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Sabato 15 Ottobre 2005 - Libertà

Gotico, il progetto svelato

Grazie al computer il Fai ha potuto riprodurre l'idea originaria dell'imponente palazzo civile
Presentata alla città la ricostruzione virtuale

La ricostruzione virtuale di Palazzo Gotico, come punto di partenza per nuovi studi sull'architettura del Gotico civile, tema tanto trascurato dalla storiografia, quanto indispensabile per riuscire a leggere il ruolo e l'immagine degli edifici simbolo del potere economico e amministrativo nella città medievale. L'appuntamento di ieri pomeriggio, organizzato dalla delegazione piacentina del Fai (Fondo per l'Ambiente Italiano), come evento celebrativo del trentennale della fondazione attiva per la salvaguardia del patrimonio culturale del nostro paese, ha presentato ad un pubblico attento e molto numeroso il modello tridimensionale di Palazzo Gotico elaborato al computer da Marcello Spigaroli e da Alberto Laporta, con il contributo della Cementirossi, ulteriore capitolo di un discorso iniziato dal Fai due anni fa. Il capo delegazione di Piacenza, Domenico Ferrari, ha sottolineato come l'incontro fosse ospitato nel salone dell'edificio emblema della municipalità non solo per l'evidente assonanza con l'argomento trattato, cioè per parlare del Gotico dal suo interno, ma anche per stimolare direttamente una maggiore consapevolezza dell'importanza di un luogo che il Fai vorrebbe diventasse aperto al pubblico, tappa delle visite turistiche in città. Una destinazione cui si è detto d'accordo l'assessore alla cultura Alberto Squeri, confermando l'impegno a sostenere il progetto nelle sue articolazioni successive. Il Fai sta infatti pensando a una monografia su Palazzo Gotico e a un convegno nel quale allargare il confronto agli esempi coevi di altre città. Il lavoro di Spigaroli e Laporta è del resto già proceduto per analogie, specie con il broletto di Cremona, più o meno degli stessi anni del suo omologo piacentino, con committenza però di opposto segno politico. A Piacenza operò infatti una consorteria guelfa, alleata - ha precisato Spigaroli - con gli ordini mendicanti, a Cremona a mettersi di fronte alla cattedrale furono i ghibellini. Una differenza che difficilmente si nota oggi in piazza Cavalli, visto il coronamento con merli a coda di rondine, vessillo filo-imperiale. «Probabilmente - ha ipotizzato Spigaroli - furono così modificati dai Visconti, quando nel 1313 sottomisero la città», provocando in quella stessa data la drammatica interruzione del cantiere, cui a distanza di 692 anni il Fai piacentino ha voluto dare una prosecuzione, grazie agli strumenti offerti dalla grafica digitale. Nel progetto originario, secondo quanto i due progettisti-trascrittori del XXI secolo hanno potuto appurare, il Gotico doveva svilupparsi attorno a una corte, racchiusa tra il corpo principale (quello effettivamente costruito) e tre simili nella tripartizione verticale (basamento, corpo in laterizio, coronamento), ma di altezza inferiore e privi di merlatura. Le facciate est e ovest (parallelamente alle quali salivano due scaloni collocati in modo simmetrico) erano loggiate solo nella prima metà verso la piazza principale. Sul retro, doveva aprirsi una piazzetta, tangente la chiesa di Sant'Ilario che nell'800 rischiò la demolizione, ma che dai progettisti del Gotico sembra venisse rispettata. Gli architetti del XIII secolo delimitarono tutte le fondazioni dell'edificio che, riscoperte sei secoli dopo, nel corso del fervido dibattito post-unitario sulla lingua dell'architettura nazionale, hanno fornito a Spigaroli e a Laporta una sicura base di partenza. Per giungere ad una definizione che fosse la meno arbitraria possibile, Spigaroli ha consultato anche gli studi e il materiale grafico-progettuale prodotto nella seconda metà dell'800 (in parte conservato ancora in Comune) e mostrato ieri per motivare le scelte relative in particolare alla copertura, “sicuramente a capriate lignee”.

Anna Anselmi

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