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Martedì 27 Settembre 2005 - Libertà

Valtidone festival - Stasera il prestigioso ensemble di Mosca all'auditorium della Fondazione

«La Russia è la nostra scuola di rigore»
Il Trio Rachmaninov tra Shostakovich, Schumann e Glinka

Piacenza - Riprende questa sera il Valtidone Festival con l'attesissimo concerto del prestigioso Trio Rachmaninov di Mosca, di scena alle 21.15 all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Il trio, formato da Mikhail Tsinman al violino, Natalia Savinova al violoncello e Victor Yampolsky al pianoforte, proporrà un programma insolito e originale: in apertura il “Trio Pathétique in re minore” di Michail Glinka, seguito dal “Trio n. 3 op. 110 in sol minore” di Robert Schumann e dal “Trio n. 2 op. 67 in mi minore” di Dimitri Shostakovich.
Della scelta del repertorio e dell'amorevole dedizione alla musica da camera abbiamo parlato con i tre protagonisti.
Come musicisti avete sperimentato tutti la carriera solista. Poi, in trio, vi siete dedicati alla musica da camera. Come mai?
«La musica da camera è in assoluto il genere più delicato, profondo e intimo. Fin dal primo momento in cui ci siamo formati come trio, abbiamo lavorato essenzialmente su questo tipo di repertorio con l'obiettivo di diventare un ensemble di qualità, che sa quello che fa e ha delle cose da dire».
A Piacenza proporrete un programma originale: da Glinka a Shostakovich, passando per Schumann.
«Sì, è un'unione piuttosto inconsueta e si tratta di un programma che suoneremo, per la prima volta, proprio stasera. Il brano di Glinka ha un carattere molto particolare, che gli spettatori potranno cogliere. Il “Trio n.3” di Shostakovich contiene molti stili differenti ed è un mix molto valido. La musica di questo compositore, come del resto quella di Schumann, è davvero espressiva».
Esiste la convinzione che le origini abbiano un peso, musicalmente: ad esempio, molti tra i massimi cantanti lirici del mondo sono italiani o, comunque, latini. Voi provenite da Mosca: quanto vi influenzano le vostre origini?
«E' una domanda molto complessa. Diciamo che, nella nostra esperienza ormai pluridecennale, il fatto di aver suonato in giro per il mondo, confrontandoci non solo con diversi tipi di pubblico ma anche con tanti altri musicisti, ci ha portati a conoscere differenti stili musicali e, prima ancora, diverse culture. Il fatto di essere russi e di esserci formati in Russia è comunque un'esperienza preziosa ed unica per l'alto valore educativo della scuola musicale russa, che è molto rigorosa».
Voi suonate in tutto il mondo: scegliete un repertorio in base al Paese in cui vi trovate o quello che, semplicemente, vi piace in quel momento?
«Noi ragioniamo sempre in base al cuore. La nazionalità del pubblico non c'entra nelle nostre scelte di repertorio. Caso mai, c'entrano altri due problemi: l'acustica del luogo e, su tutto, l'educazione degli spettatori. Se il pubblico è musicalmente colto o meno, lo si capta subito. Quando il pubblico rimanda attenzione, mostrando di possedere conoscenze musicali, noi lo percepiamo come speciale».
A questo proposito, l'educazione musicale in Italia è in crisi. Voi cosa ne pensate?
«Purtroppo questo problema non è solo italiano. La musica ormai è in crisi anche in Germania. Crediamo che uno dei motivi sia il fatto che molti musicisti classici diano molta importanza all'immagine, al divismo e non alla sostanza. Del resto, quella del musicista è una carriera difficile. Ormai occorre essere esperti in public relations e c'è troppo showbusiness. Questo è già di per sé diseducativo e toglie valore alla musica».
Mi pare che la vostra filosofia sia controcorrente.
«Non è facile, ma facciamo del nostro meglio».

Eleonora Bagarotti

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