Giovedì 29 Settembre 2005 - Libertà
Presentato in Fondazione il volume “Tracce di una tradizione sommersa”
Nuova luce sulla nascita della poesia
Studi su un frammento di codice scoperto in S. Antonino
Un frammento di codice rimasto per quasi mille anni oscura presenza tra le carte della Scuola capitolare di Sant'Antonino e che ora sta aprendo ardite prospettive, ancora al vaglio degli studiosi, sulle origini della poesia in lingua italiana. Protagonista ieri pomeriggio in Fondazioneè stato infatti il testo lirico scoperto da Anna Riva negli anni '90 nell'Archivio capitolare di Sant'Antonino e studiato successivamente da Claudio Vela, docente alla Facoltà di musicologia dell'università di Pavia, nell'ambito di un gruppo interdisciplinare che ha approfondito anche i legami tra la poesia e la notazione musicale che l'accompagna, di cui ieri hanno riferito Maria Sofia Lannutti e Massimiliano Locanto. Il frammento piacentino è un unicum per vari motivi, come ha precisato la Riva: «E' giunto a noi con il suo “microcontesto” (un trattato grammaticale del XIII secolo) e, caso ancor più eccezionale, con il suo “macrocontesto”, una biblioteca di oltre cento pezzi, in gran parte ancora in Sant'Antonino». Cioè i “libri” in uso nella scuola capitolare della basilica piacentina, la cui rarità, oltre al numero delle testimonianze superstiti, sta nel fatto di essere sopravvissuta «nell'ambiente in cui si è prodotta». Il frammento in questione è inoltre l'unico scritto non in latino dell'intera biblioteca antoniniana ed è stranamente di argomento profano: «Rifletteva gli interessi personali del maestro, non quelli professionali». Per Claudio Vela è il primato cronologico della scuola siciliana a vacillare, dopo l'esame del testo piacentino, da lui ha confrontato con la già nota Carta Ravennate: «Entrambi del primo quarto del XIII secolo, secondo la perizia paleografica, presentano una notazione musicale, come riscontrato in testimonianze, sia pur cronologicamente precedenti, nelle lingue d'oc e d'oil. La poesia siciliana è invece senza musica». I risultati finora dibattuti dagli studiosi sono esposti nel volume Tracce di una tradizione sommersa (Edizioni del Galluzzo), cui è allegato un cd con la prima esecuzione musicale dei due manoscritti. Acquisizioni che stanno gettando nuova luce su un periodo particolarmente vivace della storia di Piacenza. Tutto merito - hanno sottolineato sia Vittorio Anelli, direttore del Bollettino Storico Piacentino, sia Giampaolo Bulla, direttore dell'Archivio di Stato di Piacenza - dell'accurato inventario compiuto dalla Riva e della sua pubblicazione (sostenuta dal Comune di Piacenza), a dimostrazione di quanto le operazioni di catalogazione, se fatte bene, siano un investimento fondamentale per la cultura.
Anna Anselmi