Lunedì 31 Ottobre 2005 - Libertà
Riflettere sulle "piogge"
Pallavicini alla Ricci Oddi per "Scrivere l'arte"
Chi conosce il dipinto di Marco Calderini Dopo le piogge di marzo (Giardino Reale di Torino) sa bene che si tratta di un malinconico paesaggio privo di figure umane. E forse più di uno dei visitatori della galleria Ricci Oddi in questi anni si è chiesto di che evento e di quali personaggi si trova privato l'angolo di mondo rappresentato da Calderini. Cos'è successo appena prima che piovesse? La pioggia ha forse interrotto qualche cosa d'importante?
A queste domande ha risposto ieri, a modo suo, lo scrittore vigevanese Piersandro Pallavicini. Invitato a partecipare al ciclo "Scrivere l'arte" dal direttore della galleria Stefano Fugazza, Pallavicini ha proposto la lettura di un racconto in cui la scena finale coincide proprio con il giardino torinese dopo che è piovuto. Non il giardino esattamente per come lo poteva avere sotto gli occhi Calderini, allievo di Fontanesi, a inizio Novecento quando si apprestava a dipingerlo, ma come possiamo averlo sotto gli occhi noi oggi.
Da tempo Pallavicini sta lavorando a racconti che pongono al centro il tema del rapporto che gli italiani hanno con l'immigrazione e il diverso. Così anche nel racconto di ieri accanto ai due protagonisti, una coppia di mezza età senza figli, aveva spazio Jamal, giovane africano che i due quasi adottano. Ma nonostante i regali, l'amicizia affettuosa e la massima disponibilità, un certo grado di incomprensione resta sempre, tanto che quando Jamal incontra un altro giovane africano torna a parlare la lingua natia e ad intendersi con il connazionale tagliando fuori quelli che fino a un attimo prima erano stati i suoi unici amici in Italia.
Così, durante un pic-nic domenicale, i quattro si trovano colti da un improvviso temporale e sono costretti ad abbandonare ogni progetto festivo e a rifugiarsi. Sotto le prime gocce, mentre i tuoni diventano numerosi, l'io narrante e la moglie Chiara scappano da una parte, e Jamal col nuovo arrivato dall'altra. Simbolo ultimo della difficoltà di una coesione che resta una questione con cui anche noi dobbiamo ormai misurarci giorno per giorno. Ecco che allora il paesaggio dipinto da Calderini rimane lo spazio disertato da un'amicizia che sembra essersi interrotta.
Sono numerose e interessanti le attività di Piersandro Pallavicini. Da un lato il suo impegno di scienziato, che lo vede essere uno dei più brillanti ricercatori di chimica dell'Università italiana, dall'altra il suo impegno nella scrittura, sia narrativa che di saggistica su musica e arte.
Tra le molte cose che si potrebbero ricordare, una soprattutto sembra essere legata alla performance di ieri: da un paio d'anni Pallavicini cura una collana di narratori italiani che parlano d'Africa per conto delle Edizioni dell'Arco. Il tema dell'altro e dell'integrazione o rifiuto successivi sono allora davvero centrali nella sua ricerca, anche editoriale.
L'appuntamento con il ciclo "Scrivere l'arte" si rinnoverà domenica prossima alle dieci e trenta col milanese Matteo B. Bianchi, che leggerà un racconto ispirato a Occhi neri (1895 ca.) di Giacomo Grosso.
Gabriele Dadati