democrazia locale: la bozza di un piano fondato sull'ascolto e sulla trasparenza.
Di queste tesi su cui Piacenza è chiamata a lavorare, hanno discusso alcuni protagonisti della "due giorni" nella tavola rotonda coordinata dal direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto. Ecco Luigi Badiali, presidente di Euro*Idees di Bruxelles, che loda il superamento di una certa visione economicistica del nostro piano strategico, o Giorgio Pagano, sindaco di La Spezia, che racconta il secondo piano strategico dalla sua città, con 80 firmatari, un impegno forte per il rilancio turistico dell'area portuale riconvertita dopo le dismissioni militari. La Spezia ha anche investito in musei (6), in università e nel costruendo centro fieristico.
Il presidente di Cariparma e Piacenza, Giancarlo Forestieri, convinto assertore della valorizzazione delle peculiarità locali, sottolinea come l'innovazione richieda sostegni finanziari speciali. Anche Luigi Campiglio, pro rettore della Cattolica, si sofferma sulle azioni "locali" fatte e da farsi per valorizzare al meglio la presenta universitaria.
«Oggi il clima è diverso rispetto a cinque anni fa, il lavoro di questo convegno ci costringe a guardare avanti - commenta Gian Luigi Boiardi, presidente della Provincia - non c'è una lista di progetti, ma c'è un modo di interpretare i progetti». E che la vera rivoluzione stia nei modi, sembra avvalorarlo l'esperienza avviata della Fondazione del Nord Ovest (con città come Milano, Torino, Genova, ma anche Piacenza). «Stiamo un sistema intero che deve muoversi, Piacenza non accetta di essere luogo di attraversamento».
E infine il sindaco Roberto Reggi osserva come, con i piani strategici, tutti, amministratori e amministrati, sono chiamati ad una responsabilità, anche se spetta al livello politico far sintesi dei temi in campo. Piacenza tende ad una atmosfera di tolleranza e alla capacità di tenere in equilibrio e sullo stesso piano il valore ambientale e l'economia, la socialità e lo sviluppo. Se ci riuscirà, dipende un po' da tutti.
In coda, anche interventi di Gianni Copelli (segretario provinciale della Cgil) e Carlo Roda (Auser). Il convegno alla Cattolica ha avuto il suo momento di provocazione artistica inscenato da Alberto Esse, che in un volantino ha contestato il silenzio «imposto» alla cultura, l'assenza di partecipazione di un settore vitale («siamo ancora all'aria»).

Patrizia Soffientini

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