Venerdì 30 Settembre 2005 - Libertà
Malati terminali - Legacoop ha preparato lo studio di fattibilità
L'appello di Mazzoli: sia un'opera della comunità Hospice, pronto il primo progetto
Struttura da 15 posti. Costo di gestione: 200-300mila euro
Quel progetto oggi è pronto, ma per dare gambe e muscoli all'hospice di strada ne rimane. Da studio di fattibilità deve tradursi in progetto definitivo, e se sul tappeto adesso c'è ragionevole certezza riguardo ai costi di gestione (200-300mila euro all'anno dice appunto lo studio di Legacoop, anche se il dato per ora non è ufficiale) le incognite restano su più fronti. La principale concerne la sede. Dove fare l'hospice è una decisione da prendere: potrebbe trattarsi di doverlo costruire ex novo oppure di ristrutturare alla bisogna edifici esistenti. In entrambi i casi la spesa sarebbe ingente, sui 3 milioni di euro si sente dire. Certo che se qualche benefico “volontario” si facesse avanti con un contenitore già bell'e pronto da mettere a disposizione, magari in comodato d'uso, non sarebbe male. Sta di fatto che non sono questioni di poco conto e che richiedono, per essere affrontate, uno sforzo corale. In questa direzione vanno gli appelli giunti ieri tanto dal Comune quanto da Ausl e Legacoop. Di un'«opera-segno» della comunità piacentina parla l'assessore ai servizi sociali Leonardo Mazzoli (v. intervento in prima pagina) che entro ottobre convocherà un incontro per presentare il progetto a tutti i soggetti chiamati a un coinvolgimento fattivo, dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano alla Camera di Commercio, dalle categorie economiche all'associazionismo culturale e impegnato nel sociale. Sul tavolo ci sarebbe l'idea di creare per l'hospice una fondazione ad hoc che dia le linee di indirizzo, ma soprattutto le risorse finanziarie. Quanto all'individuazione del gestore, Legacoop, definita da Mazzoli «soggetto attuativo» col compito di «definire le priorità organizzative e realizzative», assume un ruolo primario. In una nota la Lega cooperative riferisce del suo studio di fattibilità come il frutto della «comparazione di un centinaio di hospice sparsi sul territorio nazionale» e anche dell'«analisi di alcune strutture presenti nell'Unione Europea e negli Usa», inquadrate nelle «caratteristiche» e nei «bisogni del territorio», così da «giungere a un'ipotesi plausibile e condivisa». Si è concentrata l'attenzione sulla «qualità di un servizio che interviene in una fase particolarmente delicata della vita di una persona e di una famiglia» approfondendo l'analisi «sul tema più propriamente culturale» e «cogliendo tutte le indicazioni e sollecitazioni» giunte nel frattempo. «È evidente», si chiarisce, «che la delicatezza dell'argomento debba essere affrontata dall'intera pluralità dei soggetti che hanno a cuore la realizzazione dell'hospice, così da realizzare un servizio nelle cui peculiarità tutti possano riconoscersi, collaborare e contribuire nel tempo per renderlo sempre più una risorsa per la comunità locale». Per arrivare a un progetto definitivo, Legacoop ritiene che ora sia «necessario aprire una fase di dialogo e di confronto con tutti i soggetti interessati e sensibili al perseguimento di questi obiettivi».
Gustavo Roccella