Martedì 13 Settembre 2005 - Libertà
Con Dudeiev e Eun Yong bella anteprima
L'altra sera arie piacevoli tra Puccini e Catalani, al pianoforte Tonini
Castellarquato - In attesa dell'imperdibile evento di stasera, tanti sono gli appuntamenti musicali fioriti in questi giorni sulla scia del Premio organizzato dalla Pro Loco in collaborazione con il Comune e l'associazione culturale Tetracordo e con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Provincia e Camera di Commercio. A partire dall'applaudito recital lirico che l'altra sera ha condotto sul palco, nell'insolita veste di accompagnatore del soprano coreano Hong Eun Yong e del tenore russo Rustam Dudeiev, il maestro Adalberto Tonini , direttore dell'Orchestra Illica. Abbandonato il podio per sedere al pianoforte, il musicista fondatore dell'“Accademia europea della arti, professioni e mestieri”, si è rivelato un sensibile interprete del delicato impressionismo musicale che ancora permea la produzione di Puccini e, viceversa, del pieno Verismo che contraddistingue quella di Catalani (Luigi Illica nella musiche di Puccini e Catalani, recitava infatti il programma). Piazza illuminata a giorno, il riverbero delle luci che si infrange sulle lastre di plexiglas delimitanti l'avveniristico palco in metallo (ideato per limitare al minimo il disperdersi del suono), pubblico consistente e ben coperto contro i primi rigori settembrini. Una scenografia, insomma, studiata ad arte ed imperniata sul gradevole contrasto visivo generato dalla struttura futuristica del XX° secolo, circondata dalle vetuste architetture del passato, con il maestoso scalone del Palazzo podestarile a rendere coreografica l'entrée dei cantanti, magico gioco teatrale coronato dal melodioso dispiegarsi delle due voci. Dudeiev intona con sicurezza, vocalità vibrante dal timbro leggermente nasale, due brani da Tosca, Recondita armonia e …E lucevan le stelle, il grazioso soprano di Seul, avvolto in un vaporoso abito da sera color crema, ci regala alcune splendide arie della Bohème, Quando men vo, Donde lieta uscì e l'intramontabile Mi chiamano Mimì , offerte con leggiadra soavità e voce nitida, duttile e rotonda, dai pregevoli acuti svettanti. Un'interpretazione, quella della Yong, siderea e sognante, attenta rivelatrice dell'intimo lirismo poetico sotteso alle composizioni pucciniane ed affiorante nei versi di Illica, intrisi di vivide suggestioni sensoriali, palpitanti di improvvisi umori nostalgici seppur scaturite da un clima di dimessa quotidianità. Si pensi, ad esempio al tocco di colore della “cuffietta rosa” di Bohème, all'«olezzo di verbena» e a quel commovente «piccina, mogliettina» di Un bel dì vedremo. Emozioni fiorite dal felice connubio di musica e poesia, dalla solenne bellezza del luogo, dalla performance dei due artisti, suggellata dal Duetto del primo atto della Bohème, O soave fanciulla, acclamato come bis dai calorosi applausi.
Alessandra Gregori