Venerdì 16 Settembre 2005 - La Cronaca
Le esequie nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano
«Dico arrivederci all’amico Giancarlo» I funerali di Mazzocchi e l’omelia dell’assistente spirituale della Cattolica
dall’inviato SANDRO PASQUALI MILANO - «E’ tornato alla casa del Padre». Lo ha detto, riferendosi al professor Giancarlo Mazzocchi, di cui, nella basilica di Sant’Ambrogio, a Milano, a due passi dalla Cattolica, stava celebrando le esequie funebri, monsignor Giovanni Ambrosio, assistente ecclesiastico generale dell’Università (nella quale Mazzocchi era stato docente), nella sua illuminata omelia. Che prendendo spunto dal Vangelo di Matteo, ribaltava la “stolta” logica umana, circa la tragica e disperante definitività della morte, assicurando invece «come ha rivelato, Gesù stesso, ai piccoli e agli ultimi, l’eternità della vita in Lui», concludendo il suo saluto al “fratello Giancarlo”, con un umanamente bizzarro, ma invece normale (per un credente): “arrivederci”. Ma il professor Mazzocchi, oltre che alla casa del Padre, era tornato, da alcuni giorni, anche alla casa dalla quale era partito tanti anni prima: a quell’università Cattolica del Sacro Cuore, che l’aveva culturalmente “partorito” e forgiato, fino a diventarne parte. Ma dalla quale, anche, pur non distaccandosene mai, si era temporaneamente, allontanato dedicandosi, a tempo pieno, dagli inizi degli Anni 80 fino ad ora (cioè fino al momento del suo avvicendamento con Giacomo Marazzi), alla presidenza, prima, di una banca come la Cassa di Risparmio, poi anche della Fondazione da essa derivante. E’ tornato tre giorni fa, chiuso in una bara di rovere scuro, sulla quale erano stati posati un cuscino di rose rosse, la sua candida cappa d’ermellino e il “tocco” accademico scuro del corpo docente. E’ tornato, nella camera ardente allestita fin da martedì, nella cappella dell’Università, ai piedi dell’altare, sotto l’effige di quel Sacro Cuore di cui dell’università Cattolica, è diventato simbolo ed icona. Appena fuori dall’atmosfera raccolta della cappella, dove pian piano, nel primo pomeriggio di ieri, giungevano alla spicciolata i familiari, i colleghi, gli amici dello scomparso, per l’ultimo saluto, prima del trasferimento in Sant’Ambrogio (dove si è svolta la liturgia funebre), la rumorosa “confusione” universitaria di sempre. Con un via vai caotico di giovani, la bancarella delle matricole, in questo inizio d’anno accademico, e persino uno strillone di “Lotta proletaria”, sulla porta marmorea dell’ateneo, nel punto esatto dove nel ‘68 prendeva posto l’arringante Mario Capanna. Una confusione studentesca, però, che sarebbe piaciuta, al Mazzocchi “professore”, moderno, dinamico e persino, scapigliato “allevatore” di giovani talenti. A mano a mano, comunque, intorno al feretro, nella cappella dell’Università, si stringevano in tanti. A cominciare dal Rettore Magnifico Lorenzo Ornaghi, al preside di Economia di Milano, Alberto Cova, agli “allievi” ormai docenti a loro volta, Luigi Campiglio pro rettore della Cattolica; Enrico Ciciotti (preside di economia a Piacenza); Dino Piero Giarda, divenuto poi sottosegretario al bilancio; il “terribile” (per gli studenti) Siro Lombardini, tra l’altro, editorialista economico di prestigiose testate. Poco prima che monsignor Ambrosio desse il via al lungo corteo funebre per raggiungere la trecentesca basilica di Sant’Ambrogio, ha fatto la sua comparsa, per porgere le condoglianze ai famigliari ed assistere al rito, anche l’ex ministro Ombretta Fumagalli Carulli. Al termine della funzione religiosa, sono seguiti tre brevi interventi. Del preside della facoltà di Economia della Cattolica di Milano, Alberto Cova, che ha delineato la figura del Mazzocchi “scienziato”, allievo di Francesco Vito; Dino Piero Giarda, per la figura del Mazzocchi “maestro”; e infine del figlio dello scomparso, Andrea, con il Mazzocchi “genitore”.
Sandro Pasquali