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Sabato 8 Ottobre 2005 - Libertà

Per la prima volta a un piacentino il prestigioso riconoscimento degli Amici della Mietitrebbia

Cavanna, medico dal “Cuore d'Oro”
«Da sempre al servizio della nostra comunità»

Che cosa ci aspettiamo da un medico? Che ci guarisca, è ovvio. Ma non solo. Quello che vorremmo avere “in più” da chi ci cura lo si può leggere nella motivazione con cui ieri sera l'Associazione Amici della Mietitrebbia ha attribuito al professor Luigi Cavanna (primario di Onco-ematologia dell'ospedale piacentino) il 5° Premio “Cuore d'Oro-Città di Piacenza”. «Cavanna - ha spiegato il cardiochirurgo Mario Viganò, ormai di casa sotto il “mitico” tendone di Mortizza e che presiede il Comitato che attribuisce il prestigioso riconoscimento - rappresenta nel panorama della classe medica italiana un raro esempio di completa compenetrazione della triade fondamentale che sorregge la missione del medico: 1) competenza e preparazione scientifica di assoluto livello; 2) capacità gestionale e organizzativa, attestata dai compiti sempre più gravosi e prestigiosi via via assunti; 3) operatività nel volontariato al servizio della sofferenza del prossimo, sintesi sublime della messa a disposizione delle proprie capacità verso gli altri andando incontro - senza esserne richiesto - alle esigenze del malato da curare e soprattutto da confortare per la propria qualità di vita». Nella motivazione viene ricordato «il tratto gentile e il sorriso sempre aperto, comprensivo e affabile, attraverso il quale - si dice - il dottor Cavanna ha saputo farsi amare e attirarsi l'ammirazione e la gratitudine della gente piacentina e non; tanto prona ad accettare entusiasticamente chi dona se stesso alla comunità - come ha fatto e continua a fare il dottor Cavanna - quanto feroce nell'abbattere i falsi miti che pretendono riconoscimenti senza aver disinteressatamente dato e sacrificato se stesso». E' la prima volta che il “Cuore d'Oro” (che è sponsorizzato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano ed è stato consegnato dal consigliere Giorgio Reggiani in rappresentanza del presidente Marazzi) viene attribuito a un piacentino; in precedenza erano stati premiati il professor Guilmet di Parigi, il ministro Sirchia, lo stesso professor Viganò e (lo scorso anno) il professor Bertolini di Genova. «È un riconoscimento dell'indefessa azione di medico e di scienziato del professor Cavanna - ha concluso Viganò - continuamente e senza risparmio al servizio della comunità piacentina». E quasi a conferma di queste parole è seguita un applauso che era quasi una standing ovation per un medico che interpreta davvero a 360 gradi la sua professione. Ma soprattutto per una persona che vive il “sociale” molto al di là del giuramento di Ippocrate. Emozionato e quasi commosso, il professor Cavanna ha ripercorso le tappe che hanno portato a quello che può essere considerato il fiore all'occhiello del suo staff, cioè il lavoro di ricerca sulle cellule staminali - «la grande speranza del futuro della medicina» come lo ha definito Viganò. «Nel 1999 - ha ricordato - in una stanzetta del reparto di medicina che abbiamo trasformato in camera sterile». E ha poi sottolineato come oggi, questo tipo di terapia si proponga come risposta, non solo ai tumori, «ma a malattie croniche come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson il diabete». Colonna sonora della serata: la “musica della pioggia” che tamburellava sul tendone di Mortizza, «il tendone dei trapianti», come lo chiama Antonio Marchini, altro “cuore d'oro” dalla barzelletta facile, che - da Viganò in avanti - riesce ogni anno, con i suoi Amici della Mietitrebbia nell'impresa di trascinare scienziati e ministri, professori e luminari della medicina in quest'angolo guareschiano della Bassa. Allineati sul palco, davanti a una platea folta ed eterogenea, ci sono - assieme a Viganò, Cavanna e allo stesso Marchini - il direttore generale dell'Ausl di Piacenza, Francesco Ripa di Meana; il direttore sanitario del San Matteo di Pavia, la piacentina Luigina Zambianchi; il primario di Otorino dell'Ospedale di Piacenza, Domenico Cuda (il cui “orecchio bionico” ha proiettato la nostra struttura sanitaria in una dimensione d'eccellenza), il direttore della Clinica Malattie dell'apparato respiratorio dell'Università di Pavia, Ernesto Pozzi, e l'ex-primario di Rianimazione del vecchio ospedale civile, Renzo Ruggerini (oggi attivamente impegnato nella cura e nell'assistenza dei malati terminali). Alberto Brenni dà i tempi a una serata che ha il profumo degli spiedini (la kermesse scientifica finisce con le gambe sotto il tavolo nell'attigua parrocchia di Bosco dei Santi) e il sapore di un incontro conviviale tra tanti semplici cittadini e quei “camici bianchi” che a volte vengono creduti troppo lontani e inavvicinabili. «Serate come questa - dice Francesco Ripa di Meana - sono un riconoscimento eccezionale, non solo per i medici premiati, ma per tutti i 3.500 operatori della nostra Ausl». Assieme a Cavanna vengono premiati (ne riferiamo in un articolo a margine) anche tre infermieri del “Guglielmo da Saliceto” che qui a Piacenza, sotto la guida del dottor Francesco Fontana, hanno portato a ottimi livelli una realtà che meglio di ogni altra incarna la virtù della generosità: la donazione di organi. «Abbiamo iniziato nel 2000 con una sola donazione - ha ricordato Fontana, a sua volta premiato dall'Aido con una medaglia d'oro - e oggi possiamo dire di aver salvato tante vite umane». «Da gennaio a Piacenza si contano 59 donatori - ha riferito con legittimo orgoglio Francesco Ferrari, “vulcanico” presidente dell'Aido di Piacenza - il che vuol dire 108 persone che attraverso le cornee hanno riacquistato la vista e almeno sette vite umane salvate con i trapianti di cuore e fegato».

Giorgio Lambri

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