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Venerdì 7 Ottobre 2005 - Libertà

Cecco Boni, un libro per sempre

Presentato il volume su un personaggio geniale e irregolare

Un libro è per sempre: doveroso omaggio a Cecco Boni, piacentino d'in stra' Calzular, presentato ieri all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Curatori dell'iniziativa editoriale gli amici Franco Spezia e Stefano Quagliaroli, che hanno raccolto e ordinato il materiale, poesie, foto, testimonianze, per mettere nero su bianco di un personaggio a suo modo geniale quanto irregolare. Poeta? A suo modo, fuor dai canoni, come puntualizzato da Quagliaroli, piuttosto poeta d'occasione, pronto al verso anche improvviso. Quello che rimane del suo poetare per le più diverse ricorrenze o occasioni d'incontro, è scritto su fogli volanti, amorevolmente custoditi dalla moglie, scritti a mano o faticosamente a macchina. Cecco Boni non s'è mai preoccupato di dare un assetto definitivo alle sue trovate poetiche, men che meno di pubblicarle. Le spendeva così con generosità, per la gioia del momento. La sua arte poetica si consumava tutta nell'autoironia del suo essere commerciante per tradizione di famiglia, o negli incontri di cui era animatore e dicitore infaticabile. Chi l'ha conosciuto (Cecco era popolare gestendo accanto alla madre, prima, e poi come titolare, il negozio di via Calzolai, dove si poteva trovare di tutto, dai piatti alle pantofole), ha sicuramente ricordi personali indimenticabili per quella facilità alla battuta e disponibilità all'incontro che gli erano caratteristica. Cecco Boni era soprattutto attore, protagonista in scena alla Filodrammatica, attore versatile, irresistibile in dialetto, intelligente a cogliere il senso del personaggio, oltre il rigore formale della battuta, e il tempo teatrale. Aveva qualità attoriali da vendere, tenute lì, in attesa di una decisione che non è mai venuta, quella di dedicarsi al teatro in modo professionale. Come poteva del resto, figlio unico, abbandonare la madre e il negozio, madre severissima nei confronti di un commesso fin troppo incline alla conversazione con il cliente piuttosto di mirare a vendere o pronto a girar l'angolo con un amico di passaggio. Gli passò accanto anche il cinema, fu scritturato per una parte in un film di genere girato in provincia con il giovane Michele Placido. Boni visse anche quell'esperienza con allegria, permettendosi di dar pareri non sempre benevoli anche allo stesso protagonista. “Sì di can!” era il suo giudizio ottimistico per quanto burbero ai giovani che si provavano con lui in palcoscenico. “Sì di can” voleva dire che qualcosa c'era di buono da coltivare con pazienza e dedizione. Dedizione al teatro tanta e discussioni a non finire, spesso terminate a porta sbattuta. Angelo Croce, Castellini, Poggi, Chiapponi, solo per citare alcuni compagni di palcoscenico alla Filo e poi l'esperienza con la Canea di Gian Carlo Maserati, ove prestava la sua “partecipazione straordinaria”. Con i giovani il signor Boni, come l'ha sempre riverito Paolo Contini, era disponibile, comprensivo, pronto al consiglio e non solo in campo teatrale, pronto anche allo scherzo e allo sghignazzo. Tanti ricordi affiorati nelle testimonianze moderate da Franco Spezia, impotente alle lacrine della signora Annita Boni. Luigi Paraboschi, studioso del dialetto, ha brevemente esaminato il fare poesia originale di Cecco Boni, che si definiva un “poeta che cominciato tardi e ha finito presto”. Componeva per recitare, quindi la sua è una poesia dasentire, più che da leggere. Il Cineclub Piacenza ha fornito per l'occasione un “corto” inedito di recitazione. Giorgio Lambri ha ricordato la sua esperienza alla Canea e le indimenticabili riunioni di boxe, ove Boni era commentatore imprevedibile ed ironico. Danilo Anelli, presidente della Famiglia Piasinteina, ha invitato tutti ad un prossimo incontro il 20 gennaio 2006 dedeicato ai “personaggi piacentini”. Gli attori Francesca Chiapponi, Mario Peretti, Pino Spiaggi, hanno letto alcune poesie fra le più citate, con tanti applausi del folto pubblico.

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