Sabato 15 Ottobre 2005 - Libertà
Settimana organistica internazionale in San Cristoforo
Successo per il settimo appuntamento con la Settimana organistica internazionale in San Cristoforo
Berardi e Bach per flauto e tastiere
Intensa performance dell'affiatato duo Laurin e Facchin
Piacenza - Nel settimo appuntamento della sua trentasettesima edizione, svoltosi l'altra sera presso l'Oratorio di San Cristoforo a Piacenza la Settimana organistica internazionale, che in abbinamento con la rassegna contemporanea “Giuseppe Zanaboni” regala ogni anno bellissimi concerti di organo unito a solisti o formazioni vocali e strumentali, ha proposto uno fra i più “classici” degli abbinamenti, quello tra organo (con la variante del clavicembalo) e flauto barocco. Ad esibirsi, nell'occasione, due virtuosi di fama internazionale, il flautista svedese Dan Laurin e l'organista e clavicembalista Marco Facchin, protagonisti di una superlativa esibizione. Doveroso quindi un plauso agli organizzatori di questa rassegna, in primis il Gruppo Ciampi, Claudio Saltarelli e Nicola Callegari -ma molti altri sono gli enti che sostengono l'iniziativa- che ogni anno riescono a portare a Piacenza artisti dalle capacità eccezionali. Quello che gli spettatori hanno potuto ascoltare l'altra sera è stata una sfavillante esibizione di sonorità barocche a cui raramente si ha la fortuna di assistere. E non soltanto per le straordinarie doti virtuosistico-interpretative dei protagonisti, ma altresì per la tipologia degli strumenti musicali utilizzati, grazie ai quali è stato proposto ciò che verosimilmente si poteva ascoltare più di tre secoli fa. Dan Laurin ha incantato il pubblico con due canzoni di Frescobaldi per flauto e organo (la Bonvisia e la Bernardina) per poi stupire con il suo virtuosismo tecnico nel Capriccio da camera per flauto e clavicembalo di Berardi, brani nei quali ha utilizzato un flauto in legno di bosso che lui stesso ha contribuito a realizzare assieme al costruttore australiano Frederick Morgan per l'incisione della monumentale opera per flauto solo Der fluyten lust-hof del compositore Van Eyck. Uno strumento apparentemente modesto ma in grado di fornire una bellissima timbrica e una straordinaria potenza sonora (quello che i musicisti definiscono scherzosamente un “cannone”). Di suono più contenuto e timbrica più scura e suggestiva il flauto francese impiegato nella Sonata in mi maggiore op. 5 n. 11 per flauto e clavicembalo di Corelli, brano tecnicamente molto impegnativo per entrambi gli esecutori. Decisamente sopra la media anche la prova di Facchin, che sul “Traeri” (l'organo settecentesco della chiesa) ha eseguito un delizioso Frescobaldi e sul clavicembalo uno strepitoso Johann Sebastian Bach (quel gioiello dell'arte contrappuntistica che è la Toccata in re maggiore). Trasferitosi sul pulpito e cambiato ancora flauto, Laurin ha poi emozionato con la prima esecuzione italiana di In memoriam della compositrice svedese Ase Hedstrom. Con frullati, suoni chiusi, pianissimi quasi impercettibili e suoni d'eco (tecniche strumentali particolari proprie del flauto), Laurin ha regalato suggestioni mozzafiato, prima di prendere congedo tra gli applausi con una magistrale esecuzione della Sonata per flauto e clavicembalo Bwv 1030 di Johann Sebastian Bach.
Mauro Bardelli