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Martedì 13 Settembre 2005 - Libertà

I riconoscimenti a Mazzocchi
delle istituzioni piacentine

Alessandro Lunati, direttore della Fondazione, è stato al fianco dell'economista scomparso: vent'anni tra successi e delusioni
I riconoscimenti a Mazzocchi
delle istituzioni piacentine:
innovatore spesso non capito

«Aveva la capacità, con le sue scelte, di precorrere i tempi, forse per questo le sue intuizioni talvolta non erano comprese e suscitarono resistenze». Probabilmente nessuno meglio di Alessandro Lunati, attuale direttore generale della Fondazione di Piacenza e Vigevano, nonché stretto collaboratore per oltre 20 anni di Gian Carlo Mazzocchi, può raccontare la figura pubblica del professore e banchiere scomparso domenica scorsa. In queste battute, Lunati ripercorre brevemente l'«attività di grande innovatore» condotta da Mazzocchi, prima al vertice della Cassa di Risparmio e poi dell'ente di via Sant'Eufemia, senza dimenticare i contrasti che sollevarono certe sue decisioni e anche qualche rammarico per gli obiettivi in parte mancati.
«Vi furono scelte, tra quelle compiute dal presidente - afferma Lunati - che furono molto dibattute, ad esempio la fusione della Cassa con l'istituto di Vigevano. Allora ricordo che furono le condizioni dettate dalla Banca d'Italia e l'esigenza di espanderci a imporci di agire così: non c'era altro spazio di manovra e fu acquisito in tempi rapidi un territorio importante». Alla guida della Fondazione, l'impegno maggiore fu rivolto ai settori di ricerca e istruzione. «Nei nostri ragionamenti consideravamo questo campo - spiega - fondamentale per lo sviluppo di Piacenza, fu così ampliata la Cattolica e insediato il Politecnico, anche se oggi spiace constatare come il risultato di portare un'università di assoluta eccellenza non sia stato conseguito appieno. Si procedette più per “assaggi” che con scelte di lungo periodo e, d'altronde, il binomio crescita economica e istruzione non sempre funziona secondo le previsioni». «Nell'ultima parte del mandato, si spese molto - prosegue - per la riqualificazione urbanistica della città, cercando di creare spazi nuovi, come la cittadella della cultura al San Vincenzo, e anche di natura assistenziale, come nel convento di Santa Chiara. Difficile si è rivelata la trattativa per acquisire il palazzo Enel di via Santa Franca, forse perché c'era di mezzo un grande ente pubblico».
Mazzocchi, al di là dell'aspetto battagliero e del decisionismo che lo hanno contraddistinto, era apprezzato per le sue qualità umane, e Lunati non disdegna qualche aneddoto che mette in luce la sua indole. «Aveva certamente - sostiene - le caratteristiche dell'insegnante, tant'è vero che dava del “tu” a tutti. Ricordo la sua attività di docente alla Cattolica: spesso si diceva deluso nel constatare come molti dei suoi precetti che prefiguravano la crisi del welfare poi esplosa non fossero stati messi in pratica. “E allora - si chiedeva - che cosa abbiamo insegnato a fare?”. Uno dei momenti più duri, fu la morte del nipotino: lo vidi commuoversi, anche sul lavoro».
Molti gli attestati di stima e i ricordi giunti ieri: a partire dal suo successore al vertice della Fondazione, Giacomo Marazzi. «Mi addolora la morte di Mazzocchi una persona intelligente che ha lasciato un segno per la città. Si è attirato anche critiche, ma è più facile per chi ha fatto tanto». Anche il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Parenti lo evoca come un «personaggio dalle vedute geniali, come quando ha favorito l'arrivo del Politecnico. Speriamo che altri continuino la sua opera». Dalle istituzioni locali, parole di cordoglio e di stima. «Di lui resta la grande capacità», secondo il sindaco Roberto Reggi, «di capire quali sono i temi strategici per lo sviluppo della città. Dal punto di vista umano mi legava a Mazzocchi un profondo affetto, aveva una simpatia connaturata e dietro quell'atteggiamento sornione sapeva dare risposte illuminanti. Non sono mancate le divergenze, ma fra di noi la stima non è mai venuta meno». Il presidente della Provincia Gian Luigi Boiardi dice aver imparato ad apprezzare «negli ultimi mesi in cui ci siamo frequentati l'elevato profilo dell'uomo: per Piacenza è una grande perdita».

Mauro Ferri

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