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Giovedì 13 Ottobre 2005 - Libertà

La Fondazione Toscanini

Baratta: Piacenza deve credere di più al progetto verdiano

Certi chiari di luna? Servono ad aguzzare l'ingegno, a rafforzare l'orgoglio. Ne è convinto Gianni Baratta, direttore della Toscanini, che il giorno 19 presenterà la stagione lirico-sinfonica: «Davanti alla crisi rilanciamo con una buona stagione, senza buttare la spugna della qualità, se no i teatri chiudono». Il panorama di Baratta ha confini estesi: da domani la Filarmonica diretta da Lorin Maazel per 22 giorni sarà in Giappone, poi il 27,28 e 29 ottobre c'è l'appuntamento di Mosca con l'Aida di Franco Zeffirelli. «Non sono trasferte è la nostra strategia degli ultimi anni, nella convinzione che la cultura musicale necessita di respiro ampio». A Piacenza dal 2003, Baratta persegue l'idea di un teatro «perno di un sistema territoriale» e che sappia collocarsi su un piano nazionale e internazionale. «Via obbligata, se no ogni territorio con un teatro importante come il Municipale si troverà in difficoltà mostruose, non si può più gestire a livello locale, servono grandi risorse». A chi (come il consigliere Filiberto Putzu di Forza Italia), cifre alla mano, si chiede perché la Toscanini batta cassa a fronte di due milioni e 30mila di euro già ottenuti, Baratta obietta di aver un bilancio sulle attività di Piacenza portato a 5 milioni di euro complessivi, una parte consistente, poco inferiore a 2milioni di euro, messi a disposizione dalla Toscanini. «Ma il sistema economico deve riconosce la strategia e il radicamento del progetto verdiano, servono più soggetti che lo condividano, che investano, da parte nostra siamo in grado di creare relazioni internazionali e operiamo per portare risorse di fuori su Piacenza, anche a servizio dell'economia». E ancora: «Operiamo a Vigoleno e dal 2006 anche a Sant'Agata, mettiamo in campo risorse umane. Inoltre sto creando collaborazioni internazionali per il teatro di Piacenza, che deve chiamarsi Giuseppe Verdi, ma per ora non vedo convinzione sul progetto verdiano. E dobbiamo pianificare almeno su tre anni, avere risorse private decisamente più forti del passato, i contributi annuali non bastano, solo così vedremo presto i cambiamenti attesi».

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