Giovedì 15 Settembre 2005 - Libertà
La Cattolica piange il “professore”
All'Istituto di Politica Economica l'ufficio dove Mazzocchi, in pensione dal 2002, tornava spesso
La Cattolica piange il “professore”
«Un precursore, un grande insegnante e un talent scout»
Dal nostro inviato
Milano - Davanti alla porta c'è ancora la targhetta con il numero - 106 - e il nome - Gian Carlo Mazzocchi. Il suo ufficio è ancora lì, al primo piano dell'Istituto di Politica economica della Cattolica, in via Necchi 5. Sulla scalinata schiamazza un gruppo di studenti in attesa di entrare. «L'ho visto l'ultima volta prima di Natale - spiega un anziano collega - chiacchierava con un insegnante e gli chiedeva scherzosamente come andassero le cose al “Pio Istituto” (intendeva dire la Cattolica), mi sembrava stesse bene». Qui dentro Mazzocchi era certo più a suo agio che al timone di banche e fondazioni. Lo si capisce ascoltando il commosso, ma entusiasta ricordo di quelli che sono stati suoi allievi e poi suoi colleghi nell'insegnamento dei rapporti tra politica ed economia.
«Venticinque anni fa i programmi dei suoi corsi erano già all'avanguardia - dice Luigi Filippini, docente che ha l'ufficio proprio di fronte a quello di Mazzocchi - era un grandissimo talent scout, sapeva valutare e scegliere le persone come pochi altri». «Era un docente molto libero e liberale» gli fa eco il collega Luciano Venturini, che ricorda anche l'attività di editorialista economico su “Avvenire”, parecchi anni addietro. «Gli scritti di Mazzocchi erano nello stesso tempo rigorosi, precisi e vivaci - spiega - li ho conservati perchè mettendoli assieme si ha un eccezionale spaccato della nostra realtà economica dell'epoca».
Qualche centinaia di metri più in là, nella cappella della Cattolica, la salma del “professore” riposa in una bara di legno scuro vegliata da due dipendenti dell'Università in divisa grigia. Sul feretro un cuscino di rose scarlatte, l'ermellino e il tocco dell'insegnante scomparso.
Con l'avvicinarsi dell'ora delle esequie la cappella va popolandosi di insegnanti, amici e allievi di Mazzocchi. Da un lato della bara i familiari, la moglie e i quattro figli con i nipotini che il “professore” adorava. Dall'altro le autorità universitarie e quelle piacentine. Provincia, Comune, Fondazione (con il presidente Giacomo Marazzi), Cassa di Risparmio: le istituzioni e il “mondo” extrauniversitario di Gian Carlo Mazzocchi.
Alle 14.30 in punto il feretro prende la strada di Sant'Ambrogio, un percorso di poco più di 500 metri attorno alla basilica, che è attigua all'ateneo. Nell'omelia monsignor Gianni Ambrosio, assistente spirituale della Cattolica, chiama lo scomparso «fratello, anche se è stato maestro - precisa - perché in Università aveva i tratti di amabilità e disponibilità di un fratello». Trattiene a stento le lacrime Sergio Parazzini, allievo di Mazzocchi, a cui sono affidate le letture, mentre piangono sommessamente il preside della facoltà di Economia, Alberto Cova; e l'economista piacentino Giacomo Vaciago. Tra la folla che gremisce la severa, ma splendida basilica romanica, oltre alle autorità, tanti piacentini: “Pino” Carella, Giancarlo Sisti, Luigi Salice, Vito Pezzati, Renato Zurla, Giovanni Salsi, Luigi Gatti. E chissà quanti altri ancora. L'emozionante ricordo del padre che Matteo Mazzocchi offre ai presenti, dall'altare (prima di lui hanno parlato il preside Cova e Dino Piero Giarda, uno dei tanti allievi “eccellenti”) prelude all'ultimo viaggio di Mazzocchi. Quello verso il cimitero di Montegrossi (sulle colline di Asti), il paese natale della moglie Mariangela Doglio, che il “professore” adorava.
Giorgio Lambri