Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
  Rassegna Stampa
spazio
  Comunicati Stampa
spazio
  Eventi Auditorium Piacenza
spazio
  Eventi Auditorium Vigevano
spazio
  Comunicazione
spazio

 
Home Page     Rassegna Stampa   


Lunedì 19 Settembre 2005 - Libertà

L'intervento

Se l'azienda è trainante
di Paolo Rizzi

In un tempo di crescita debole o nulla, sia economica sia demografica, è bello poter parlare di settori e imprese che vedono aumentare i loro occupati riuscendo a produrre e vendere di più.
Perché anche a Piacenza abbiamo settori che registrano una continua perdita di addetti, come l'agricoltura, il tessile-abbigliamento, il calzaturiero, il chimico. Ma fortunatamente anche comparti e imprese che crescono di fatturato e quindi di lavoratori.
Sono casi di singole aziende, che riescono nell'arena difficile della competizione internazionale, a ideare, produrre, commercializzare prodotti sia in Italia sia all'estero. Capacità individuali dell'imprenditore, fortuna, casualità, manovalanze eccellenti, organizzazione, idee innovative, investimenti azzeccati: le componenti che spiegano il successo di tante imprese piacentine in anni difficili come questi, sono tante e certe volte misteriose. Anche da noi abbiamo visto crescere capannoni e stabilimenti e non solo centri commerciali e logistici, che sono altrettanto importanti, ma che rappresentano la distribuzione per il consumo e non la produzione.
Cito aziende come Groppalli, Lpr o Cvs, che sono diventate negli ultimi anni tra le principali della nostra provincia, in settori maturi come quello delle componenti per caldaie, della ricambistica dei freni auto e dei veicoli speciali. O ancora la Ingegneria Biomedica Santa Lucia del gruppo Giglio, nei servizi avanzati per il sanitario, o la Selta nel campo delle telecomunicazioni.
In generale però l'industria non è cresciuta nell'ultimo ventennio, si è trasformata, si sono affacciati nuovi imprenditori, ma complessivamente non ha registrato aumenti occupazionali assestandosi sui 26 mila addetti. Già possiamo dirci fortunati rispetto ad altri territori, nell'affermare che ha tenuto, che non ha perso occupati in modo drastico come aree anche ricche hanno fatto. In realtà i settori che davvero hanno determinato una crescita occupazionale anche a Piacenza sono nel terziario, nei servizi: in particolare il settore “K” dei codici Istat, cioè le attività immobiliari, dell'informatica e dei servizi alle imprese, il comparto dei servizi sociali e sanitari e anche se solo negli ultimi anni la logistica. Venerdì 23 settembre all'Auditorium Santa Margherita la Fondazione di Piacenza organizza proprio un seminario su questi nuovi soggetti economici.
1 - Il settore K è quello che comprende la fantomatica new economy, che ha suggestionato per anni, suscitando speranze di crescita illimitata con la bolla borsistica di fine anni novanta. Al di là dell'epopea di Borsa, dopo il brusco crollo di titoli e imprese gonfiate dall'euforia da Nasdaq, sono rimaste comunque le aziende e tanti lavoratori: informatici, sistemisti, web designer, softwaristi, etc. Perché il computer è ormai indispensabile a tutti, dal panettiere al giornalista, dalla cantina produttrice di Gutturnio al medico pediatra, dal tecnico della meccatronica all'agriturismo di montagna. E così anche a Piacenza il settore è passato da 3.600 addetti nel 1981 a circa 12 mila oggi. Con la prevalenza di piccolissime imprese, che spesso sono solo rivendite di personal o di software ma talvolta anche aziende grandi con decine di occupati che offrono servizi di Ict e consulenza strategica ad altre aziende localizzate soprattutto nel grande polo milanese.
2 - Il secondo settore che è cresciuto a Piacenza è quello dei servizi sociali e sanitari, passati da 4.500 del 1981 a 7.600 oggi. Basti ricordare che la prima azienda della provincia per numero di addetti e fatturato rimane di gran lunga l'Asl con oltre 3.000 addetti, laddove nessuna impresa industriale e nessun ente locale raggiunge il migliaio di occupati (oggi neppure in Arsenale o nel polo energetico di Piacenza e Castel San Giovanni). In questo settore in particolare abbiamo assistito a un processo economico completamente nuovo: dall'ottanta a oggi si sono costituite una quarantina di cooperative sociali, che operano nei diversi campi dell'assistenza agli anziani e ai minori o del lavoro per disabili ed ex tossicodipendenti. Una realtà importante perché proviene dalla strutturazione del volontariato e ha quindi radici e forme organizzative solidaristiche, come la mission del benessere collettivo o il divieto di distribuire gli utili. Soprattutto è ormai un vero settore economico, con circa 1.500 addetti e cooperative capaci di operare in tutta Italia.
3 - Il terzo settore che è cresciuto, forse nel modo più evidente ai nostri occhi, è quello della logistica, che occupa oggi circa 1.500 persone. Gli immensi magazzini Ikea sono l'emblema di questa espansione, con tutto il bene e tutto il male che comporta: da un lato occupazione (seppure non di alto profilo), promozione territoriale, attrazione di investimenti, dall'altro consumo di suolo, cemento, traffico. In questo caso i soggetti sono sia locali che esterni, cioè sia i nostri vecchi trasportatori che evolvono in operatori logistici (Piacenza Intermodale in primis) sia i grandi immobiliaristi e le multinazionali della logistica (Prologis, Frans Mas, Gazeley, Generali Properties). Nuovi settori, nuove imprese, nuovi soggetti che rimescolano le carte della ricchezza e, perché no, anche della nostra cultura.

Torna all'elenco | Versione stampabile

spazio
spazio spazio spazio
spazio spazio spazio